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The Last Kingdom 3×03 – Episode 3TEMPO DI LETTURA 5 min

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“What my father gave to you, I now take back. You are no longer Uhtred Ragnarsson.”

Povero, povero Uhtred Ragnarsson. Il destino ha veramente un crudele senso dell’umorismo nei confronti del nostro eroe, troppo pagano per essere completamente accettato dai sassoni ma, nel contempo, troppo legato a questi ultimi per vivere serenamente tra i danesi. C’è qualcosa di paradossale nel fatto che abbia mandato all’aria qualsiasi riconciliazione con re Alfred per il rifiuto di giurare fedeltà a suo figlio, il principe Edward, mentre adesso diserta dalla grande alleanza danese a cui pure aveva dato il proprio sostegno proprio per onorare il giuramento all’altra figlia del re, la signora di Mercia Æthelflæd. Ma c’è anche qualcosa di tremendamente tragico in tutto ciò: Uhtred è stretto tra due tipi di legami assai diversi eppure altrettanto importanti, quello con Ragnar che è di natura familiare e affettiva e quello con la principessa sassone che è basato sulla parola data; scegliendo il primo sacrificherebbe per sempre il proprio onore di guerriero, preferendo il secondo volterebbe le spalle per sempre alla famiglia. In ogni caso perderebbe qualcosa, né può cavarsela onorando prima l’uno e poi l’altro. E quando alla fine prende una decisione, scegliendo di accorrere in aiuto di Æthelflæd, gli viene strappato via uno dei pochi elementi identitari che ancora gli rimangono, il patronimico Ragnarsson.
Non è l’unico in questa situazione scomoda. A sorpresa, anche Aldhelm si ritrova costretto a giostrarsi tra due diversi tipi di fedeltà, quella alla propria terra e quella al proprio signore, i cui interessi non necessariamente coincidono. Finora abbiamo sempre visto in lui il perfetto cagnolino dell’odioso regnante di Mercia Æthelred, ma adesso appare chiaro che ci troviamo di fronte ad un personaggio assai più combattuto di quanto credessimo, consapevole dei limiti e dell’incapacità dell’uomo che serve e quindi pronto ad andare contro i suoi piani per proteggere quello che potremmo definire il bene del reame. Scegliendo di avvertire Æthelflæd del complotto ordito per ucciderla, sceglie non solo di salvare una persona per la quale, si intuisce, prova una certa simpatia e compassione, ma anche di mettere al sicuro il futuro del proprio regno, perché la morte della donna priverebbe i merciani del sostegno del Wessex e di una personalità forte, che sappia guidarli nel momento del bisogno assai meglio di quanto faccia l’imbelle Æthelred. Aldhelm è un po’ il Varys di Mercia, solo che invece di essere pelato sfoggia una bella capigliatura alla Fantaghirò e presumibilmente ha ancora tutti i genitali al loro posto.
Per Æthelwold, invece, non esiste una patria da difendere, ma solo un trono da conquistare perché suo di diritto (così crede lui). La sua brama di potere l’ha condotto direttamente tra coloro che vogliono annientare il Wessex e l’intera visione alfrediana di un’Inghilterra libera e unita, nella speranza che dopo i saccheggi e le distruzioni i vittoriosi signori della guerra gli concedano almeno di diventare il re delle ceneri (sì, è la seconda citazione alla saga fantasy di George R.R. Martin nel giro di poche righe). Non si rende conto di quanto sia delicata la propria situazione, né di quanto sia fragile l’alleanza militare danese che ha contribuito a creare, come invece nota acutamente Uhtred al momento di scegliere chi dovrebbe guidarla: nessuno può fidarsi di nessuno lì in mezzo, non c’è giuramento di fedeltà che davvero possa reggere. La scelta di Ragnar come grande capo è accettata da tutti ma si intuisce che ci sono troppe tensioni pronte ad esplodere perché tutto vada bene. Questo, ovviamente, non rende meno facile la posizione di Alfred, che deve comunque prepararsi alla guerra con un corpo sempre più minato dalla malattia. La scena della vestizione del guerriero, che dovrebbe trasmettere un senso di potenza, di prestanza fisica, qui appare più una sorta di Passio Christi, perché il povero sovrano malaticcio si regge a malapena in piedi e si stenta a credere che riesca a reggere anche solo il peso di una cotta di maglia. Al re morente sono dedicati pochi minuti ma come sempre la resa del suo calvario è magistrale, trasmette quel senso di inesorabilità della morte che sia il re sia la consorte Ealhswith hanno ormai dovuto accettare.
Se proprio si vuole trovare un difetto alla puntata, o comunque qualcosa che lascia l’amaro in bocca al termine dei cinquanta minuti di visione, è che c’è poca azione. Dopo la battaglia contro Sigurd Bloodhair nella premiere e l’adrenalinica fuga di Uhtred da Winchester nel secondo episodio, il terzo appuntamento con The Last Kingdom preferisce giocare tutto sui dialoghi, sugli incontri tra personaggi che non si vedevano da tanto tempo, sulla necessaria preparazione dell’ennesima grande guerra tra danesi e anglosassoni. Siamo comunque fiduciosi che questo stato di quiete non durerà a lungo e che presto le asce e le spade torneranno a macchiarsi di sangue.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La scelta di Uhtred
  • Aldhelm a sorpresa personaggio positivo
  • La resa della sofferenza di Alfred
  • Poca azione rispetto ai due episodi precedenti

 

L’alleanza danese contro il Wessex prende forma, ma chi sperava di vedere Uhtred combattere contro il suo ex-re rimarrà deluso: la sfiga scorre potente nelle vene nel nostro eroe di Bebbanburg e dopo Alfred anche Ragnar non ne vuole sapere di lui. Vedremo dove lo condurrà la sua scelta di accorrere in aiuto di Æthelflæd piuttosto che rimanere al fianco del fratello.

 

Episode 2 3×02 ND milioni – ND rating
Episode 3 3×03 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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