Westworld 1×08 – Trace DecayTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Ehi! Ti sei appisolata? Eh, Mabel, Mabel! Tu studi troppo! Hai bisogno di riposare un po’…”
“Signor Belknap… io… scusate…. io… non so cosa… mi sembra di aver dormito tanto… e devo aver sognato… non ricordo…”
“Su bambina mia! Adesso dai retta a me e smetti di consumarti gli occhi su questi dannati libri! Vai a casa e non pensare più allo studio, almeno fino a lunedì! D’accordo?”
“…non riesco a ricordare…”
“Non c’è niente da ricordare… devi solo ubbidire a me: vai a casa e riposati!”
(“La Zona Del Crepuscolo”, Dylan Dog #7, Aprile 1987)

Rivivendo continuamente le stesse vicende, le stesse azioni, all’interno della Zona del Crepuscolo, può capitare che uno dei personaggi interni subisca un decadimento delle sue componenti fisiche, assumendo tratti mostruosi. E’ quello che succede al signor Belknap cui Mabel si rivolge per chiedere un libro, fatto che la fa uscire di testa causandole un attacco di panico. Indotta in uno stato di ipnosi, la ragazza cancella ciò che ha appena vissuto, convinta si fosse trattato solo di un sogno.
Nell’albo di Tiziano Sclavi, la cittadina descritta è sospesa in un limbo di pre-morte, con gli abitanti costretti a vivere ogni giorno le stesse azioni e le stesse situazioni. Dylan Dog, dall’esterno, viene assorbito da quel tipo di vita, rimanendo intrappolato definitivamente all’interno del Crepuscolo (con relativi deliranti sviluppi che non staremo qui a descrivere).
Il tipo di narrativa proposta, quindi, nel celebre fumetto italiano, vede una realtà esterna intrappolata in un limbo, su un piano quasi più alto rispetto alla realtà terrena. L’occhio esterno vede, assorbe e viene assorbito a sua volta all’interno di tale realtà.
In Westworld, l’ipnosi gioca un ruolo altrettanto importante. Mascherata da accorgimento tecnologico, il potere che gli umani (?) hanno sulle attrazioni interne al parco divertimenti richiama a tutti gli effetti la mesmerizzazione evocata in Edgar Allan Poe prima, in Dylan Dog di conseguenza. Ford e colleghi hanno potere, non solo di vita o di morte, ma anche influenza sulle azioni delle loro creature. Bernard viene toccato nel profondo non solo della sua coscienza, non solo delle sue azioni, ma anche dei suoi pensieri e sensazioni. Il dolore per un gesto omicida gli viene sottratto e cancellato come fosse un segno di matita. Da qui la particolarità di Maeve la quale, stando alle parole dell’uomo in nero, ha una reazione totalmente umana all’uccisione della figlia. In un flashback, la vediamo reagire indomita a tutti i tentativi di cancellazione del suo dolore. Tutto ciò arriva quindi a motivare il suo percorso di realizzazione, ben più rapido rispetto a quello dei suoi colleghi interni al parco – Ted solo ora ha i primi richiami.
E’ possibile notare, proprio in questi processi di mutamento, canali paralleli ben differenti all’interno delle varie storyline riservate alle attrazioni del villaggio West. Se Maeve è arrivata a dominare interamente due inservienti, Teddie solo in questo ottavo episodio reagisce al flash di una sua “vita passata”, catapultando però l’azione in uno stato immediatamente decisivo (basti vedere il cliffhanger finale). Diverso il caso di Dolores che vive una “crescita interiore” ben più confusa – per lei e per noi – causa anche la sua anzianità tra le attrazioni. Per questo stesso motivo la sua storyline sembra procedere maggiormente a rilento.

“Okay, campers, rise and shine and don’t forget your booties ‘cause it’s cold out there today!”
“It’s cold out there every day! What is this? Miami Beach?”
“That’s right, woodchuck-chuckers, it’s…”
“Groundhog Day!”
(da “Groundhog Day” – in italiano “Ricomincio Da Capo” – del 1993)

Come vivono invece il mutamento interno al Westworld i Bill Murray della situazione? Spieghiamoci meglio. All’interno del celebre film “Ricomincio Da Capo”, Bill Murray si trovava a vivere lo stesso giorno in un loop continuo, arrivando a provarle tutte per sbloccare la situazione.
L’atmosfera che regala Westworld, in questo senso, arriva a stuzzicare delle riflessioni. Il colpo di scena del precedente episodio – più o meno prevedibile – ci ha portato però la conferma che niente è come sembra all’interno dell’universo narrativo creato da Nolan e compagni moglie. Tanto più che la realtà artificiale (il West), chiusa in sé stessa, mantiene l’illusione di spazi aperti e confinati; quello che invece dovrebbe essere il mondo reale mantiene le dimensioni di un laboratorio e un insieme di uffici. Esclusa la piscina, non ci è mai stato mostrato il mondo al di fuori del dietro le quinte del Westworld. E’ naturale che, ai nostri occhi, la realtà è totalmente distorta. Qualsiasi elemento di novità e di sorpresa potrebbe insinuarsi da un momento all’altro. Potremmo arrivare a dire che sono i nostri occhi i “Bill Murray” della situazione. Non avendo la totale certezza della natura di chi lavora al Westworld, quello che abbiamo davanti è un ciclo continuo che, episodio dopo episodio, ci si presenta davanti. Una storia costruita grazie a strutture cicliche si fa strada rivelandoci ogni volta un particolare in più, per aprire ad altre nuove domande. Come un cerchio vediamo approfondire diversi spazi narrativi ma. proprio come in una forma circolare che si muove, non riusciamo a collocarli in un punto preciso.
La visione di Dolores così come il flashback di Maeve sembrano volerci confondere ulteriormente le idee sull’andamento delle timeline, possibile nuovo scenario per un colpo di scena (William e l’uomo in nero stanno vivendo le loro vicende in contemporanea, oppure…?).
Da rivedere, nel rapporto tra tempo ciclico e tempo lineare, il rapporto tra Maeve e i due tecnici. Fatto salvo il discorso precedente, sulle diverse velocità di consapevolezza, i siparietti tra i tre continuano a sembrare forzati se contestualizzati negli spazi angusti in cui nulla sembra passare inosservato. Posta una lente di ingrandimento su Maeve e i due collaboratori, tutto sembra sospendersi e accelerare la narrazione dove è conveniente che porti: verso una totale consapevolezza delle macchine e verso il desiderio di uscire in quel mondo esterno per ora ancora non mostrato neanche a noi spettatori.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Strizzata d’occhio per i fan di Person Of Interest (Dolores: “is this now?“)
  • Freddissima rivelazione sul probabile fato di Elsie
  • Si continuano a delineare possibilità di differenti timeline
  • La rapidità di Maeve

 

Non nascondiamoci: recensire Westworld è complicato. È complicato soprattutto in un periodo in cui la molteplicità di stimoli esterni (leggi: le tante altre serie TV) non permettono di prendere tutto il tempo che serve per rewatch continui e ossessivi, utili a cogliere ogni singolo particolare di questi primi 8 episodi. Per ora lo show si sta giocando tutto sulle risposte che verranno date nei prossimi due episodi. Oppure sulle nuove domande che automaticamente nasceranno.

 

Trompe L’Oeil 1×07 1.74 milioni – 0.8 rating
Trace Decay 1×08 1.78 milioni – 0.8 rating

 

 
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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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