Castle Rock 1×05 – HarvestTEMPO DI LETTURA 4 min

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Nothing is dead in this town.

Nell’emblematica frase della madre di Henry, partorita in uno stato di delirio che l’ha appena portata a tentare il suicidio in un contesto apparentemente di gioia e felicità nella giornata dedicata alla carriera del compagno Alan, è racchiusa l’essenza della nuova serie Hulu. Una locuzione che descrive benissimo il rapporto di Castle Rock come prodotto televisivo, elaborato da Dustin Thomason e Sam Show, con la controparte spesso apparsa in varie opere di Stephen King.
Al giro di boa della prima stagione dello show sembra ormai lampante che la piccola cittadina racchiuda problemi molto radicati col passato, e non quel genere di passato che spinge l’essere umano a parlare in continuazione con fare nostalgico dei bei tempi andati, un passato cupo, terrificante per certi versi, che nasconde tutti i ricordi più dolorosi della vita dei protagonisti. Proprio questo rapporto tra la città e i suoi abitanti è sembrato evidente fin dal primo momento, uno stato di interscambio continuo tra le parti coi personaggi posti all’interno di uno schema narrativo che in maniera voluta o meno si riallaccia molto a The Wire. Henry, Alan e gli altri dunque sono stati costretti ad adattarsi in funzione delle necessità della città stessa, vero e proprio main character dello show.
La necessità di scoprire sempre di più in questo caso non è quindi prerogativa dei protagonisti, nella mente di registi e sceneggiatori la città stessa diventa personaggio e “muovendosi” a seconda delle necessità rivela agli uomini che la popolano i propri segreti. Un processo di umanizzazione che per certi avvicina sempre di più chi guarda al prodotto e per altri allontana la possibilità di immedesimazione, una delle più ricercate dal pubblico televisivo attuale.
L’esempio più esplicativo dell’impianto costruito intorno a questa narrativa è ricercabile nella scena della commemorazione di Alan, trasportato durante la cerimonia in un passato che non tiene particolarmente a ricordare. Il suo atteggiamento disilluso nei confronti del minuto di silenzio e le sue parole sul palco mettono ben in evidenza il rapporto problematico col suo vissuto e con quello dei cittadini di Castle Rock. Alan non è intenzionato a ricordare quel passato, è il passato in questo caso che è interessato a riaprire i conti con lui, e non solo con lui, con tutti i cittadini della piccola comunità del Maine.
Per quanto tutti cerchino di stare alla larga dal passato infatti quest’ultimo si ripresenta sempre agli occhi degli abitanti: il gesto estremo di Ruth dopo aver sentito il cane abbaiare rappresenta il caso più estremo della situazione, peggiorata dalla malattia. La donna sceglie addirittura la morte pur di non riportare a galla vecchi scheletri, memorie troppo dolorose e radicate nella mente. A questo proposito la figura del padre di Henry sembra sempre più peculiare ogni puntata che passa, così come il passato dell’avvocato stesso, mai così messo in dubbio.
Come già detto però la fetta più grossa della torta deve per forza di cose andare ad Alan. L’incontro nel finale con il prigioniero interpretato da Bill Skarsgard è il più grande rimando al passato di tutto l’episodio, le emblematiche domande sul perché il prigioniero non è invecchiato di un giorno e la data riportata dall’ex poliziotto, che testualmente ricorda “27 years ago” non può che ricondurre a Henry, sparito per 11 giorni proprio in quel periodo.
La paura più grande del passato è quella che si ripresenti allo stesso modo, senza cambiamenti subiti negli anni successivi, il fatto che Adam sia terrorizzato dal vedere ancora una volta la faccia del prigioniero con la stessa identica espressione di 27 anni prima quindi è assolutamente comprensibile, così come le domande sulla sua natura, quasi sicuramente non del tutto umana.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’incontro tra Alan e The Kid
  • Il passato visto in chiave negativa come elemento portante
  • La scena del tentato suicidio di Ruth
  • Tante frasi e citazioni emblematiche
  • Il Diavolo associato al mancato invecchiamento
  • La cittadina come protagonista principale dei fatti
  • Nulla di particolarmente rilevante da segnalare

 

La volontà di Alan e degli altri di non riportare alla mente il passato sembra essere il motore principale di Castle Rock. Purtroppo per loro l’entrata in scena così decisa del “diavolo”, come suggerisce l’ex sceriffo, il suo incontro con il personaggio che più lo coinvolge nella trama e le difficoltà della madre adottiva saranno un input per Henry nel ricordare il suo vissuto e i suoi ricordi. Difficile dire quali. Attualmente lo show, come la città, cerca sempre di aggiungere uno step in più in ogni episodio, con i personaggi che si impegnano invece a lasciare il più possibile il dimenticatoio. Vale dunque certamente la pena di aspettare gli sviluppi, Castle Rock ha dato una svolta alla sua narrativa e, per quanto paradossale possa sembrare, toccherà al passato dare una svolta ai prossimi episodi.

 

The Box 1×04 ND milioni – ND rating
Harvest 1×05 ND milioni – ND rating

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Arrivato ormai alla veneranda età di 18 anni, da 6 anni, e in cerca di nuovi stimoli si è unito a RecenSerie per convertire il team al culto di Tina Fey e per trasmettere all'umanità la passione per le comedy. Tra una puntata e l'altra cerca di laurearsi in lettere e di guardare per un tempo indeterminato quanto più sport possibile. Il suo sogno nel cassetto è scrivere la sceneggiatura di una sit com modello talent-show con protagonisti Joe Bastianich, Lilly Meraviglia e Damiano Er Faina

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