The Man In The High Castle 2×01 – The Tiger’s CaveTEMPO DI LETTURA 4 min

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I swear I will observe the law, conscientiously fulfill my duties at home and school, be faithful and obedient and pledge absolute allegiance until death to the leader of the Nazi Empire Adolf Hitler. 
Sieg heil! 
Sieg heil! 
Sieg heil!

The Man In The High Castle è probabilmente il più grande e acclamato successo di Amazon Prime Video e a dirlo non siamo (solo) noi ma è la stessa Amazon che, a fine Dicembre 2015, asseriva con orgoglio di aver raggiunto un nuovo record in termini di streaming grazie alla serie sviluppata da Frank Spotnitz. Sicuramente i due Primetime Creative Arts Emmy Awards vinti per “Outstanding Cinematography for a Single-Camera Series” e “Outstanding Main Title Design” hanno giovato in tal senso anche se arrivati solo qualche mese fa a Settembre 2016. Se a livello di critica e pubblico la serie ha riscontrato un successo unanime, purtroppo sono sorti dei problemi nel backstage dove qualcosa è cambiato, incrinato forse dalla direzione in cui Spotnitz voleva far andare lo show, direzione che non è stata appoggiata dai vertici di Amazon che hanno infatti optato per il sollevamento di Spotnitz dal ruolo di showrunner. Su questo però torneremo più avanti, anche perché questo è l’ultimo episodio scritto dallo stesso Spotnitz prima dell’addio.
Sull’enorme peso delle aspettative che gravava intorno alla 2° stagione della serie si può disquisire quanto si vuole e ne potremo tirare le somme solo al termine di “Fallout”, per ora rimane solo il fatto che “The Tiger’s Cave” aveva l’arduo l’impossibile compito di riprendere in mano le redini della serie provando a non minimizzare quanto successo in “A Way Out” e dando un ulteriore senso al modo in cui lo si era concluso: l’esistenza di un universo alternativo in cui Hitler non aveva vinto (potenzialmente il nostro). Compito impossibile, appunto.
In “A Way Out” si era arrivati ad una importante conclusione: dopo la visione dell’universo parallelo The Man In The High Castle non si può più definire come un’ucronia. È un cambiamento radicale per la dicotomia dello show e non si può non tenerne conto d’ora in poi perché una volta contaminata la realtà con la fantascienza non si può più tornare indietro. “The Tiger’s Cave” si trova quindi in mano una patata bollente che gestisce alla bene e meglio, senza mai mostrare o citare espressamente questo nuovo universo in cui il Ministro Tagomi finisce involontariamente. Se è quasi azzardato parlare di errore, si può però dire che il non nominare l’elefante rosa nella stanza non giovi affatto all’economia della puntata, così come non è accettabile saltare comodamente il modo in cui Tagomi torna nella realtà del mondo creato da Dick. L’importanza di questo viaggio nella realtà alternativa è innegabile e non affrontarlo equivale a fare un passo indietro per guadagnare tempo e ricondurre tutto ad un mondo più gestibile in cui, però, si percepisce un’enorme mancanza proprio per l’assenza dell’analisi dell’evento.

Hawthorn Abendsen: That’s the reason you’re here, chickie. Every film where the Japs won the war, sooner or later San Francisco is wiped out by an A bomb… every one except this one where this bastard dies as a Nazi in an alley somewhere.
Juliana: Are you telling me that if this man can be found, the… we could stop…
Hawthorn Abendsen: Yeah.
Juliana: I don’t know who he is.

Spotnitz, nella sua ultima sceneggiatura, ha però l’onore e l’onere di introdurre quello che a tutti gli effetti sembra essere The Man In The High Castle, ovvero uno Stephen Root che interpreta Hawthorne Abendsen. L’incontro è di quelli che non si scordano e del genere che rispondono ad una domanda creandone però altre due: se si dà un volto all’introvabile creatore di pellicole però, si deve pagare dazio con la formulazione di nuove domande tipo il posizionamento del magazzino e l’effettivo reperimento di quell’enorme numero di pellicole, così come, se si riesce finalmente a capire lo scopo di queste pellicole (vedasi citazione qui di sopra), si fanno subito i conti con l’ingombrante dilemma circa il vero ruolo di Juliana e di sua sorella, improvvisamente ritirata in ballo.
Più che riprendere lì dove si erano interrotte le trame, “The Tiger’s Cave” fa il punto della situazione e rallenta il ritmo, quasi per dilatare la narrazione in attesa di momenti più prosperi. Senza la storyline di Juliana non ci si potrebbe sentire soddisfatti per questa nuova premiere, nè Tagomi, nè Frink, nè Obergruppenführer Smith, nè Joe sono in grado di tenere su la tensione narrativa nonostante alcuni buoni momenti ciascuno. Sicuramente ci sarà tempo e modo per sviluppare il tutto ma per essere una season premiere si potevano sfruttare meglio gli assi nella manica giocati nello scorso season finale.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’incontro con The Man In The High Castle
  • Scenografie sempre curatissime
  • Incontro Hitler-Obergruppenführer
  • Mancata esplorazione del viaggio e relativo ritorno di Tagomi
  • Discutibile attendismo narrativo
Il ritorno nel mondo di Philip K. Dick non è dei migliori, il perché è ovviamente additabile al peso delle aspettative ma anche alla scelta precisa di non prendere di petto certi temi che avrebbero alzato il peso specifico dell’episodio. Certo, si conosce finalmente il famigerato The Man In The High Castle ma è tutto il resto il problema.
A Way Out 1×10 ND milioni – ND rating
The Tiger’s Cave 2×01 ND milioni – ND rating

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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