Game Of Thrones 6×09 – The Battle Of BastardsTEMPO DI LETTURA 9 min

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Happy shitting.
(cit. Tormund Giantsbane)

Prima di sviscerare l’episodio partiamo da una piccola curiosità: “The Battle Of Bastards” è andato in onda nello stesso giorno in cui negli USA, UK e gran parte del resto del mondo si festeggiava il Father’s Day. Ci piace pensare che non sia stata una semplice coincidenza ma che, al contrario, tutto faccia parte di uno schema più grande.
Curiosità a parte, “The Battle Of Bastards”, a causa della sua natura molteplice, aggravata dal peso delle aspettative di una “9° puntata di Game Of Thrones”, deve essere analizzato in maniera oggettiva e schematica. Pertanto andremo, inconsuetamente, a parlare dei singoli aspetti dell’episodio in modo da arrivare al termine della recensione avendo tutti gli elementi utili ad un commento.

REGIA

La regia è l’unico aspetto dell’episodio totalmente esente da critiche. Miguel Sapochnik d’altronde è uno che sa bene cosa significhi dirigere un episodio di Game Of Thrones in cui si svolge un’enorme battaglia, infatti, già l’anno scorso, aveva avuto l’onere e l’onore di dirigere lo scontro di “Hardhome“, onere e onore che, grazie ai numerosi apprezzamenti, gli hanno permesso di ritornare anche quest’anno alla direzione di “The Battle Of Bastards” e la prossima “The Winds Of Winter”.
Sapochnik si distingue subito per un approccio molto basico, più orientato ai volti e relative espressioni piuttosto che a un facile (quanto fan-service) gioco di CGI. Se, infatti, l’inizio di “The Battle Of Bastards” si guadagna una facile standing ovation per la combo “Vendetta + Draghi sputafuoco”, è però da metà episodio in avanti che si vede la delicatezza di Sapochnik, il quale, a più riprese, riesce a fotografare tutte le emozioni insite nello script: paura, tensione, rabbia e gioia. Gli ultimi 29 minuti sono infatti colmi di volti vissuti che trasmettono molto più di quanto non sia stato detto loro di fare nel copione di David Benioff & D. B. Weiss. Sarebbe stato molto facile focalizzarsi su scontri massivi (che comunque non mancano), effetti speciali e in generale una buona dose di splatter e teste mozzate; è quindi ben più che encomiabile la scelta di Sapochnik di alternare a questi (doverosi) elementi delle inquadrature potenti che, grazie agli occhi vissuti di protagonisti e vittime, rendono vivida la Battaglia dei Bastardi. Il non plus ultra è ovviamente la rievocazione del finale della 3° stagione in cui, per motivi totalmente differenti, ma in una scena estremamente simile, le vite di Jon Snow e Daenerys si incrociano per un attimo.

MEEREEN

Sorprendentemente, visto e considerato il titolo dell’episodio, “The Battle Of Bastards” ha l’ardore di rompere il ghiaccio andando a toccare una delle storyline più travagliate e discutibili della stagione, forse per farsi perdonare, forse per necessità di mandare avanti veloce la situazione. Dopo il frettoloso arrivo di Daenerys – paragonabile agli spostamenti di Gandalf con le Aquile – c’era la necessità (ma non la fretta) di concludere la situazione a Meereen, ormai da troppo tempo stagnante e logorante per tutti i character invischiati, Tyrion in primis.
Ecco quindi ricorrere all'(ab)uso di Drogon, Rhaegal e Viserion, per la prima volta sfruttati (in senso buono) in tutto il loro splendore e in tutta la loro potenza. Inutile dire che la scelta di ricorrere al loro utilizzo puzzi un po’ di repulisti generale per una situazione diventata ormai ingestibile e irrisolvibile, salvo “aiuti dall’alto”, motivo per il quale se da un lato è più che apprezzabile lo scossone e la CGI utilizzata, dall’altro si deve storcere il naso per la rapidità e il non-sense che questa scelta si porta dietro. C’è infatti l’assenza ingombrante della tridimensionalità sia di Daenerys che di Tyrion, due personaggi che da sempre animano i fandom proprio per la loro personalità oltre che per il modo di pensare e di agire, ma che qui, in maniera discutibile, risolvono innanzitutto una discussione che avrebbe meritato e necessitato di maggior spazio televisivo (il patto stretto con gli schiavisti non può e non deve essere visto di buon occhio da Daenerys che, invece, ci passa sopra senza lesinare troppo) per poi arrivare addirittura a incontrare i fratelli Greyjoy, creando l’ennesimo buco spazio-temporale di difficile spiegazione.
Meereen in questa stagione non ha funzionato e non funziona tuttora, soprattutto alla luce della rapidità con cui sono stati raccontati gli eventi in questo episodio, eventi che potevano essere serenamente spalmati in maniera più sobria nel corso dei precedenti otto episodi. Evidentemente far raccontare barzellette a Verme Grigio aveva un peso specifico più elevato che al momento ci sfugge.

RICKON A.K.A. “SELEZIONE NATURALE”

Un tizio di nome Charles Darwin nel 1859 scrisse un libro intitolato “On The Origin Of Species” in cui esplicava il concetto di “selezione naturale”, concetto secondo cui si ha un progressivo aumento della frequenza degli individui con caratteristiche ottimali che surclassano individui le cui abilità sono inferiori alla media. Ecco, il concetto di “selezione naturale” oggi può essere applicato anche alla famiglia Stark.
Ci rendiamo conto che, vuoi per necessità sceneggiative, vuoi per stupidità giovanile del piccolo Rickon, la corsa in rettilineo non poteva essere eliminata dalla sceneggiatura, tuttavia non si può non scuotere la testa mormorando “Zig-zag porca troia. Vai a zig-zag…” durante la prevedibilissima scena pre-battaglia. Si può poi esaltare quanto si vuole l’utilità della scena stessa che però rimane e rimarrà sempre come una futile ed evitabile sequenza.

DEUS EX MACHINA

Partendo da un pensiero generale per giungere al dettaglio specifico di questo episodio, Game Of Thrones nel corso delle varie stagioni si è guadagnato gli onori delle cronache per le scelte audaci e non scontate perpetrate con i suoi character. Giorgio DoppiaErre Martino è infatti noto per la subdola meschinità con cui elimina personaggi chiave, una freddezza che ha permesso alla sua creatura di elevarsi oltre ogni aspettativa a livello globale, diventando poi quel fenomeno di costume che è ora. In questa stagione, tuttavia, vuoi per l’assenza di una base letteraria su cui affondare le mani, vuoi per la necessità di cominciare a guardare verso la fine della serie HBO, Benioff e Weiss hanno cominciato a scazzare (N.D. che poi quanto mostrato sinora sia presente anche nel prossimo capitolo di Giorgio DoppiaErre Martino non ci è dato saperlo e, pertanto, trattiamo quanto visto in maniera totalmente indipendente e paritaria con quanto farebbe qualsiasi altro showrunner con la propria creatura). Tante Troppe sono state le resurrezioni (Jon Snow, il Mastino, Benjen Stark) ed enormi i buchi di sceneggiatura che si sono susseguiti per tutte queste puntate (uno su tutti Arya sopravvissuta ad accoltellamenti e cadute di vario genere). In tutto ciò solo un’espressione è risuonata spesso nei nostri scritti: deus ex machina.

Deus Ex Machina: nella tragedia greca, soprattutto a partire da Euripide, l’apparizione della divinità, realizzata con un meccanismo che si faceva discendere dall’alto. Poiché l’intervento della divinità serviva spesso per decidere una situazione non altrimenti risolvibile, la locuzione si usa per indicare la persona o l’evento che risolve una situazione difficile.” (Treccani)

Arrivati al 59° episodio si può asserire che, nonostante quanto fatto credere in precedenza dal Sommo Ciccione, esiste qualche intoccabile tra i character di Game Of Thrones. Jon Snow è tra questi (se non si fosse già capito dalla sua resurrezione), Arya e Bran sembrano essere parte di questa elitè, allo stesso modo anche Daenerys e Tyrion. È quindi alla luce di ciò che va (ri)vista “The Battle Of Bastards”, ovvero come un’enorme macchina da guerra sterile in senso lato perchè, che lo si voglia riconoscere o meno, è ormai priva di quella imprevedibilità narrativa tipica delle prime 4-5 stagioni. Si teme per la vita di Jon Snow? Si, ovviamente, e sarebbe innegabile il contrario vista la riuscitissima sequenza dello scontro e del “passaggio” sopra il suo corpo durante l’accerchiamento. Eppure, sparita l’emozione istantanea, emerge solo la consapevolezza che, esattamente come l’immortalità di un Rick Grimes, anche Jon Snow non può essere eliminato dall’equazione. Ed è esattamente questo il lato più negativo e svilente di questo episodio: la scontatezza.
Si deve ricorrere all’ennesimo deus ex machina per risollevare le sorti di una battaglia persa (ciao Ditocorto), si deve evocare l’utilizzo di un altro paio di deus ex machina (l’arrivo repentino della compagine dopo la partenza in solitaria di Jon Snow che da solo si appresta a fronteggiare l’armata Bolton; migliaia di frecce scoccate e neanche mezza colpisce Gionni Neve) per giustificare l’immortalità del Bastardo di casa Stark. Il tutto senza dimenticare l’utilizzo dei draghi già citato all’inizio.
Benioff e Weiss sono rei di una sceneggiatura abbozzata e mandata avanti tramite “eventi divini e salvifici”, eppure sono anche gli stessi artefici di quel torrente di emozioni e sensazioni che trasale lo spettatore durante la visione di questo nono episodio. Una prima visione lascia esterrefatti e con un battito molto accelerato, una seconda riflessione di quanto visto fa però riconsiderare il tutto ponendolo in una prospettiva poco accattivante e meno pregevole di quanto potesse sembrare all’inizio.
L’intera recensione avrebbe potuto essere imbastita sull’uso e abuso di questa tecnica, eppure non si è voluto farlo perchè, nonostante il riconoscimento di tale facile e svilente sotterfugio, “The Battle Of Bastards” è riuscito a far emozionare e a rendere vivo e vivido uno scontro che si era agognato da troppo tempo. Game Of Thrones, quando chiamato a consacrarsi, non sbaglia mai e, alla luce di ciò, si può anche chiudere un occhio di fronte a questa caduta di stile ormai ridondante dell’intera stagione.

FRONTLINE COMBO

Nella Battaglia dei Bastardi a vincere, ottenendo la tanta agognata vendetta, è Sansa. Tutto bello, l’appagamento nel vedere Ramsey divorato dai propri cani è (incivilmente) paradisiaco, così come assistere al suo pestaggio. Eppure anche qui, come detto sopra, non si può non aprire una parentesi oggettiva su come tutto sia arrivato a “destinazione”.
Quanto ipotizzato in “The Broken Man” si è poi avverato: la pergamena scritta da Sansa era indirizzata a Ditocorto. C’è quindi una sorta di coerenza narrativa che, passando per “The Broken Man“, si riallaccia a “The Door“, episodio in cui Ditocorto rincontrava Sansa offrendo i suoi servigi. C’è però un ma e proviene dalla razionalità con cui lo spettatore osserva gli eventi: perchè non rivelare a Jon dell’arrivo di Ditocorto e del suo esercito risparmiando così una potenziale morte del fratello? Sicuramente il dazio da pagare a Ditocorto per essere stato usato come deus ex machina è un’ottima motivazione, così come lo è la necessità televisiva di impostare un enorme scontro tra le due casate Bolton e Stark. Tuttavia non si può far finta di niente, nelle sceneggiature il fine non giustifica i mezzi.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia immensa
  • Interpretazioni degli attori
  • Emozioni suscitate dalla battaglia
  • Scena finale e appagamento nella morte di Ramsey
  • Abuso di deus ex machina
  • Evoluzione troppo repentina e senza profondità a Meereen
Alla luce di quanto detto, va quindi lasciata a ogni singolo spettatore la decisione finale: guardare “The Battle Of Bastards” o vedere “The Battle Of Bastards”. Noi ci permettiamo di suggerirvi di “guardare” la vera natura di questo episodio piuttosto che limitarvi a un mero intrattenimento che poi sfocerà in meme e cuoricini sui forum o Facebook.
No One 6×08 7.6 milioni – 3.9 rating
The Battle Of Bastards 6×09 7.6 milioni – 3.8 rating



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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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