Stranger Things 1×06 – Chapter Six: The MonsterTEMPO DI LETTURA 6 min

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Ce lo hanno già insegnato in passato film e libri: ci sono mondi altri, paralleli ai nostri, mostri terribili, quelli che hanno tormentato i nostri sogni di bambini e Stanger Things si immette splendidamente in questa strada e la percorre con forza e determinazione. Con un titolo eloquente, “The Monster” appunto, la sesta puntata della serie rivelazione dei fratelli Duffer, si e ci immerge nel bosco spaventoso, animato dai nostri timori più terrificanti, dai nostri incubi più inquietanti, scuote le nostre esistenze, facendoci sperare ancora (il cadavere di Will non era veramente il suo, ma era un fantoccio), riannoda alcuni destini e ne divide altri.
Le diverse storyline vanno di pari passo e ogni “gruppo” arriva a scoprire un tassello in più e noi spettatori, perdendo un po’ di razionalità, ritrovando una innocenza fanciullesca crediamo fermamente a ciò che ci viene detto e mostrato.
Paure (una madre non trova più il proprio figlio), luoghi/non luoghi (Upside Down) e bambine con poteri straordinari muovono verso il finale di stagione. Dopo “Chapter Five” “Chapter Six: The Monster” ci dà altri indizi, utili per capire il mistero, unendo storie, creando relazioni tra le vite (i genitori che hanno perso un figlio provano tutti lo stesso dolore immenso e impossibile da arginare); e noi in mezzo al gorgo con la paura di quando eravamo piccoli, ancora addosso.
Lavorando su storie già viste, citando e omaggiando (banalmente la locandina di “La casa” nella camera di Jonathan) film di genere e situazioni già viste, lo show trova però una propria anima che ha in sé un’arma catalizzatrice, la nostalgia.
Il legame tra Mike, Dustin e Lucas ricorda quello dei ragazzi protagonisti di “Stand by Me” e “I Goonies”, l’incontro tra Eleven e Mike, come alcuni momenti che li vedono protagonisti, e anche le corse in bici ci riportano a “E.T: The Extra terrestrial”, le creature senza volto fanno eco a quelle di “Predator” e “Alien”, ma non per questo Stranger Things ha la profondità di un’impalpabile fotocopia, anzi, ha tutto lo struggimento e la forza di un’opera che ama i suoi predecessori. Carpenter, Spielberg e King imprimono il loro marchio di fabbrica ma vengono plasmati dalle mani dei gemelli Duffer.
“Chapter Six: The Monster” si costruisce su un binario tripartito intorno alla figura del mostro (sia esso umano, extra-umano o “sub-umano”) per sciogliere i nodi: da una parte ci sono Jonathan e Nancy, dall’altra i ragazzini con Eleven e infine Joyce e Chief Hopper. Avevamo lasciato Jonathan e Nancy nel bosco, il primo nel mondo nostro, la seconda nell’altro (L’Upside Down, Vale of Shadows) e li ritroviamo ancora lì, in un tempo espanso, spaventati e ignari. Si cercano, urlano i rispettivi nomi, si rincorrono come se da un momento all’altro potessero ritrovarsi. Poi qualcosa accade, i due trovano la porta: Nancy si getta al di là e Jonathan tira di qua. Quell’albero, il simbolo dell’incontro tra i due piani, rappresenta l’inizio del progetto di Nancy e Jonathan: salvare l’amica dell’una e il fratello dell’altro. Terrorizzata come se avesse subito violenze umane, mentre si tratta di eventi appartenenti ad una dimensione diversa, la ragazza continua a ricordarsi di quel mostro con flashback che squarciano la ritrovata normalità. E’ Nancy ad intravedere uno spiraglio per risolvere l’arcano, apre i libri, fa due più due – il mostro viene attirato dal sangue come gli squali e le belve feroci – e Jonathan dorme accanto a lei.
Dall’altra parte Joyce, la mamma di Will, una credibilissima Winona Ryder, e Chief Hopper indagando scoprono elementi in più su quella che noi sappiamo essere Eleven (Jane): è lei la bambina di cui Hopper aveva trovato i disegni nel laboratorio segreto governativo, è lei la figlia con poteri eccezionali di cui parla la sorella di Terry, una povera madre, ritenuta pazza (della nascita di questa creatura, con poteri telecinetici e telepatici, non si sa nulla, tanto che si pensa non sia mai venuta al mondo). Vasche di isolamento e farmaci sono elementi dello studio a cui Terry si è sottoposta, non sapendo di essere incinta (si strizza l’occhio a tutto quel filone complottista-fantascientifico al cui centro si sono le sperimentazioni sugli umani): quella creatura, così speciale, doveva essere del governo, del sistema, un’arma per combattere i comunisti, è così è stato. La piccola Jane è diventata la piccola Eleven, “robotica”, fortissima, ma profondamente fragile, ignara di molte cose del vivere “mondano”, ma prontissima ad impararle – come fa E.T.
Infine ci sono Mike, Dustin, Lucas e la meravigliosa Eleven. Si è più forti quando si è in gruppo ripete Dustin ai suoi amici, ed è vero, ma le gelosie, le bugie, la voglia di proteggere gli altri , fa sì che il team si rompa. Stranger Things è infatti anche un racconto di amicizia e coraggio, di un gruppo di ragazzini uniti da relazioni e sentimenti semplici e elementari: Mike, Dustin e Lucas si confrontano con le loro paure, le loro passioni e i loro incubi. Dustin – delizioso il suo personaggio in cui si combinano saggezza (le sue parole) e ingenuità (identificata con i denti non ancora cresciuti) – fa riferimento a Lando di “L’Impero colpisce ancora” quando tenta il ricongiungimento, portando alla luce i punti sensibili e i nodi irrisolti (il rapporto tra Mike e Eleven e la gelosia di Lucas). E poi c’è Eleven, piccola, minuta, una bambina di dodici anni, con una forza ineguagliabile, ragazzina che con i suoi poteri può spostare le cose, può muovere le acque, rompere braccia, far esplodere cose, ma anche in grado di crollare sfibrata per il troppo sforzo, disperata perché crede di essere il mostro. Chiede perdono e piange, costantemente legata al lato oscuro (quando cammina in un mondo nero “liquido” ci torna in mente quello diverso di “Under the Skin” in cui sinuosamente si muove Scarlett Johansson) e al suo complesso passato (la tormentano ancora i flashback degli esperimenti fatti su di lei), salva e si immola. Eleven è una piccola giustiziera della notte che farebbe di tutto per salvare i suoi amici, memorabili la sequenza in cui il corpo di Mike si libra nell’aria e quella in cui i tre amici si ricongiungono in un abbraccio fortissimo che forma simbolicamente un triangolo perfetto (l’armonia si è ricongiunta).
Lo show, tirando le fila anche di questa puntata in cui si parla di mostri che diventano nostri, è un’opera dalle varie nature: è narrazione di un gruppo di persone che tentano di salvare un bambino scomparso, persosi in un mondo lontano/vicino e pericoloso (Upside Down), rielaborazione nostalgica di modelli targati anni 80 ed inoltre riscoperta di ciò che eravamo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Eleven
  • Le storyline che si intrecciano
  • Dustin e il suo discorso a Mike
  • Le scoperte di Nancy
  • Le indagini di Joyce e Chief Hopper che scoprono la natura speciale di Eleven/Jane
  • La sequenza in cui Eleven salva Mike arrivando come il giustiziere della notte
  • L’atmosfera e le musiche
  • La presenza di Steve e dei suoi amici

 

I Duffer hanno messo a punto una storia in cui fanno eco capolavori di un’epoca precisa, con cui è cresciuta un’intera generazione e questa sesta puntata si ascrive perfettamente nell’epica anni ’80. “Chapter Six: The Monster” è un episodio riuscitissimo che come materia molle si evolve e monta, tirando le fila delle storyline, e ci fa sentire non solo la nostalgia del passato, ma anche di questa serie che è in dirittura d’arrivo.

 

Chapter Five: The Flea And The Acrobat 1×05 ND milioni – ND rating
Chapter Six: The Monster 1×06 ND milioni – ND rating

 

 

 

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