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Fosse Verdon 1×02 – Who’s got the pain?TEMPO DI LETTURA 4 min

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They’re laughing so hard, they don’t realize that all they’re laughing at is a person in agony. A person who’s peeled off his own skin.

Cambia il punto di vista rispetto all’episodio precedente, da Bob si passa a Gwen e i toni si fanno subito più solari. Non di molto, comunque.
Se, infatti, Michelle Williams risulta assolutamente irresistibile nei numeri di danza, la trama segue la relazione tra Fosse e Verdon saltando tra il 1955, quando si conobbero, e i primi anni ’70, quando ormai erano sulla via della separazione, anche a causa degli eventi descritti nella scorsa puntata.
Diventa un po’ complicato seguire certi salti temporali (un aiuto, ad esempio, è il progredire della calvizie da cui Bob Fosse era afflitto), ma il tutto è funzionale a fare emergere un pattern comportamentale, quasi una coazione a ripetere nella vita del grande coreografo: le sue tre mogli erano tutte ballerine e aveva iniziato la relazione con la seconda e con la terza mentre ancora era sposato con la precedente.
“Sono state tutte mie influencer”, egli dichiarava, perché, ad esempio, con la prima aveva capito che non sarebbe mai diventato “il novello Fred Astaire”, come sognava da bambino (e come forse potrebbe diventare il giovane Justin Gazzillo, interprete dei numeri di danza di Bob da giovane). Grazie alla seconda divenne coreografo.
Proprio la sua seconda moglie, Joanie McCracken, ha un ruolo importante nell’episodio in oggetto. La si vede già malata, di diabete, come lasciano intuire le analisi degli zuccheri nelle urine sul suo comodino, una malattia meno conosciuta e trattabile all’epoca di quanto non lo sia oggi. Peccato esuli dai propositi dello show approfondirne la figura, perché la McCracken ebbe un successone con il musical Oklahoma! e, a quanto pare, fu d’ispirazione a Truman Capote per il personaggio della protagonista di Colazione da Tiffany.
Agente unificante della puntata è la preparazione e realizzazione del musical Damn Yankees (intesi proprio come squadra di baseball di New York), in particolare del suo numero più famoso Who’s Got The Pain? La ricostruzione dell’originale è assolutamente fedele e minuziosa. Anche qui, però, si conferma la cifra stilistica dell’intera serie: mischiare luci ed ombre. Viene sottolineato come, sotto la patina allegra e scanzonata, il brano parli di una persona che sta morendo fra atroci dolori.
A questo proposito, come già successo per Bob Fosse nella puntata precedente, c’è un conto dei giorni intercorsi fra il momento in cui si svolsero le vicende narrate e la morte di Joanie. Questo non succede per Gwen, forse a riprova della positività del personaggio: per lei si contano i giorni intercorsi tra il momento raccontato e la vittoria del suo primo Tony Award.
Certo pure lei ha un lato oscuro, forse meno pronunciato rispetto ad altre persone. Già fidanzata a sua volta quando intraprende la relazione con Bob, non si crea problemi fino a quando non scopre della seria malattia della moglie di lui. Un discorso a parte merita poi la scena sulla spiaggia, dove si evidenza la coazione a ripetere di cui si parlava prima: è una situazione in cui quei due si sono già trovati mille volte, a dirsi sempre le stesse cose con le stesse parole. Non c’è però una conclusione amorevole alla “Che noia che barba, che barba che noia” degli indimenticati Sandra e Raimondo, bensì un legame misterioso di amore e odio, quasi una dipendenza. Bob Fosse e Gwen Verdon si lasciarono, ma non divorziarono mai ufficialmente, quasi a riprova di quanto aggrovigliato e inestricabile fosse il nodo che li legava. Provare a illustrarlo, per quanto sia impossibile sviscerarlo fino in fondo, sarà compito dei prossimi episodi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Strepitosa Michelle Williams
  • Sam Rockwell accenna passi di danza
  • Il giovane ballerino di tip tap Justin Gazzillo
  • Un po’ complicato seguire i salti temporali

 

Il nuovo punto di vista alleggerisce di qualche tono il clima della narrazione, Sam Rockwell accenna qualche passo di danza e il voto si alza, naturalmente. La serie si conferma rivolta ad un pubblico curioso e preparato (anche solo a fare qualche rapida ricerca in rete per fissare nel tempo con precisione il momento in cui si svolgono le vicende narrate via via). La pazienza di chi vuol seguire, comunque, si rivela ben premiata e nulla lascia presagire che non lo sarà anche in futuro.

 

Life Is A Cabaret 1×01 0.6 milioni – 0.1 rating
Who’s Got The Pain? 1×02 0.4 milioni – 0.1 rating

 

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