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Big Little Lies 2×04 – She KnowsTEMPO DI LETTURA 3 min

in Big Little Lies/Recensioni by
Se uno dei temi principali della prima stagione di Big Little Lies è stato la scoperta della verità dietro le apparenze all’interno di una società borghese e progressista, questa stagione cerca di affrontare quello che succede nel post del “vetro infranto” lungo quella scalinata.
Non è un caso che in questa stagione, ad ogni inizio di episodio, ci si soffermi sulla reazione immediatamente successiva a quella fatidica spinta. Paradossalmente, questa è la bugia più superficiale (cioè quella dell’aver nascosto alle autorità e alla propria famiglia di essere parte attiva nella morte di Perry), poiché dietro ve ne sono altre molto più profonde che hanno a che fare con la vera identità di queste donne. Si sentono spiate costantemente, cercando di nascondersi da tutti, soprattutto dalle persone loro più vicine, senza però pensare che chi sta vicino interpreta ancora meglio, spesso azzeccandoci, lo stato d’animo e forse la stessa, vera identità.
In questo senso, i personaggi di Mary Louise e Elizabeth, rispettivamente suocera e madre di due delle protagoniste, pur risultando quasi subito odiose di primo acchito, acquisiscono un ruolo molto più profondo di semplici elementi di disturbo. Incarnano in maniera diversa il modello di riferimento alla base dell’educazione dei figli, soprattutto nella forma del peso del senso di colpa all’interno delle decisioni dei personaggi.
Celeste DEVE meritarsi di essere sola perché ha sbagliato. È colpa DI Bonnie se sua madre ha avuto un ictus. Quel senso di colpa che porta le persone alla deriva, verso quell’insistito richiamo alle onde dell’oceano, in una sorta di estremo rito di purificazione.
Come già detto in precedenza, nonostante abbiano ruoli più comici, anche Madeline e Renata si incolpano della loro situazione, facendosi carico di tutti, in un atteggiamento anche estremamente egoistico visto come escludono dal loro stato d’animo gli stessi mariti.
Finora non si è mai data troppa attenzione a quest’ultimi e non è un caso. La narrazione, così come le protagoniste, è essa stessa egoista. Non spiega mai le loro ragioni perché in fondo non interessano. Kelley sta quindi tentando una strada, un punto di vista estremamente soggettivo su come raccontare questa storia. Tutto in modo molto consapevole.
L’unico personaggio che, nato già tragico, fatica a trovare un ruolo meno stereotipato è quello di Jane. La sua possibile nuova storia d’amore fatica a destare interesse e non offre molte riflessioni al di là del già noto.
Sempre rimanendo in termini di scelte narrative, è importante menzionare anche il ruolo marginale in termini di minutaggio ma estremamente puntuale riservato ai bambini. Bastano poche frasi o gesti per trafiggere le ultime difese ipocrite dei loro genitori ed è assai interessante pensare cosa hanno capito o come stanno affrontando queste madri incostanti; o ancora, quale fardello si troveranno in dono in termini educativi visto che esse stesse faticano ad accettare chi sono e cosa hanno rappresentato i loro genitori nelle proprie vite.
Il quadro può essere molto desolante ma, allo stesso tempo, rimane ancora solo una brutta possibilità. Hanno ancora tempo per crescere. Loro.
E le nostre protagoniste? Rimangono tre episodi per capire se saranno destinate, come nella premonizione di Elizabeth, ad affogare nell’oceano come sembra succedere a Bonnie.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Dobbiamo ancora menzionare l’interpretazione della Streep? O della Kidman? O della Dern? Allora ci mettiamo anche la Kravitz
  • Ogni volta che compare il personaggio di Chloe, sappiate che succederà qualcosa di ironicamente giusto
  • Stavolta poca musica “giusta al momento giusto”. Non si fa così, eh?

 

Una solida trama sembra non servire a questa seconda stagione e va bene così. In fondo piace perdersi dietro questi personaggi così incostanti.

 

The End Of The World 2×03 1.62 milioni – 0.5 rating
She Knows 2×04 1.61 milioni – 0.5 rating

 

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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