Marvel’s The Punisher 1×03 – KandaharTEMPO DI LETTURA 4 min

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Punisher: “One condition.
Micro: “Yeah, name it.
Punisher: “They die.
Dopo ben due puntate introduttive si può dire che la vera serie The Punisher inizi da questo episodio.
Fatta la conoscenza tra Frank Castle e Micro (un amore/odio più tendente all’odio che non all’amore) il cliffhanger finale serve solo a riazzerare la narrazione e a far salire l’hype per quanto accadrà d’ora in poi, dal momento che è chiaro quale sarà l’obiettivo del Punitore e del suo socio.
“Kandahar” potrebbe sembrare, fatta questa premessa, la classica puntata di raccordo che serve solo a fare da ponte per le successive ma non è propriamente così. Innanzitutto i ben 57 minuti di cui si compone l’episodio sono ampiamente giustificati dai numerosi flashback che spiegano (finalmente) i retroscena della vicende che coinvolgono Frank Castle, Micro e tutti gli altri personaggi presenti nell’episodio che, nell’ottica Marvel, si conoscono tutti da tempo senza saperlo (com’è piccolo il mondo).
Rimangono comunque delle lungaggini da sbrogliare che, al momento, non trovano nessuna spiegazione logica all’interno della trama generale: per esempio tutta l’attenzione dedicata alle vicende interne al commissariato di polizia e le indagini del duo Madani-Stein, di gran lunga il più inutile che la storia ricordi. Ma già in questo episodio viene lasciato supporre che, ben presto, le strade dei due poliziotti e del Punitore s’incontreranno presto e allora (si spera) tutto diventerà più chiaro.
Certamente The Punisher non è una serie da binge-watching ma qualcosa che va assaporato con calma e con la dovuta attenzione. Finora è stata la trama orizzontale a farla da padrone, il che lo rende, di fatto, un vero e proprio film di 13 ore dove, più che l’azione, al centro ci sono i dialoghi tra personaggi. D’altra parte è nel puro stile Netflix un’operazione del genere, anche se nelle altre serie del MCU uno spazio preponderante veniva comunque lasciato all’azione pura e il ritmo era certamente più veloce. Va comunque detto che la tensione viene mantenuta fino alla fine e che, soprattutto in questo episodio, viene fuori il lato più “spionistico-complottista” della serie con alte citazioni al genere war-movie (da Black Hawk Down a Redacted). Si tratta di una serie che abbandona definitivamente qualunque forma di comicità e ironia (riscontrabili anche nelle altre serie Marvel/Netflix) per immergersi in ambienti cupi e claustrofobici come possono essere lo scantinato dove avviene il sopracitato incontro Punisher/Micro, oppure il campo di battaglia di Kandahar che dà il titolo alla puntata.
Proprio la scena dell’imboscata nel quartiere nemico afghano è quella che, più di tutte, rimane impressa per l’abilità tecnica e registica con cui è stata realizzata. L’azione concitata (finalmente arrivata dopo essere stata tanto invocata) e l’abbinamento con la colonna sonora più azzeccata che mai rendono memorabili l’episodio e assurgono The Punisher a serie di altissimo livello, ben oltre la semplice “serie tv supereroistica”.
In questo episodio, infatti, emergono prepotentemente temi d’attualità che non sfigurerebbero anche in una qualsiasi serie mainstream: i traumi post-guerra, la crisi del patriottismo americano, le ipotesi di complotto tipiche del post-11 Settembre e l’attività di hacking informatico come forma di resistenza (Micro è una sorta di Mr. Robot solo meno schizzato). Quello che emerge più di ogni altra cosa è l’umanità del Punitore, unico fra i supereroi Marvel/Netflix a non avere poteri soprannaturali o abilità mistiche, ma solo un armamentario da far invidia a qualunque mercenario e le sue abilità da ex-soldato. Ed è su questo aspetto che finora Lightfoot ha calcato (giustamente) la mano rendendo il personaggio capace anche di provare (molto) dolore e rimpianto. Sicuramente, tra i supereroi, quello che più di tutti riesce a suscitare empatia nei suoi confronti.
A dispetto della spropositata lunghezza, dunque, “Kandahar” è un episodio fondamentale nella storyline generale della serie e ha il pregio di stabilire definitivamente gli schieramenti all’interno della scacchiera in cui si muovono i personaggi.
The Punisher può finalmente iniziare. Ora sì.
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lentezza narrativa quasi insostenibile
  • Madani e Stein ancora troppo inutili ai fini della trama

 

Puntata significativa in cui finalmente vengono alla luce retroscena fondamentali della storia di Frank e Micro e dove questi ultimi hanno finalmente la possbilità di confrontarsi. Per la poca azione mostrata potrebbe sembrare una puntata di raccordo ma in realtà è un episodio fondamentale. Allo spettatore viene richiesta solo un po’ di pazienza.

 

Two Dead Man 1×02 ND milioni – ND rating
Kandahar 1×03 ND milioni – ND rating

 

 

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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