Better Call Saul 4×03 – Something BeautifulTEMPO DI LETTURA 4 min

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I tempi scenici di Gilligan ormai si può dire che hanno fatto storia nella televisione. Lo spettatore non è tenuto a comprendere nell’immediato cosa stia accadendo, mentre l’occhio della cinepresa decide lentamente di allargare il suo orizzonte e rendere chiara una qualsivoglia azione compiuta da un qualsivoglia personaggio. L’immagine della recensione è un buon esempio di ciò. L’intera sequenza che porta al ferimento di Nacho ha il via con un’inquadratura che potrebbe tranquillamente essere uno speciale per National Geographic, passa attraverso la messa in scena di un incidente dovuto ad una sparatoria, arriva all’inconsapevole quasi-sacrificio di Nacho, nella grande guerra tra bande del cartel.
Se quello descritto è il modus operandi di una qualsiasi sequenza del mondo ideato da Vince Gilligan (e, nel caso di questa serie, anche di Peter Gould, spesso dimenticato), una simile procedura avviene anche a livello “orizzontale”, ovvero nel tratteggiare i personaggi mostrati in scena. I cambi di personalità, i momenti topici che segnano la vita di una figura non sono e non devono essere percettibili e immediatamente visibili. Troppo spesso si parla di un fatidico momento in cui Jimmy diventa Saul, o ritorna ad essere Slippin’ Jimmy, come se si parlasse delle origini di un supereroe o delle tappe dell’evoluzione del suo costume. Jimmy è tremendamente umano e nella sua umanità sono nascosti sia il semplice Jim, sia il truffaldino Slippin’ Jimmy, sia l’avvocato senza scrupoli Saul. E non si parla neanche di tante personalità che escono fuori a seconda del momento, bensì di un mix omogeneo in continua mutazione a seconda di ciò che la vita porta con sé al protagonista.
In “Something Beautiful” vediamo Jimmy nuovamente alle prese con le truffe, ormai totalmente disinteressato a mantenere degli equilibri nella propria vita, il tutto non con furia distruttiva, bensì con una spensierata apatia. Dalla truffa “innocente” però, in questo caso, si passa sempre con una leggerezza spensierata ad un vero e proprio furto, con annessa bugia a Kim. Jim con Kim è Jim, con Mike appare slippin’ Jimmy, durante l’azione notturna è Saul, se si volesse ancora seguire questa logica “supereroistica”, dovuta anche alle conoscenze derivate dalla serie madre che impongono al pubblico un obbligato punto di arrivo. In realtà, ciò che si vede è un protagonista complesso, magnificamente interpretato, da apprezzare nella sua tridimensionalità.
Le conoscenze pregresse di un “futuro passato” (ovvero Breaking Bad) contribuiscono non poco alla fruizione di Better Call Saul, ed ecco che non si può sorridere alla comparsa di Gale Boetticher, altro personaggio il cui destino è già di dominio pubblico. Sicuramente la sua comparsa è utile per avere un quadro generale sulla situazione delle droghe sintetiche gestite da Gus e soci e sulle percentuali di purezza, riguardo le quali tutti i fan di BrBa sono ormai dei grandi esperti.
Ma Better Call Saul gioca molto di più, come detto, sulle lente trasformazioni psicologiche e sulla capacità da parte dello spettatore di cogliere le sfumature dei personaggi e ciò che passa loro per la testa. La sequenza finale regala il momento più alto dell’intero episodio, con una sempre più convincente Kim che si lascia andare ad una reazione, meno esplosiva rispetto a quella dello scorso episodio, ma che sicuramente lascia spazio a numerose interpretazioni e chiavi di lettura. Si potrebbe infatti pensare che il pianto della compagna di Jim sia dovuto ad un lutto che fino a quel momento non ha avuto tempo né modo di elaborare: Charles era infatti una figura di riferimento per lei e sentire la lettera che non conteneva le malignità da lei ipotizzate fa sciogliere l’avvocato in un pianto quasi liberatorio, consapevole finalmente della perdita. Altra ipotesi è quella che vede Kim piangere in risposta alla totale apatia di Jim (magistrale la lettura della lettera durante la colazione, totalmente assente e distaccata) e ad un presunto senso di impotenza verso il repentino – inspiegabile per lei – nuovo modo di essere del protagonista.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Intera sequenza finale, con un plauso all’interpretazione di Bob Odenkirk
  • La reazione di Kim
  • Gale e le sue orrende canzoni
  • Intera sequenza dentro l’ufficio del tizio: come creare interesse con una sequenza che ha per protagonisti due sconosciuti
  • Le macchinazioni di Gus
  • Si percepisce ancora un clima preparatorio a ciò che sarà

 

Il thumb down sopra riportato non è un vero e proprio aspetto negativo. Vero è, però, che sicuramente si respira un’aria introduttiva che porta lo spettatore, quindi il recensore, ad aspettarsi un qualcosa di meglio che dovrà ancora arrivare.

 

Breathe 4×02 1.55 milioni – 0.4 rating
Something Beautiful 4×03 1.51 milioni – 0.4 rating

 

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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