Trust 1×04 – That’s All Folks!TEMPO DI LETTURA 4 min

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Prima puntata di Trust senza l’accurata regia di Danny Boyle, il quale rimane comunque lo showrunner di tutta la serie ma, da questo momento in poi, si occuperà soltanto della supervisione mentre la regia effettiva delle singole puntate sarà affidata ad altri registi.
In particolare, questa “That’s All Folks!” (dal celebre tormentone dei Looney Toones) e la prossima “Silenzio” sono dirette da Dawn Shadforth, regista inglese famoso soprattutto per alcuni documentari e come regista di video musicali (sua la regia di The Importance Of Being Idle degli Oasis).
E in effetti la puntata si caratterizza soprattutto per l’uso particolare della musica (sottofondo ma anche vero e proprio coro greco alle vicende narrate) che si abbina benissimo con il montaggio frenetico e ricercato di Shadforth, il quale più di una volta omaggia proprio lo stesso Danny Boyle (in alcune sequenze sembra quasi che riprenda in tutto e per tutto scene dei suoi film).
Ma è soprattutto la ricostruzione storica quello che colpisce di più. Una ricostruzione che sa molto di documentario, dimostrando come i passati lavori del regista siano fondamentali per la costruzione dell’episodio.
Come già spiegato chiaramente dai titoli d’apertura di ogni episodio, sebbene la vicenda sia reale, i dialoghi e alcuni personaggi sono puramente inventati. Il che è abbastanza naturale in quanto non si sta dirigendo, per l’appunto, un documentario vero e proprio, ma è pur sempre un’opera di fiction. Per questa ragione, alcune ricostruzioni sono da considerarsi come supposizioni verosimili da parte degli autori, o fatte solamente per ribadire dei concetti o mostrare il carattere dei personaggi. Tuttavia, la ricostruzione generale degli avvenimenti risulta molto verosimile con un piglio quasi documentaristico.
La descrizione della “vita quotidiana” della criminalità organizzata negli anni ’70, mostrata in tutta la sua ferocia ma anche nella sua umanità, e il rapporto che s’instaura tra Paul (Harris Dickinson) e i suoi rapitori, rappresenta sicuramente uno dei momenti più alti delle vicenda raccontata. Così come la riunione iniziale tra Primo (Luca Marinelli) e i capi del suo clan per come organizzare la trattativa per il riscatto. Un dialogo in stretto dialetto calabrese (in questo caso i sottotitoli sono utili, non essendo solo per i non-anglofoni) che mostra in maniera molto verosimile i rapporti di potere e la personalità dei singoli personaggi presenti, appartenenti ad una criminalità per certi versi ancora provinciale e “contadina” ma che è già pronta ad aprirsi a nuovi “business” più internazionali e remunerativi.
Allo stesso modo la telefonata del notaio dei criminali ai giornali, per annunciare le condizioni del rilascio, è al limite del grottesco e del comico e sembra uscita da una scena dei film di Fantozzi, ma è anch’essa utile per dare un quadro più “umano” a questi personaggi. In questo modo si crea, inoltre, un bel gioco visivo-stilistico tra le scene ambientate in Italia (tendenti alla commedia) e quelle ambientate nella sfarzosa magione dei Getty in USA (molto più dark e tendenti al drama-soapish). Il quadro generale è quello di un’umanità varia e, allo stesso tempo, desolante, nell’una e nell’altra sponda.
A proposito di citazioni cinefile da segnalare i piccoli easter eggs inseriti ad arte all’interno dei vari episodi: dal più evidente omaggio a Dario Argento, che ricalca anche nella situazione in cui viene mostrato, l’atmosfera thriller e horror dei film, al più sottile de La Linea, mostrato in maniera veloce e quasi impercettibile nella scena a casa di Gail (Hilary Swank).
Proprio il personaggio interpretato da Hilary Swank si dimostra il migliore visto finora della serie per intensità e drammaticità. Da segnalare poi il ritorno del personaggio di James Fletcher Chase (Brendan Fraser) il quale, anche senza i monologhi anti-quarta parete di “Lone Star“, rimane il personaggio con più carisma scenico e si presuppone che da qui in poi il personaggio diventerà sempre più fondamentale ora che la famiglia Getty ha capito finalmente che il sequestro di Paul non è uno scherzo.
“That’s All Folks!” riprende esattamente da dove si era interrotta la storia, dopo le precedenti puntate-flashback che hanno raccontato il “backstage” del sequestro, e si caratterizza per un’atmosfera più da thriller-road movie (come dovrebbe essere, data la vicenda raccontata) non trascurando un lato comedy che conferisce maggiore umanità ai personaggi e offre delle pause distensive in mezzo al racconto di tanti orrori. Si tratta indubbiamente di un prodotto di grande qualità e un modo di raccontare che non è per nulla banale o superficiale come potrebbe sembrare. Ricostruisce una storia vera (e la Storia, con i riferimenti alle battaglie sociali dell’epoca) senza rinunciare ad una sana componente “fiction” che riesce ad intrattenere e a far riflettere.
Peccato solo per gli ascolti che non le rendono giustizia.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutto il cast in generale
  • “Vita quotidiana” del crimine organizzato
  • Ricostruzione storica
  • Riferimenti cinefili
  • Ritorno di Brendan Fraser
  • Colonna Sonora
  • Assolutamente niente!

 

Dopo la lunga parentesi “flashback” si torna al rapimento vero e proprio del giovane Getty. Puntata diretta in maniera impeccabile da Dawn Shadforth che non fa rimpiangere assolutamente Danny Boyle. Alla prossima, gente!

 

La Dolce Vita 1×03 0.60 milioni – 0.2 rating
That’s All Folks! 1×04 0.49 milioni – 0.1 rating

 

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Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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