Doctor Who 10×07 – The Pyramid At The End Of The WorldTEMPO DI LETTURA 5 min

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“The end of your life has already begun. There is a last place you will ever go. A last door you will ever walk through, a last sight you will ever see, and every step you ever take is moving you closer. The end of the world is a billion, billion tiny moments.”


Come sta accadendo di consueto di questi tempi in Doctor Who, il Dottore apre con un breve monologo, come anticipando la morale o la filosofia dell’episodio corrente. Apripista di questa nuova tendenza fu quel celebre “Listen” dell’ottava stagione. All’interno di un’invasione aliena apparentemente standard, vengono inserite piccole trovate che confermano Doctor Who al di fuori dalla fantascienza classica, pur presentando situazioni spesso più dozzinali. Il tipo di apocalisse che minaccia la terra in questa 10×07 si presenta in tutta la sua crescente distruttività. Crescente proprio perché parte da un piccolo particolare (un dopo-sbornia e degli occhiali rotti) fino ad arrivare ad una possibile letale pandemia. La secchiata d’ansia in faccia allo spettatore è così servita, grazie alla consapevolezza che da qualche parte nel mondo qualcuno ha messo in moto la successione di eventi che probabilmente porterà alla sua morte.
Sia Seneca (“Cotidie morimus: cotidie enim demitur aliqua pars vita“/”Moriamo ogni giorno: ogni giorno infatti ci viene tolta una parte della vita.“), sia tutti i seguaci del cosiddetto Butterfly Effect approverebbero.
Artefice di questi virtuosismi filosofici è sempre stato Steven Moffat, tant’è che proprio lui firma il 50% di questo episodio. Se però lo sceneggiatore scozzese evidentemente ha solo dato un contributo utile a determinare l’orizzontalità di questa trilogia sui monaci, iniziata con “Extremis” e destinata a concludersi la prossima settimana, è Peter Harness a mettere la firma all’atmosfera generale (e verticale) dell’episodio.

“Planet Earth does not consent to your help, your presence, or your conquest. Thank you for playing the big pyramid game, bye bye, see you again next week. Hopefully not.”


Nel regno Capaldi, Peter Harness ha avuto modo di dare il suo contributo almeno una volta per stagione. Caratteristica dei suoi episodi è sempre stata una connotazione politica, volta verso le sorti dell’umanità. “Kill The Moon” (8×07), “The Zygon Invasion” (9×07)/”The Zygon Inversion” nella nona e, infine, questa “The Pyramid At The End Of The World” (10×07 – coincidenze?). Cara allo sceneggiatore è l’attualità, tanto che, notizia di qualche giorno fa, l’episodio avrebbe subito dei tagli di scene sensibili, in seguito all’attentato di Manchester dello scorso 22 maggio. Allo stesso modo, l’episodio sugli Zygon aveva dei richiami pacifisti assai profetici, considerando che in quel caso il sanguinoso 13 novembre 2015 (gli attentati di Parigi) era assai vicino.
Attualità a parte, Peter Harness compie un particolare lavoro attraverso gli episodi da lui scritti, lavoro utile al tratteggio della personalità del Dodicesimo Dottore. In “Kill The Moon” aveva sorpreso tutti la decisione di lasciare a pochi esseri umani la responsabilità di una decisione così importante per tutta la specie. Era allora il Dottore che sottostimava gli abitanti della Terra, considerandoli dei bambini che dovevano crescere, in maniera meno tenera dei pudding brains. La carica di President of the World che assume nel finale dell’ottava stagione sembra fargli cambiare prospettiva. Infatti, nella coppia di episodi sugli Zygon, il Dottore si rende protagonista di uno dei più bei monologhi della serie, bacchettando severamente ben due specie, puntualizzando come la sua azione fosse necessaria a mantenere gli equilibri (veniva evidenziato come vi fosse una ciclicità nell’evento). In “The Pyramid At The End Of The World” si va a chiudere il cerchio. Un Dottore forse meno sicuro di sé si fa forza auto-incoraggiandosi e parlando del suo essere decisivo. Impone addirittura alle persone che interagiscono con lui di non cercare per nessun motivo un compromesso (il contrario di quello che avveniva con gli Zygon), fino ad incoraggiare – sotto gli occhi stupiti di Nardole – un attacco missilistico. Ed infine – ecco il cerchio che si chiude – saranno proprio gli umani a chiedergli di avere libera scelta. Esattamente quel tipo di responsabilità data nell’ottava stagione per cui Clara si era infuriata. Poi, ovviamente, alla fine ha ragione il Dottore e i tre che prendono iniziativa vengono inceneriti malamente.

Monk: “Enjoy your sight, Doctor. Now see our world.”

Verrebbe da chiedersi se, con l’avvento di Peter Capaldi, Steven Moffat avesse già in mente l’idea di presentare tre stagioni con struttura radicalmente differente (cosa che non avvenne con quinta e sesta, escludendo la frammentata settima stagione). Si è già ripetuto molte volte di come ottava e nona stagione si siano presentate come opposte nella proposizione delle avventure: nel primo caso tanti “leggeri” filler autoconclusivi, nel secondo avventure più ad ampio respiro, quasi sempre in doppio formato, con una notevole intensità nella storia e nei dialoghi. La decima stagione sta confermando una struttura particolare e rara nell’economia della serie. La prima metà di stagione ha richiamato l’ottava, per evidenti motivi. “Extremis” ha poi sancito un giro di boa, aumentando drasticamente l’orizzontalità degli eventi. Il prossimo episodio chiuderà la trilogia iniziata con la 10×06, introducendo nuovamente Missy (come da promo), quindi magari dando il via ad un’altra trama orizzontale. Senza contare poi che la cecità che ha accompagnato il Dottore in questi primi due episodi della trilogia era iniziata in “Oxygen”, episodio apparentemente auto-conclusivo.
La decima stagione sta confermando – anche grazie alla presenza dei previously, non proprio un qualcosa di abitudinario, ad eccezione dei doppi episodi – un’unitarietà che però non tradisce la natura procedurale di Doctor Who. Segno evidente che si stia procedendo prepotentemente verso una direzione, con conseguente svolta di trama. Tutti sanno quale.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’appuntamento di Bill, interrotto “di nuovo”
  • Sequenza ansiogena nel finale
  • Continuità orizzontale (trilogia) e verticale (altre opere di Harness)
  • La tematica dell’apocalisse determinata da azioni infinitesimali
  • Episodio a tratti lento
  • L’abusata scelta narrativa in cui la companion, da signor Nessuno, possiede l’autorità per salvare tutto e tutti
Era semplice un tempo valutare gli episodi di DW, senza farsi condizionare da quello prima e quello dopo. Con una così stretta continuità narrativa e stilistica, è difficile evitare tale condizionamento. Basti pensare alla sfilza di Save nella prima metà di stagione. Ma oggi si cambia, proprio perché “Extremis” e “Oxygen” a livello di brillantezza narrativa e di atmosfere avevano qualcosa in più.
Extremis 10×06 4.16 milioni – ND rating
The Pyramid At The End Of The World 10×07 4.01 milioni – ND rating

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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