Arrow 6×01 – 6×02 – Fallout – TributeTEMPO DI LETTURA 8 min

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Con “Lian Yu“, finale della quinta stagione, per Arrow si è inevitabilmente chiuso un ciclo, come si diceva anche nella nostra recensione dell’episodio. Non solo per la fine dei “5 years ago” che hanno puntualmente accompagnato la storia nel presente, aprendo così la strada (in teoria) a nuove frontiere narrative, ma (sempre in teoria) anche per come la stessa si è conclusa, ovvero con l’esplosione dell’isola avente praticamente tutti i protagonisti e personaggi secondari presenti.
Perciò la curiosità attorno a questo nuovo inizio di stagione era legata, appunto, a come gli autori avrebbero affrontato una così forzata svolta narrativa, almeno sulla carta. Ebbene, visti i primi due episodi, si può dire che il risultato si è rivelato abbastanza amaro e deludente, anche se comunque non troppo indigesto. La strada intrapresa, almeno all’apparenza, sembra essere infatti quella della continuità, mista ad alcune novità ora interessanti ora preoccupanti, a seconda dei punti di vista.
Procedendo con ordine, va infine fatta un ultima e forse doverosa premessa:  sei stagioni, da 22/23 episodi ciascuna, non sono facili per nessuno, specie in questi tempi in cui formati ridotti by cable/Netflix hanno decisamente preso il sopravvento sui gusti della massa. I pericoli dietro una sesta stagione sono molteplici, lì dove tante serie idolatrate del passato (e del presente) hanno cominciato a far sentire le prime crepe di scrittura (e di ascolti) dovute ad una messa in onda tanto lunga. Inutile lamentarsi, il format generalista è questo e non è assolutamente detto che debba morire, anzi, semmai indirizzarsi maggiormente verso spiragli di novità e freschezza di ultima generazione (vedi il caso Person of Interest, per esempio), cosa che l’Arrow-verse ha solo a tratti dimostrato di voler fare. Come si vedrà meglio più avanti, il problema principale sta probabilmente nell’eccessivo ripetersi di schemi narrativi ormai fin troppo collaudati e quindi abusati, e della mancanza di volontà di tradirli troppo. Se allora la quinta stagione di Arrow è riuscita nell’impresa di ridare freschezza e sorprendente verve ad una serie in declino, dall’altro va sempre ricordato che l’effetto Smallville è sempre lì, dietro l’angolo, in attesa di colpire ancora una volta.
Miscela di continuità e novità, si diceva, questa sembra essere la risposta (amara e deludente) degli autori a tale e annosa problematica. I “5 years ago” sono finiti? Ecco allora che “Fallout” comincia con un salto temporale successivo ai più recenti eventi di Lian Yu, mentre i sopravvissuti e le sfortunate vittime dell’esplosione saranno rivelati col susseguirsi della storia nel presente, interrotta saltuariamente da stralci di flashback ambientati sull’isola. “Giochino” divertente e coinvolgente, senz’alcun dubbio, nonché meritevole di contenere probabilmente il più interessante sviluppo di trama, ossia la morte della madre di William e Oliver a subentrare come genitore, evidenziando un positivo tentativo di rimescolare le carte in tavola.
Tutto bello se non fosse che ci si ferma solo a quest’unico tentativo. Il folle e diabolico piano di Chase fa praticamente una sola (e neanche così illustre) vittima. Certo, non siamo ai livelli delle season première di The Flash, che puntualmente ristabiliscono l’ordine, sconvolto in precedenza, in soli 40 minuti, ma siam lì. “Fallout” ha pure il “merito” di far riemergere, in misura più vistosa ed evidente, tutti i difetti che l’alto ritmo della quinta aveva contribuito a nascondere, da quelli tecnici e visivi, con coreografie sempre meno convincenti e ripetitive, e soprattutto di scrittura. Il problema vero, infatti, non è tanto che non muore nessuno, ma che quelli che sopravvivono non aiutano affatto la causa, anzi. Vedi Quentin, una volta un buon personaggio, adesso oramai ridotto a piangere e andare in crisi alla vista di Black Siren/Laurel in continuo loop (e la scusa per nascondere la non-morte del villain proprio non regge); vedi l’inspiegabile e orrenda ritrovata “amicizia” tra Slade e Oliver (va bene la giustificazione del Mirakuru, ma quell’uomo ha pur sempre ucciso sua madre); e allora diventa quasi un bene per Thea, ennesimo personaggio “morto”, rimanere in stand by per un po’, giusto per non aggiungere un’altro protagonista-walking dead 
Perfino il villain di puntata cade nel gioco della continuità, con la già citata Black Siren in cerca di vendetta. Guardando, infine, lo “sconvolgente” cliffhanger che smaschera per l’ennesima volta l’identità di Green Arrow alla massa, non resta che chiedercelo ancora: è davvero impossibile vedere qualcosa di nuovo?
“Tribute” comincia allora esattamente lì, con la foto dell’Oliver colto in fragrante esaminata dal Team Arrow. L’unico aspetto interessante della vicenda, nonché in effetti nuovo, è che stavolta il protagonista è anche il sindaco della città, attirando l’attenzione perfino dell’FBI. Oliver costretto a giostrarsi tra indagine federale e dichiarazioni alla stampa (ormai decisamente a suo agio in quest’ultime, in tutta onestà) sono i fattori che un minimo riescono ad allontanare la sensazione di dejavù, presto annullato dal solito schema narrativo: problema/Felicity batte alla tastiera/piano/coreografie imbarazzanti/crisi/Felicity e Curtis battono alla tastiera/nuovo piano/nuove coreografie imbarazzanti/risoluzione.
Anche in “Tribute”, poi, il villain di puntata è una vecchia conoscenza. Ritorna Anatoly, ritorna da un lato la continuità; dall’altro questo secondo episodio è anche il primo del “nuovo corso” a non avere flashback. Stavolta non ci sono escamotage di sorta per gli autori e la curiosità nutrita a riguardo verso la première ripiomba qui di diritto. La soluzione adottata si fa subito molto chiara e semplice: più Team Arrow. A partire dalla “nuova” sigla, che presenta i simboli personali di tutti i protagonisti e non solo quello di Freccia Verde, si  passa a un maggiore screen time per i vari Renè, più Dinah (ancora gli ultimi davvero salvabili, forse proprio perché più recenti), Diggle (sorprendentemente cruciale per la trama, come si vedrà più avanti), soprattutto Felicity e Curtis.
Ecco, questi ultimi due, arrivano a presentare una duplice e a volte fastidiosa natura: se da un lato sembra evidente come siano personaggi ancor più “morti” di Thea, dall’altro si rivelano, in questo episodio come mai prima d’ora, i più utili deus ex machina per gli autori. Sono loro a scovare il luogo in cui Anatoly ha portato gli ostaggi,  loro a decifrare il veleno, permettendo quindi di trovare l’antidoto, loro a scagionare Oliver all’opinione pubblica (in una maniera che ricorda tanto un episodio di Rick & Morty, ossia senza davvero spiegare come abbiano fatto, solo che lì si trattava di una gag), il tutto attraverso tanti “algoritmi” come se piovessero. Comodo giustificare questa onnipotenza con la decisione finale dei due programmatori alla riscossa di mettersi in affari insieme, visto il ritrovato feeling lavorativo. Piuttosto è solo l’eccezione che conferma la regola: non tutte le novità sono da considerarsi positive.
Anche la trama dello smascheramento di Oliver, come anticipato, presenta più di una giustificazione narrativa, ripetitività a parte. In primis per il finale, con Diggle investito dall’amico come nuovo Green Arrow, collegato però principalmente all’unica vera novità, guarda caso, che avevamo già riscontrato  in “Fallout”, ovvero William a casa Queen. La storyline genitoriale fornisce più d’uno spunto interessante, più di tutti quello legato al background del protagonista: Oliver orfano di entrambi i genitori, con una sorella in coma, quindi al momento privo di una figura famigliare al proprio fianco; soprattutto il legame col proprio padre, quel Robert Queen per cui la crociata di Oliver è cominciata. I risvolti dietro la nuova condizione personale del Vigilante portano così alla decisione di non voler scatenare un altro ciclo, rinunciando alla crociata per non addossare in futuro le proprie colpe al figlio. Sarà sicuramente un tema che attraverserà tutta la stagione, certo, abusato anch’esso. Eppure, d’altro canto, se l’approfondimento del protagonista arriva a non riguardare, per una volta, la sua lotta interiore col proprio “lato oscuro” e menate simili, non è assolutamente da cestinare in partenza.
Si finisce allora, come si diceva, con Diggle investito nuovo Green Arrow: in questo caso sì, c’è qualche remora in più. Non tanto per la svolta in sé, quanto per la (cattiva) condizione fisica e mentale del personaggio, tra l’altro più che sviscerata nell’arco dei primi due episodi. Diventa naturale pensare immediatamente che Diggle non duri tanto, così da non provare alcuna sensazione di sorpresa davanti alla stretta di mane finale tra i due amici. Ancora peggio se si pensa che Oliver intende abbandonare la tuta per salvaguardare il figlio, avendo la geniale idea di passarla ad un altro padre di famiglia. Sì, ok, Lyla a differenza della madre di William, è viva. Ma certo…

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Felicity e Curtis: come si mantengono i vigilanti?
  • Citazione a Bruce Wayne
  • Katie Cassidy conferma di convincere di più come villain
  • Renè e Quentin vs Agente FBI 
  • Oliver in versione Sindaco, ormai decisamente a suo agio 
  • Felicity/Curtis, in “Tribute”: praticamente fanno tutto loro 
  • Oliver/William e i parallelismi col passato del protagonista
  • La nuova sigla
  • Muore solo la mamma di William
  • Quentin piagnone
  • Il “grande” cliffhanger finale di “Fallout”: againreally
  • Diggle in versione Tom Hanks in Salvate il soldato Ryan, più che altro per la deriva banale che sicuramente prenderà, oltre al fatto che priva di alcuna atmosfera il finale di “Tribute” 
  • Black Siren vs Black Canary: quanta originalità
  • Felicity/Curtis in “Tribute”, più che altro per come sono usati dagli sceneggiatori 

 

“Fallout” e “Tribute” riescono a circondare questo nuovo inizio di stagione di una gigantesca ambiguità. Se la quinta si è rivelata più che insperata e infine miracolosa, la sesta non parte certo con i maggiori auspici. La sensazione è che bisogna aspettare dove si andrà a parare, come mai prima d’ora, con scelte di trama legate ad un precario doppio filo tra il sorprendente e il disastroso.

 

Lian Yu 5×23 1.72 milioni – 0.6 rating
Fallout 6×01 1.52 milioni – 0.6 rating
Tribute 6×02 1.51 milioni – 0.5 rating

 

 

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall’HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo…

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