Colony 3×05 – End Of The RoadTEMPO DI LETTURA 5 min

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“Study history. Revolutions only succeed by remaining pure. Because the human brain is utterly incapable of being both nuanced and passionate at the same time. Either we pull together in the same direction, or we fall apart.”

 
Colony non sarà la serie migliore in circolazione al momento (a dir la verità nemmeno ci prova ad esserlo), ma bisogna riconoscerle una certa propensione a rimescolare le carte in tavola e ad osare: osar rappresentare quelli che dovrebbero essere i “buoni”, ossia la Resistenza, come un pugno di esaltati totalitaristi; osar ribaltare, almeno parzialmente, l’immagine degli alieni invasori introducendo il dubbio che dietro le loro azioni ci siano fini forse più nobili di una semplice occupazione della Terra; osare far fuori senza troppe cerimonie un ragazzino. Poco importa che Charlie fosse un personaggio ormai inutile, una suppellettile che aveva esaurito la propria importanza ai fini della trama nel momento stesso in cui era stato salvato dal padre e a cui difficilmente lo spettatore può essersi affezionato: la sua morte è un pugno allo stomaco perché dimostra che in Colony non ci sono sconti per nessuno, nemmeno per quei tipi di personaggi che altrove sarebbero tutelati anche a costo di forzature, dei ex machinae e altri espedienti narrativi tanto fortunosi quanto poco realistici; e lo è anche perché arriva totalmente inaspettata, al termine di un episodio in cui i Bowman con la spada di Damocle pendente sulla testa erano stati piuttosto Will, Katie e il semi-inutile Bram (semi, perché almeno prima di farsi catturare ha rallentato i piani di McGregor, impedendogli di far saltare in aria l’Host). Ed è ancora una bella lezione di realismo, perché nelle guerre che coinvolgono la popolazione civile nessuno è al sicuro, a cominciare dai bambini e dai vecchi, le categorie più indifese.
Nel complesso, però, “End of the Road” è un episodio che si sarebbe retto egregiamente sulle proprie gambe anche senza la scioccante dipartita finale. È un episodio che prosegue ulteriormente nella decostruzione del mito della Resistenza “buona”, idilliaca ed eroica, mostrandone piuttosto i lati peggiori: il fanatismo, la chiusura mentale, la tendenza a sospettare di chiunque, la cieca rabbia e la voglia di vendetta che prevalgono sul buonsenso. Persino la virtù della purezza invocata da Andrew McGregor come requisito fondamentale delle rivoluzioni di successo è conseguita nella maniera più discutibile possibile, eliminando quanti non la pensano come il capo o minacciano la stabilità interna del gruppo. Non c’è dubbio che dietro le azioni dell’odioso comandante vi siano un sincero odio verso gli Hosts e da un’altrettanto sincera volontà di liberare la razza umana; ma il confine tra idealismo e fondamentalismo è spesso labile, basta scorrere le pagine di un libro di storia per rendersene conto, e McGregor quel confine l’ha ormai ampiamente varcato. E mentre nel campo nessuno mette in dubbio la sua autorità, è toccato proprio alla persona a lui più vicina, Vincent, tradirlo ancora una volta, al termine di un percorso di progressivi dubbi e ripensamenti in cui si è abilmente inserito Snyder.
Su Alan Snyder qualche parola va spesa, trattandosi decisamente del personaggio più interessante della serie. Lo si è conosciuto inizialmente come il governatore del blocco di Los Angeles, un collaborazionista fatto e finito, ma nell’arco di due stagioni e mezzo si sono potute apprezzare le sfaccettature del suo carattere, la presenza sotto quell’aura da spregiudicato politicante di una qualche forma di moralità e di onore, di un animo tutto sommato umano. Le sue azioni nel campo della Resistenza erano certamente finalizzate a salvare la pelle e ad ottenere l’agognato trasferimento in Svizzera (che apre le porte a sviluppi futuri da non sottovalutare), ma non è da escludere che dietro quelle apparenti preoccupazioni per i milioni di umani che sarebbero morti per una rappresaglia dei RAPs ci fosse un fondo di sincerità; né si può negare che si sia ormai affezionato ai Bowman, come dimostra la reazione scioccata di fronte alla salma di Charlie.
Grazie a Snyder arrivano anche nuovi dettagli sugli alieni, o piuttosto conferme di teorie che la creatura di Carlton Cuse aveva alimentato poco a poco: ormai è certo che gli Hosts sono in guerra con un’altra potenza interstellare e che la povera umanità si trova in mezzo a questi due fuochi, così come è certa la natura ibrida degli occupanti, il cui progresso tecnologico ha permesso di “svincolare” la coscienza dal corpo facendone qualcosa di trasferibile da una macchina all’altra (e qui la mente dello spettatore appassionato di sci-fi non può non correre ad Altered Carbon o a certi sviluppi contemporanei di Westworld).
Nella puntata si nota l’assenza di Broussard e a sorpresa si tratta di un’assenza che pesa negativamente: dopo tre episodi in cui le vicende del partigiano losangelino avevano provocato solo sbadigli, la conclusione dello scorso “Hospitium” aveva di colpo riacceso l’interesse nei suoi confronti perché smentiva l’idea che la sua avventura fosse una banale storyline parallela a quella dei Bowman e creava aspettative non da poco per gli sviluppi futuri, oltre all’ovvio bisogno di sapere come le due timelines si sarebbero incastrate; ma adesso bisognerà aspettare almeno un’altra settimana per far luce su questo ennesimo mistero tirato fuori dal cilindro da Cuse, se non di più, considerando quanto le risposte in questa serie vengano centellinate e somministrate col contagocce.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Episodio che continua la decostruzione del mito della Resistenza “buona”
  • Ulteriori informazioni sugli alieni
  • Morte di Charlie: scioccante e ci libera da un personaggio di fatto inutile
  • Niente Broussard (proprio quando cominciava a diventare interessante)

 

A sorpresa la terza stagione di Colony si sta rivelando assai godibile e ben fatta, almeno rispetto alla precedente. Noi continuiamo realisticamente a pensare che prima o poi svaccherà ancora, ma l’ottimista che c’è in ogni essere umano ha sempre più motivi, puntata dopo puntata, per sentirsi soddisfatto. Almeno per ora.

 

Hospitium 3×04 0.70 milioni – 0.2 rating
End Of The Road 3×05 0.69 milioni – 0.2 rating

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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