The Good Fight 2×07 – Day 450TEMPO DI LETTURA 4 min

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“If you’re happy and you know, clap your hands.”

C’è poco da fare, probabilmente si sta ripetendo quanto detto in una delle recensioni precedenti (o forse no, boh), però non si può non sottolineare quanto l’attualità di The Good Fight (e The Good Wife, in precedenza) abbia una ricaduta totalmente positiva sul ritmo narrativo. L’utilizzo del reale in uno scenario di finzione, la scelta di muovere le trame mediante svolte e questioni internazionali, di cronaca o di costume, sono strategie che immergono ancora di più il personaggio nella realtà descritta, riuscendo allo stesso tempo ad uscire dallo stereotipo tipico dell’opera di finzione standard. Per farla breve: noi siamo abituati a ciò che succede dietro lo schermo, meno a quello che succede nella realtà. Che succede se dietro lo schermo viene rappresentata quasi esclusivamente la realtà?
E’ anche vero che i King hanno abituato, allo stesso tempo, gli spettatori a questo particolare tipo di scrittura. Quando la descrizione dello scenario politico statunitense, quindi, si trasforma in una specie di manifesto anti presidenziale, la forma narrativa da fine diventa quasi scopo. L’equilibrio tra propaganda didascalica (la canzoncina finale – ricordando BrainDead – ne è un esempio) e iper-realismo satirico diventa sempre più sottile. Sia chiaro, “Day 450” è un episodio dal ritmo impeccabile e la sua godibilità non si discute.
La 2×07 esplicita, con le sue tre sotto trame, quella che è effettivamente la tripartizione “gerarchica” sui mondi narrativi delle protagoniste. Se Diane viene mostrata in tutta la sua fragilità, dal punto di vista di Lucca e ancora di più di Maia appare come uno dei capi, con le sue scelte ipocrite e ingiustificabili (meravigliosamente irritante il colloquio accondiscendente con Lucca). Di contro però il focus su Diane come protagonista la colloca all’interno di quella che è effettivamente la macro-trama dell’episodio: i democratici che cercano uno studio legale per un impeachment all’attuale Presidente degli Stati Uniti. Lo spettatore solidarizza con lo storico personaggio e si pone quasi totalmente dal suo punto di vista. La lente si sposta verso Lucca, versione “intermedia” dello show. Tale dimensione intermedia è quella che più ricorda la serie madre, dove lo scenario politico non andava oltre il Governatore di uno stato, dove la descrizione delle strategie elettorali si muoveva su dimensioni minori rispetto a quella presidenziale. Lucca si trova esattamente in quella via di mezzo, quasi a dover essere una good wife sui generis, vedendo riproposte dinamiche di costume e di apparenza pubblica, già presenti agli inizi di The Good Wife, ma che con l’evoluzione dei social media hanno visto esplodere le loro potenzialità narrative (e qui si torna alla realtà che influenza la narrazione).
Se Diane e Lucca si muovono con velocità diverse, ma entrambe lanciate abbastanza rapidamente verso sviluppi interessanti (Diane è una mina vagante, verosimilmente in stato alterato; Lucca sta per conoscere la vita pubblica), una sorta di lentezza da teen drama la regala Maia. Proprio il contrasto con la velocità delle altre storyline pone tale vicenda sotto una lente di minor interesse. Ovvio che una storia d’amore pre-esistente il primo episodio possa subire scossoni, di fronte all’evoluzione del personaggio stesso. Se Maia è destinata a cambiare, perché protagonista in mutamento, non vi potrà essere stabilità. Allungare questo brodo con scene in discoteca, in pub e su macchine Uber non fa molto per alimentare l’interesse. Certo il finale con la videocamera accesa dei vertici democratici porta tutto sotto una diversa prospettiva.
Occorre chiedersi, in conclusione, come leggere la scelta del cambiamento di carattere di Diane. Il tutto verosimilmente verrà motivato con la probabile dipendenza da droghe che ha avuto avvio nella 2×01. La domanda però è: si sceglie di dare una scossa al personaggio di Diane semplicemente per “buttarla in caciara” e rimuovere la staticità di partenza, oppure il tutto avrà una motivazione che è stata ponderata e che verrà narrativamente giustificata?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tripartizione narrativa
  • Ritorno delle canzoncine in stile BrainDead (recuperate l’unica stagione di questo gioiellino dei King)
  • La solita fantastica character actress Margo Martindale a riprendere il suo ruolo da The Good Wife
  • Evoluzione di Lucca e il pupazzo nel cassetto
  • Maia e la nuova amante davanti le telecamere
  • Degno di nota il personaggio di Liz e la sua strategia diabolicamente geniale (e molto vera)
  • Dopo un ventennio di berlusconismo, viene un po’ a noia vedere una discutibile figura politica resa soggetto narrativo
  • La sezione teen drama di Maia

 

C’è poco da fare, pur con qualche difettuccio da cercare con il lanternino, i King riuscirebbero ad attrarre lo spettatore anche con uno show che parla della riproduzione dei coleotteri.

 

Day 443 2×06 ND milioni – ND rating
Day 450 2×07 ND milioni – ND rating

 

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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