Orange Is The New Black 6×13 – Be FreeTEMPO DI LETTURA 5 min

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“So, what are you gonna do now?” 

Appare difficile classificare questa sesta stagione di Orange Is The New Black. Guardando indietro, ciò che rimane è più che altro una sensazione di insoddisfazione per quelle che erano le premesse e per quello che invece è stato realmente presentato. Tutti i tredici episodi hanno lasciato un’idea di perenne procrastinazione, presentando un menù ricco che poi non è mai arrivato in tavola.
Come ampiamente sottolineato nelle recensioni precedenti, lo show si è perlopiù trascinato attraverso i suoi soliti sketch, dando un maggiore peso alla trama interna venutasi a creare quest’anno, ossia quella della guerra tra i blocchi. A conti fatti, questa storyline è stata l’unica ad avere una conclusione, nata e finita nell’arco di questi episodi: come accaduto nell’ormai lontana seconda stagione con la presenza del poco amato personaggio di Vee, il villain in questione viene così utilizzato in una specie di trama verticale stagionale. Ci si libera quindi sia di Carol che di Barb, in una scena in perfetto stile OITNB dove, alla drammaticità dei due corpi inermi e ricoperti di sangue, fa da contraltare la comicità del duo delle guardie con tanto di vittoria in diretta al fanta-detenute. Presumibilmente, si può considerare terminata anche la lotta interna tra blocco C e D, data la dipartita delle due boss e, soprattutto, la concezione di tale trama come circoscritta alla sola stagione. Sicuramente ci sarà altro a cui pensare il prossimo anno.
Detto di questa singola storyline però, se c’è una cosa che ha disatteso le aspettative è sicuramente stato il modo di gestire le trame collegate alle detenute di lunga data. Alla fine dei conti, questa stagione risulta come una lunga preparazione ad eventi futuri che andranno ad interessare il prossimo ciclo di episodi; un piano a lungo termine che può risultare ben studiato, dato il rinnovo per una settima stagione arrivato in blocco con la quinta e la sesta ben due anni fa. Tra le storyline anticipate in questo ciclo infatti, quasi tutte sono rimaste senza una reale conclusione, dalla faida Red-Frieda al percorso senza capo ne coda di Gloria e Maria (seppur quest’ultima abbia dato vita ad un cambiamento caratteriale nell’ultimo periodo). Nel mezzo poi, si colloca la situazione di Aleida che, al contrario delle sue ex compagne di cella, ha seguito un apprezzabile percorso in divenire, regalando, contemporaneamente, un utile sguardo alla realtà al di fuori delle sbarre.
Tra tutte queste trame che possono considerarsi minori poi, spicca senza dubbio quella inerente a Taystee, di presa senz’altro maggiore sia in termini emotivi che pratici. Il processo per omicidio, la conseguente presa di posizione del movimento Black Lives Matter, il coinvolgimento di Caputo sembravano tutti elementi pronti a dar vita ad una storyline decisamente più consistente e che avrebbe abbracciato un minutaggio maggiore. Il ristretto frangente dedicatogli in questa stagione invece, lascia un po’ dubbiosi perché, nonostante crei un bel cliffhanger per il prossimo anno per quanto riguarda la sorte di Taystee, sostanzialmente resta la sensazione di potenziale non totalmente sfruttato nel presente.
Ma se Orange Is The New Black ha un po’ deluso nella gestione delle storie, è a livello emotivo che è riuscito comunque a lasciare il segno. Partendo sempre dalla questione Taystee, esemplare è stata la scena del verdetto, una scena muta che ha parlato attraverso le espressioni e i gesti dei presenti, su tutti la stessa Jefferson, straziata dalla condanna, ma anche Joe, passato dalla tristezza alla rabbia, nonostante anche in questo caso ci si sarebbe potuti aspettare di più dal suo inserimento all’interno della storia.
L’elemento emotivo, in realtà , ha coinvolto tutta la parte finale dell’episodio, rendendolo decisamente più efficace e potente. Importante e non fastidioso, è risultato quasi a sorpresa anche il minutaggio dedicato a Piper; il matrimonio celebrato tra le mura del carcere tra la Chapman e Alex, vissuto insieme a Nicky, Lorna, Cindy, Flaca (e con la partecipazione straordinaria di Luschek) è riuscito a regalare un momento di complicità corale che forse in questa stagione è un po’ mancato. Tra un voto ed un altro poi, fondamentale per gli equilibri della serie risulta la botta di fortuna guadagnatasi, tra un caso fortuito ed un altro, da Piper. La sua scarcerazione si presenta come un plot twist ben proposto, che apre a scenari completamente nuovi per la prossima stagione non solo riguardo la relazione con Alex, ma anche perché sarà interessante scoprire come gli autori decideranno di gestire il suo personaggio dall’esterno.
Infine, parlando di potenza emotiva, non può lasciare indifferenti la tragica storia di Blanca che ha visto sgretolarsi l’illusione della scarcerazione per essere catapultata nella nuova realtà del centro detentivo per l’immigrazione. Una situazione brutale e fortemente realistica, gestita in maniera ottimale sullo schermo in quanto arrivato come un fulmine a ciel sereno che ne ha reso più forte l’impatto. Una tristezza pari solo al sempre più crescente fastidio provato nei confronti del personaggio di Linda.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La componente emotiva regala una marcia in più all’intera stagione 
  • La tragedia di Blanca: devastante ma magnificamente presentata
  • Potenzialità della scarcerazione di Piper
  • Il matrimonio di Piper e Alex regala un nostalgico momento corale
  • La Delorean di Luschek
  • In definitiva, una stagione che si è posta come un lungo prologo per eventi destinati a trovare una vera continuazione solo l’anno prossimo

 

Un season finale che è l’emblema dell’intera stagione. Alla fine si patteggia per un Thank Them All grazie alla crescente componente emotiva e per i temi lasciati aperti per il futuro.

 

Double Trouble 6×12 ND milioni – ND rating
Be Free 6×13 ND milioni – ND rating

 

 

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Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”. Tra le sue prospettive future compare il tentativo di risoluzione di un dubbio alquanto amletico: recuperare o no Lost? Si accettano consigli.

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