Better Call Saul 4×01 – SmokeTEMPO DI LETTURA 5 min

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Il ritorno (un po’ in ritardo rispetto al solito appuntamento primaverile) di Better Call Saul è sempre un appuntamento più che gradito, sia per la qualità a cui ha abituato il pubblico, sia per la storia che era stata lasciata in sospeso in un momento piuttosto importante. La memoria però gioca dei brutti scherzi perché chi scrive ha per esempio un ottimo ricordo della scorsa stagione e anche del season finale, ricordo che però va a cozzare con la verità rappresentata per esempio dalla scorsa season premiere “Mabel” (da cui questa riprende la narrazione nel “futuro”), addirittura slappata dal sottoscritto, o anche dal season finale “Lantern“, semplicemente salvato per la storyline di Chuck ma appesantito da assenze importanti come quella di Mike. Insomma, nonostante il ricordo piuttosto buono Better Call Saul deve farsi perdonare qualcosa e con “Smoke” ci riesce piuttosto bene, nonostante il leitmotiv della puntata sia l’immobilismo.

SEQUEL


Nurse:Mr. Takavic? Mr. Takavic, sir? I’m so sorry. Would you mind? It’ll just take a moment.
Can I have another look at your driver’s license? For some reason, this computer keeps kicking this back.

Come da tradizione la premiere fa un salto nel futuro (o presente, dipende dai punti di vista) e concede allo spettatore il lusso di proseguire la visione dei postumi di Breaking Bad con un nervoso Gene Takavic che, in seguito al suo ricovero in ospedale, vede congiure e pericoli ovunque. Gli 8 minuti in bianco e nero sono girati, al solito, benissimo e riescono a far percepire chiaramente la tensione di un uomo che ha rassegnato le chiavi della sua libertà ad Albuquerque e che ora (soprav)vive nel terrore di essere scoperto e ucciso.
Ovviamente nello script di Peter Gould tutto è scritto e poi girato in modo da essere preso con quella giusta dose di ambivalenza e dubbio che nasce e cresce sia in Gene sia nello spettatore, non è infatti volutamente chiaro se il taxista sia un sicario del cartello messicano oppure un semplice taxista a cui piacciono gli Albuquerque Isotopes, e basta semplicemente questo piccolo dettaglio insieme ad un silenzio assordante per far esasperare l’istinto di sopravvivenza e agire di conseguenza. Tutto relativamente perfetto ma anche fugace.

PREQUEL


Howard:I think I owe you the truth about Chuck. Those lanterns. He was living in that house without electricity for the better part of two years. He knew how to use those lanterns. He was careful. I saw it. I know you did, too. There was never a problem. I know it’s a terrible thing to I don’t think what happened was an accident.
[…] He was improving until the thing with the insurance.
Jimmy:What about the insurance?
Howard:It was, uh, our malpractice insurance. They found out about Chuck’s condition, raised our rates. Chuck went ballistic. He wanted to go to war. I drew a line. He wouldn’t back down. So I forced him out. It never occurred to me that I could hurt him. He always seemed so strong.
But he wasn’t. I think he did what he did because of me.
Jimmy:Well, Howard, I guess that’s your cross to bear.

L’immobilismo narrativo di cui si parlava nella prefazione si concentra totalmente e anche giustamente nell’elaborazione del lutto di Jimmy. È su di lui infatti che ruota tutta la puntata, partendo dal risveglio mattutino in cui si prende cura di Kim e finendo sul divano da cui si libera di tutto il suo senso di colpa e dolore. Quando parliamo di immobilismo, per una volta, non si tratta di un qualcosa di negativo quanto piuttosto di una fase narrativa giustificata da un momento estremamente delicato che è ovviamente necessario per la trasformazione di Jimmy in Saul.
Il mutismo selettivo di JImmy si interrompe solo in momenti di circostanza quando una risposta è dovuta ma non voluta (frasi di circostanza durante il funerale), un’espressione chiara del dolore per il suicidio del fratello (già paventata dalla presenza degli elettrodomestici fuori dalla casa) che si interrompe solo con il trasferimento del senso di colpa su Howard e l’istantanea ripresa della vita (dare da mangiare al pesce, il caffè, l’improvvisa ripresa della parlantina). Chi vede in questo improvviso cambiamento una sorta di punizione verso se stesso dovuta alla celeberrima frase detta da Chuck in “Lantern” (“Jimmy, this is what you do. You hurt people. Over and over and over.“) è fuori strada: qui Jimmy non assolve Howard per il suo comportamento ma assolve se stesso trovando un escamotage morale per liberarsi dell’eccessivo senso di colpa per il suicidio del fratello. Jimmy non è mai stato uno stinco di santo ma verso il fratello ha sempre avuto un comportamento diverso e più onorevole, almeno fino a quando Chuck non gli ha rovinato il sogno di una vita. Ecco: lì è avvenuto il cambiamento dal Jimmy che si stava redimendo al Jimmy che era più vicino al Saul di Breaking Bad. Il Jimmy degli ultimi secondi è semplicemente un’evoluzione della prima versione che si era conosciuta. Niente di più e niente di meno.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutta la parte relativa al post Breaking Bad: regia, ansia, recitazione
  • Reazione di Jimmy all’ammissione di colpevolezza di Howard
  • Buona resa del lutto e del senso di colpa di Jimmy che poi svanisce sul finale
  • Mike forse un po’ troppo eccessivo ma ufficialmente al lavoro per Gus
  • Non succede nulla e di questo forse ci si potrebbe lamentare
  • Mike forse un po’ troppo eccessivo

 

Un ritorno in cui la trama lascia spazio all’elaborazione del lutto e ad i primi passi per una nuova stagione ed una nuova fase della vita di tutti.

 

Lantern 3×10 1.85 milioni – 0.6 rating
Smoke 4×01 1.77 milioni – 0.6 rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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