Peaky Blinders 3×01 – Episode OneTEMPO DI LETTURA 6 min

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Torna, dopo quasi due anni di stop, il gangster drama britannico targato BBC Two incentrato sulle vicende della famigerata famiglia Shelby, nucleo realmente esistito ma operante in un periodo precedente a quello mostrato nella serie. Essendo una new entry nell’archivio di Recenserie, vediamo di fornire brevemente una panoramica della serie per tutti coloro che decidessero di dare il via al recuperone (mossa che, tra l’altro, vi consigliamo caldamente). Siamo nel 1919, gli orrori della Prima Guerra Mondiale rappresentano un ricordo fin troppo vivido e, a Birmingham, luogo in cui sono ambientate le vicende, le tensioni scaturite dal conflitto contribuisono ad agitare gli animi tra le diverse famiglie in lotta per il potere e la supremazia economica. Thomas Shelby, capofamiglia e boss della gang soprannominata “Peaky Blinders” (nome che richiama l’usanza di nascondere nel risvolto del cappello una lametta da poter utilizzare come arma) è il protagonista della serie. Lo scontro con lo spietato ispettore Chester Campbell, arrivato da Belfast per ripulire le strade di Birmingham, metterà a dura prova la leadership di Tommy, irretito inoltre dal fascino della misteriosa Grace Burgess, agente sotto copertura in combutta con Campbell, che finirà per innamorarsi del giovane delinquente mettendo a rischio l’intera missione.
Dal punto di vista della narrazione Peaky Blinders non punta sullo sbalordimento, mettendo in scena l’ennesima alterazione dei classici stilemi di genere seguendo uno schema abbastanza lineare. I veri punti di forza della serie riguardano invece gli aspetti legati al versante più tecnico: un contesto storico poco accennato, ma non per questo poco curato, fa da sfondo a una puntuale ricostruzione scenica dei fumosi bassifondi dell’Inghilterra post bellica, favorendo la polarizzazione tra spettatore e attore, dando quasi la sensazione di trovarsi tra le strade spoglie del quartiere di Small Heath; regia e fotografia lavorano in un regime di costante interdipendenza, conferendo dinamicità a un intreccio volutamente scarno grazie alla potenza delle immagini, curate in maniera armoniosa con l’intento di trasformare le grigie strade di Birmingham in un pittoresco Far West moderno; un discorso a parte va fatto invece per la colonna sonora, perlopiù contraddistinta da scelte anacronistiche che risultano estremamente efficaci proprio in funzione di questo effetto contrastante.
Funziona benissimo il cast, ricco di nomi ben noti a cinefili e maniaci della serialità. Solo per citarne alcuni: Cillian Murphy, nei panni del protagonista Thomas Shelby (reso celebre dalla collaborazione con Christopher Nolan, ma già noto agli amanti del survival horror grazie a “28 giorni dopo”), Sam Neill nel ruolo del tormentato ispettore capo Campbell (speriamo di non dover aggiungere altro se non Professor Alan Grant), o ancora Tom Hardy nella parte dell’inquietante Alfie Solomons (seconda collaborazione col regista Steven Knight dopo la pellicola minimalista Locke). A prescindere dai nomi, è veramente difficile, in Peaky Blinders, trovare un attore deludente dal punto di vista della performance. Tra i numerosi personaggi messi in scena è altrettanto difficile sceglierne uno che mostri debolezze dal punto di vista della scrittura, curata a tal punto in ogni singola sfaccettatura da risultare semplice nella sua estrema linearità e coerenza.

For them, family is a weakness and they go after them. For me, family is my strenght. And there’s a business to be done, and I need you. Now, fuck speeches, fuck weddings. You’re my best man every fucking day.

E ora, dopo questa doverosa introduzione, arriviamo a parlare di questo promettente inizio di stagione. Dopo l’ormai canonico salto temporale di due anni ci ritroviamo nel 1924, nel giorno delle nozze tra Tommy e Grace. A nulla serve il tentativo da parte degli autori di creare suspense sull’identità della donna col velo: sebbene l’esuberante allevatrice May Carleton fosse subentrata all’ultimo momento come papabile pretendente al trono degli Shelby, lo stupore provocato dall’alzata del velo appare ridotto ai minimi termini, a conferma della linearità narrativa menzionata nella parte introduttiva della recensione.
Il cliff-hanger con cui gli autori ci avevano lasciato nel precedente season finale, relativo al lavoro misterioso che Winston Churchill avrebbe in serbo per Tommy, ci viene finalmente spiegato. Il Primo Ministro inglese ha infatti ordinato al capofamiglia di vendere armi ai monarchici russi per lanciare un contrattacco contro i bolscevichi in Georgia. Un incarico che il leader dei Peaky Blinders accetta solo perché costretto, ma che comunque finisce per rimpinguare le casse della famiglia Shelby. All’intrigo politico sullo sfondo si aggiunge la possibililtà di un futura faida familiare. Questo sospetto emerge osservando l’atteggiamento del cugino Michael, la cui ambizione smisurata potrebbe minare, alla lunga, la leadership di Tommy e in generale gli equilibri della famiglia. A complicare ulteriormente la situazione – anche se in questo caso si tratta di pure e semplici speculazioni maturate dal recensore – abbiamo anche una tosse sospetta manifestata proprio da Thomas, elemento che non avrebbe scatenato alcuna reazione se gli autori non avessero insistito più volte sul suo tabagismo cronico, ritraendolo praticamente in ogni sequenza con una sigaretta tra le labbra.
Spostando il focus sulle singole interpretazioni, a dominare la scena in questo episodio, oltre al solito Murphy, sono due personaggi in particolare: Arthur (Paul Anderson) e Polly (Helen McCrory). Il primo è certamente uno dei personaggi maschili più controversi e imprevedibili. Con il suo carisma e la sua potente presenza scenica, il personaggio interpretato da Anderson è uno dei character più complessi a livello di caratterizzazione: prima la depressione e il tentato suicidio, poi il tentativo di scacciare quel malessere interiore rifugiandosi nel profondo della sua natura distruttiva e autodistruttiva (cercando l’aiuto della droga e della violenza), e infine trovando maggiore equilibrio – se di equilibrio si può parlare – grazie alla sua compagna e al momento positivo per quanto riguarda gli affari. Polly invece racchiude, nella sua strutturata caratterizzazione, l’ottimo lavoro compiuto dagli autori nella raffigurazione di un universo femminile in qualche modo moderno, nonostante la reale collocazione storica. La figura di donna indipendente, nonché cervello dell’organizzazione, ha progressivamente lasciato spazio al lato più fragile e indifeso, arrivando, in questo inizio di stagione, a mostrare addirittura paura e diffidenza. Il carattere risoluto a cui la matrona degli Shelby ci ha abituato finora continua a convivere con questa natura maggiormente vulnerabile, ma per la prima volta guardandola negli occhi, possiamo notare come la sicurezza abbia lasciato spazio all’incertezza.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Contesto storico ben curato
  • Regia e fotografia eccellenti
  • Colonna sonora
  • Un cast di altissimo livello
  • L’intrigo politico sullo sfondo
  • Nulla
Peaky Blinders riparte col botto, regalandoci una premiere in linea con l’ottimo lavoro compiuto nelle precedenti stagioni. La narrazione non tarda a entrare nel vivo e, soprattutto in relazione al numero esiguo di episodi di cui la stagione sarà composta (i canonici sei), non dovremo aspettare molto per essere catapultati al centro dell’azione.

 

Episode Six 2×06 2.24 milioni – ND rating
Episode One 3×01 ND milioni – ND rating

 

 

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