Game Of Thrones 6×05 – The DoorTEMPO DI LETTURA 7 min

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In “The Door” ci sono porte da valicare, oltre le quali nulla sarà come prima. È innegabile che il significato della porta del titolo riguardi proprio la storyline di Bran, come simbolo di crescita e di metamorfosi, tuttavia non è evidentemente l’unica “porta” a cui si fa riferimento.
Facendo un passo indietro rispetto alla conclusione dell’episodio, è interessante dunque analizzare quelle altre “porte narrative” che rappresentano a tutti gli effetti gli snodi narrativi attraverso cui proseguirà Game Of Thrones: la serie ne aveva aperte alcune, spalancate per invitare all’uscita, altre socchiuse, altre ancora chiuse ma la chiave e lì, pronta per essere usata.

You’ll never be one of us, Lady Stark.

La prima porta è quella di Braavos, in cui la protagonista è No One Arya, guerriera per inclinazione naturale, ma immersa in un percorso doloroso e complesso per riuscire nel suo intento: vendicarsi. Il problema per lei è solo uno, chiamarsi e sentirsi una Stark come le dicono nuovamente. Ancora una volta in scena ci sono i tormenti della giovane Arya che vuole solo vendetta: nonostante lo voglia, è difficile per lei essere una senza volto, simile all’epico “Io sono Nessuno” di omerica memoria, perché la sua vita e il suo nome sono fardelli fin troppo pesanti da portare.
Jaqen H’ghar le offre un’ultima possibilità, ma per far questo deve uccidere un’altra “innocente”, un’attrice che sta recitando in una pantomima della storia recente di Westeros. In una sequenza che ricorda molto la pantomima dell’Amleto di Shakespeare (in cui il principe di Elsinor inscena la morte del padre di fronte a chi lo ha ucciso, lo zio Claudio) la ragazza assiste, evidentemente provata alla rappresentazione del dramma della sua famiglia: suo padre un idiota intrigante, Cersei una regina dignitosa e Joffrey un nobile affidabile.
Non è solo una porta aperta dunque, ma è un riflettersi ad uno specchio deformante che modifica la verità: nel volto del personaggio è sul punto di emergere sotto la pelle ferita e piena di lividi la sua identità. Oltre a quella porta c’è la maturazione e la crescita per Arya, ma c’è anche la perdita di sé stessa: deve gettare dietro alle spalle la piccola guerriera di un tempo, il suo passato e così disumanizzarsi, dimenticando gli Stark per diventare così parte dei Mille Volti.

You freed me from the monsters who murdered my family and you gave me to other monsters who murdered my family.[…] I never want to see you again.

La seconda porta è quella di fronte alla quale si trova Sansa. Fredda, desiderosa anch’ella di vendetta è ad un punto fondamentale: fare i conti con il passato. A parlare con Ditocorto, comparso dal nulla, non è più la ragazzina impaurita e bisognosa di protezione ma una donna. Distrugge quell’omuncolo, gettando addosso tutta la rabbia e lo schifo a chi in passato non l’ha protetta, buttandola tra le braccia di una bestia violenta anche se, alla fine, Ditocorto comunque ottiene ciò che vuole, ovvero informarla e muoverla verso lo zio Brynden The Blackfish. C’è un’adulta, forte, vigorosa, molto più incline alla guerra del fratello, spaesato di fronte alla caparbietà di quella ragazza con lo spirito di un comandante. Sansa è convinta che l’azione sia la scelta migliore anche se vuol dire mentire all’unica persona che la lega ai tempi felici. La loro partenza apre molti interrogativi sul futuro della loro storia e su quello di Sansa. È chiaro che oltrepassare quella porta vorrebbe dire lenire le ferite, vendicarsi, batter cassa al destino.

I am Theon Greyjoy… last living son of Balon Greyjoy. And she is your rightful ruler. Those of you that have sailed under her, and there are many of you here, you know what she is. 
She is a reaver. 
She is a warrior. 
She is ironborn! 
We will find no better leader. This is our Queen.

La porta successiva è quella di fronte alla quale si trovano i Greyjoy che devono scegliere il nuovo Re. Lo scontro tra i due aspiranti al trono è costruito in un climax ascendente, molte parole per distruggere l’avversario ed essere eletto per acclamazione popolare: Euron dimostra che una donna accompagnata da un mezzo uomo non è la candidata ideale, Theon ricorda che lo zio non era mai stato lì quando c’era bisogno.
Nonostante il gesto del rinato e forse fin troppo rigenerato Theon che ha lasciato il trono alla sorella, ad avere la meglio è Euron (di cui fino ad ora si era saputo poco) che in un discorso di persuasione e retorica riporta alla memoria per contrasto il Marco Antonio del Giulio Cesare shakespeariano. Il luogotenente cesariano diceva che “Bruto era un uomo d’onore” volendo dire il contrario, Euron invece elimina i giochi di parole arrivando dritto al sodo, ricorda ai suoi uomini che suo fratello era odiato da tutti e si scusa con loro per non averlo ucciso prima. Mentre per Arya e per Sansa il futuro è incerto, non sappiamo se la maturazione è completata, qui invece almeno l’immediato futuro è chiaro: il battesimo nell’acqua del nuovo Re – che vuole sposare la Regina dei Draghi – mette un punto alla questione trono, ma dall’altra parta la fuga (un po’ discutibile) di Theon con la sorella ci fa capire che molto deve ancora succedere.

All I’ve ever wanted was to serve you. Tyrion Lannister was right. I love you. I’ll always love you. Good-bye, khaleesi.

Di diversa entità è il varco che deve superare Daenerys dopo la scorsa puntata in cui l’abbiamo vista uscire dalla fiamme, qui si deve confrontare con i sentimenti. La donna non chiude la porta all’uomo che la ama, anche se l’ha tradita, non sbatte la porta a colui che è salvatore, ma anche traditore, ordinandogli, forse per l’ultima volta, di andare alla ricerca di una cura per non morire. Nel frattempo a Meereen Tyrion continua a voler tenere le porte aperte e a lavorare secondo la politica della parola; molto importante il dialogo con la Sacerdotessa Rossa di R’hollor, chiamata per aiutarlo ad affermare e mantenere il potere di Daenerys, molto importante soprattutto per il discorso avuto con Varys che, da scettico, improvvisamente è costretto a credere.

We were at war. We were being slaughtered. We needed to defend ourselves… from men.

La parte più importante di “The Door” è però solo una, quella con cui abbiamo iniziato la recensione e che riguarda Bran Stark. La curiosità che lo ha portato a mettere a rischio la sua vita e quella degli altri è il prezzo da pagare per ottenere quei due flashback che raccontano la creazione degli Estranei da parte dei Figli della Foresta in modo da salvarsi dagli uomini ed il perchè del nome Hodor.
“The Door” è una puntata che gioca tutto su maturazione/non maturazione, passato/presente così da fonderli in maniera particolare: il Re della Notte riesce ad entrare in contatto con Bran, Hodor dà il suo corpo al ragazzo affinché aiuti gli altri, Meera dice a Hodor “hold the door” e tali parole vengono pronunciate anche dal giovane Hodor, mentre si contorce in preda a terribili convulsioni. Comprendiamo dunque ancora una volta che la circolarità è propria di Game Of Thrones e tutto è strettamente legato per dare completezza allo show: un tempo collassa sull’altro, il disturbo di Hodor ad esempio coincide con la sua morte e, in maniera del tutto congrua, si riesce finalmente a capire che i flashback di Bran non sono in realtà mere visioni ma attimi storici in cui è possibile interferire per cambiare il presente.
È evidente che in questa storyline vi è l’incontro tra la mitologia di Game Of Thrones e il riscatto del giovane Stark: la morte di Hodor, costruita in modo struggente e potente, quella di Three-Eyed Raven per mano del Re della Notte e l’uscita “da solo” di Bran sono metafora della fine del suo addestramento e l’inizio della sua crescita anche se così diventa responsabile di un potere e di un ruolo forse troppo grande per lui.

Three-Eyed Raven: The time has come.
Bran: The time for what?
Three-Eyed Raven: For you to become me.
Bran: But am I ready?
Three-Eyed Raven: No.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le porte metaforiche
  • I flashback di Bran
  • Arya, Sansa e Bran pronti per crescere
  • La pantomima a cui partecipa Arya
  • Bran e la sua maturazione
  • Poco influente la storyline della Regina dei Draghi


“Hold The Door”: queste parole risuoneranno per molto tempo nelle orecchie degli innumerevoli fan di Game Of Thrones, adepti che vivono il rapporto con la loro serie tv in maniera viscerale quasi come un credente con il proprio dio. Tensione emotiva, commozione, lacrime e dolore si fondono in uno dei momenti più forti e intensi della puntata: la morte di Hodor. Ancora una volta Game Of Thrones consegna al suo pubblico un buonissimo episodio, ben costruito e che con la sua conclusione tocca i cuori dei suoi discepoli.
Book Of The Stranger 6×04 7.8 milioni – 3.9 rating
The Door 6×05 ND milioni – ND rating



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