Stranger Things 2×05 – Chapter Five: Dig DugTEMPO DI LETTURA 4 min

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Nel 1982 usciva nelle sale giochi il titolo arcade “Dig Dug”, campione di incassi e grande successo della Namco, che qui si presta non solo a dare il titolo a questo episodio, ma anche a rappresentare metaforicamente questa seconda parte della saga di Stranger Things. Proprio come nel videogioco, questa seconda stagione riesce finalmente, dopo aver scavato per qualche episodio, a raggiungere lo stato di Sequel vero e proprio, a differenza dei primi quattro capitoli, molto più introduttivi e riassuntivi. L’episodio inizia quindi dove ci eravamo lasciati, con Hopper intento ad esplorare le gallerie nel sottosuolo della cittadina, andando incontro a nuove creature e nuove scoperte. L’aggiunta di materiale alla lore del sottosopra è sicuramente una grande trovata da parte dei Fratelli Duffer che così facendo non solo donano spessore a questa dimensione alternativa da loro inventata, ma rendono anche il prolungamento di una trama, che poteva già concludersi alla prima stagione, accettabile ed intrattenente. Con il termine “lore” si va naturalmente ad indicare il background, ovvero cosa sta dietro le opere che guardiamo. Un elemento importantissimo che serve a rendere più veritiera la storia e ad aggiungere sempre più curiosità e cambiamenti alla trama. L’idea di introdurre nuove creature a questa seconda stagione è quindi una grande trovata che insieme alla sottotrama della madre di Eleven (già accennata nella prima serie) rende questo quinto capitolo il più interessante ed importante finora. L’universo immaginario che sta dietro quest’opera non è tuttavia l’unica cosa ad essere ampliata in questo episodio.
Nei capitoli precedenti avevamo visto come l’intenzione degli autori in questa stagione fosse quella di aggiungere nuovi personaggi e nuove situazioni per permettere ad alcuni dei protagonisti di ricevere maggiore screen time e quindi spessore. Dustin e Lucas sono sicuramente i principali esponenti di questa corrente di pensiero: entrambi i personaggi vengono approfonditi grazie all’introduzione delle loro famiglie e a nuovi interessi amorosi (come era stato per Mike), che li rendono sicuramente  più introspettivi, donandogli nuove opzioni di dialogo e allargando la visione dello spettatore nelle loro vite con un conseguente maggior impatto emotivo sul pubblico. Un destino diverso è invece capitato a Will e Mike. Con il cambio di stagione è avvenuta infatti anche un’inversione dei ruoli. Se nella prima stagione il ruolo del personaggio di Noah Schnapp era marginale, mentre quello di Finn Wolfhard era da protagonista, qui i ruoli sono cambiati. Il primo infatti sembra ufficialmente diventato il rimpiazzo del secondo, che in questi episodi ha l’unico scopo di portare avanti la storia d’amore tra lui ed Eleven, senza mai davvero partecipare all’azione e rimanendo sullo sfondo giusto per fare presenza. Un’operazione che riesce quindi a metà, poiché da una parte porta alla luce il personaggio di Will e mette in risalto le ottime doti recitative di Wolfhard, ma dall’altra esclude un soggetto su cui si era costruita gran parte della trama e su cui di conseguenza erano state poste le maggiori attenzioni. Un pericolo non troppo grave, che si spera venga sistemato nei prossimi episodi per evitare conseguenze peggiori. Ma se fin ora si è discusso soltanto del cast principale è giusto parlare anche di quello secondario. Fin dal principio, Stranger Things ci aveva mostrato la sua capacità di giocare con gli stereotipi: sebbene infatti la maggior parte dei personaggi lo fosse, gli sceneggiatori riuscivano a gestirli in maniera intelligente, prendendoli e rimodellandoli in modo da risultare da una parte caricaturali e dall’altra molto spontanei e realistici. In questa stagione la rotta non cambia, basti pensare a Bob o a Murray, entrambi messi in primo piano in questo episodio, che portano una ventata fresca all’interno del cast e allo stesso tempo donano al grande pubblico bramoso di citazioni agli anni 80 quello che vuole. Un concetto che purtroppo non può essere applicato a Billy, che insieme alla “sorella” (anche se lei in minor parte), rappresenta l’incognita dello show. La direzione che deve prendere questa figura è infatti poco chiara, risultando per ora l’ennesima copia del classico bullo da liceo, troppo simile allo Steve della prima stagione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Will
  • Ampliamento della lore sul passato di Eleven e sull’Upside-Down 
  • Approfondimento Dustin e Lucas
  • Stereotipi funzionanti
  • Mike sottotono e privo di utilità
  • Billy

 

La serie Netflix ci catapulta in una narrazione dinamica e fluida, che intrattiene al massimo non solo reintroducendo alcuni aspetti fondamentali della prima stagione ma aggiungendone di nuovi.

 

Chapter Four: Will The Wise 2×04 N.D milioni – N.D rating
Chapter Five: Dig Dug 2×05 N.D milioni – N.D rating

 

 

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Nato in un freddo autunno degli anni 90, questo giovane recensore ha dedicato la propria vita al servizio della grande causa del mondo televisivo, contrastando le pessime serie e chi le guarda.

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