Black Mirror 4×01 – USS CallisterTEMPO DI LETTURA 4 min

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Partiamo da un’affermazione secca per poi spiegarla nelle prossime righe: Charlie Brooker con il passare degli anni si sta ammorbidendo. Almeno un pochino.
Black Mirror ha da sempre permesso di dare uno sguardo in futuri utopici in cui la tecnologia ha spinto l’essere umano ad agire e comportarsi in maniera diversa venendo, di fatto, governato da essa e non viceversa. Gli sviluppi tecnologici, creati dall’uomo per una “vita migliore”, sono quindi portati all’estremo ed in qualche modo alla fine si ritorcono contro il creatore: l’uomo. In quest’ottica, il finale non positivo (che si potrebbe anche chiamare “never a joy”) è giusto e perfettamente complementare con la visione negativa che Brooker vuole trasmettere in ogni episodio. Con riferimento a questo specifico episodio, la scelta di bloccare per sempre (o fino a perdita delle funzioni vitali nel mondo reale) Daly nel suo universo privato di Infinity e allo stesso tempo liberare i cloni virtuali nel cloud non può che far sorgere qualche dubbio circa la famosa causticità dell’autore che (non per la prima volta, vedasi “San Junipero“) decide di dare un happy ending alle controparti virtuali. Non umane. Di proposito. E comunque sempre di happy ending si tratta.

 

Shania:Listen: this is Infinity, that’s what we’re all inside, that’s where all exists.
Nanette:Infinity the game?
Walton:[…] It’s a bubble universe ruled by an asshole god.
Shania:[…]You are not actually here. I know it’s mental but you are a copy of you.
Dudani:A digital clone.

 

È importante sottolineare questa scelta di Brooker perchè, esattamente come in “San Junipero“, si dà molta più importanza alla sfera virtuale piuttosto che a quella reale. Non c’è infatti alcun interesse del duo Brooker-Bridges (che aveva scritto insieme a Brooker “Shut Up And Dance“) ad approfondire l’evoluzione del ricatto alla Nanette umana, così come non c’è volutamente alcun focus sulla vita nell’ufficio di Infinity e sui dipendenti. Tutta l’attenzione è focalizzata sulla fuga della realtà e sul risultato di un disagio interiore tramutatosi in una legge del contrappasso per i “maltrattamenti” reali. Daly, pavido e piccolo nel suo ufficio costellato di riferimenti a Space Fleet (serie tv che richiama volutamente alla mente Star Trek), sfoga frustrazione e rabbia sui cloni virtuali dei suoi colleghi. Una rivalsa che si trasforma ben presto in qualcosa di più visto che le controparti virtuali recitano semplicemente una parte e nulla di più. Ed è meraviglioso il modo in cui Brooker e Bridges riescono a tridimensionalizzare dei personaggi umani attraverso le loro copie virtuali. Un paradosso che non può non essere evidenziato.

Nanette:Stealing my pussy is a red fucking line.

Brooker e Bridges giocano con il pubblico e lo fanno in maniera delicata portando lo spettatore da una prospettiva all’altra e, contemporaneamente, cambiando lentamente il protagonista durante i 74 minuti della puntata. L’inizio di “USS Callister” è infatti totalmente dedicato al character di Robert Daly (interpretato magistralmente da Jesse Plemons), programmatore geniale ma totalmente a disagio nell’ambiente di lavoro e nel rapporto con il più intraprendente co-creatore di Infinity, Walton (Jimmi Simpson). L’intento iniziale è quello di provare compassione per Daly, e la si prova infatti ma ad un certo punto si capisce che la vulnerabilità dell’uomo ha una valvola di sfogo psicologicamente (e a volte anche fisicamente) violenta verso i personaggi virtuali del suo Infinity. Ed è esattamente in questo momento che avviene il lento ma ineluttabile cambio di protagonista, con una Nanette Cole (interpretata da una sempre brava Cristin “The Mother” Milioti) che prende sulle sue spalle il peso empatico dello spettatore fino alla conclusione dell’episodio. E tutto senza che il pubblico se ne renda conto.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia curatissima e CGI di livello
  • Recitazione al solito ottima
  • Interessantissimo passaggio di scettro tra protagonisti
  • Omaggio a Star Trek
  • Si ringrazia Aaron Paul per aver dato voce a Gamer691
  • Netflix cita Netflix: “Season 1 to 6. Netflix has it these days…
  • Happy ending virtuale: lo si può concedere ma era anche evitabile
  • Sensazione di già visto in “San Junipero” e “Playtest

 

Morale di questa favola moderna: crea copie virtuali con organi riproduttivi annessi o la gente si incazza la tecnologia sopraffà l’uomo che non è in grado di governarla.

 

Hated In The Nation 3×06 ND milioni – ND rating
USS Callister 4×01 ND milioni – ND rating

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

3 Comments

  1. mannaggia la zozza il tasto destro mi serve per cercare le cose su google senza riscriverle, ma se voglio copiare sta roba ci sono mille altri modi, a che cavolo serve? poi ma davvero con tutti il rispetto ma davvero vi copiano questo?

  2. Ebbene si, ci hanno copiato intere recensioni di The Walking Dead per esempio. Ci dispiace ma proviamo a tutelarci come possiamo…
    Speriamo tu possa capire…

  3. “Nice try:)” manco fossi un ladro di pere al mercato de zanzibar, scialla però voglio sottolineare ciò come consiglio, buon lavoro ad ogni modo

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