La satira è libera finché non colpisce in prima persona.
È un po’ questo il concetto che brillantemente i King mettono in scena, facendosi beffa di tutti gli attori della situazione, nessuno escluso.
La beffa è in primo luogo alla Reddick, Boseman&Lockhart lo studio legale per eccellenza paladino -dall’alto dei suoi lussuosi studi e costose parcelle- dei diritti delle minoranze, degli ultimi. In una situazione al rovescio, Adrian e soci sarebbero stati i difensori della libertà di espressione, del diritto alla satira e tutto ciò che concerne quel primo emendamento che ormai, dopo anni di onorata carriera nei legal drama, abbiamo imparato tutti.
I King beffeggiano tutti
Eppure questa volta la piccola commediuncola di un anonimo sceneggiatore infastidisce i protagonisti. In primis perché mina a quei 34 milioni di dollari l’anno portati dal ricco cliente oggetto di satira; in secondo luogo, la stessa colpisce nell’orgoglio i diretti interessati. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che i King si divertono a giocare con i propri personaggi:
1. Adrian va in paranoia, cominciando a dubitare seriamente della parità tra i soci intestatari (forse perché deve ammettere a sé stesso che è passato dal difendere i diritti degli afroamericani al difendere ricchi uomini bianchi in giacca e cravatta?)
2. Liz da un lato è talmente condizionata da cedere agli strani pensieri circa una relazione con un proprio sottoposto; dall’altro lato assiste offesa e indignata alla rappresentazione dello scandalo del padre senza commentare con una sola parola (forse perché la commedia riporta, infondo, la verità dei fatti? Non è stato forse messo a tacere lo scandalo di Reddick molestatore di segretarie dallo stesso studio legale che si professava difensore delle donne molestate da Trump nell’era del MeToo?)
3. Diane assiste alla presa in giro con la solita classe che la contraddistingue, salvo risentirne nel privato e andando anch’ella in paranoia circa i pensieri di Kurt sugli afroamericani.
Ma proprio tutti
“C**ksucker in Chains?”
“The asterisk means it’s class”
Ma i King hanno anche il tempo, in un’ora scarsa di intrattenimento, di beffeggiare anche tutto quel mondo un po’ radical chic di chi, per darsi un tono, elogia a spettacolo dell’anno una commedia volgare e non poi così illuminata, come invece il pubblico vuole credere pur di trovare qualcosa di nicchia di cui vantarsi.
Il monologo affidato al personaggio ispirato a Julius è ricco di frasi fatte quali avvocati e cinismo, nichilismo (inserito lì, senza senso) giudici, corruzione e via dicendo. Eppure il pubblico rimane ammaliato inneggiando al capolavoro (e Julius stesso appare illuminato da tutto ciò, il ché dovrebbe già dirla lunga sulla qualità della commedia).
È qui la satira?
In un episodio al limite tra l’assurdo e il grottesco i King si prendono il gioco di tutti, nessuno escluso e soprattutto ci ricordano come la società ruoti, da sempre, intorno agli interessi e mai agli ideali: Herz vuole solo (e giustamente) che il suo divorzio non finisca sulla bocca di tutti; Adrian e Liz non si fanno scrupoli a utilizzare la causa del proprio cliente per perseguire i propri interessi e mettere a tacere una satira volgare e, diciamocelo, un po’ scomoda; Jumaane Jenkins vuole continuare a mettere in scena il suo show che pare stia vendendo parecchi biglietti in tutta Chicago. No, qui non si parla di satira.
THUMBS UP | THUMBS DOWN |
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The Gang Gets A Call From HR 4×03 | ND milioni – ND rating |
The Gang Is Satirized And Doesn’t Like It 4×04 | ND milioni – ND rating |
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Lunatica, brutta, cinefila e mancina. Tutte le serie tv sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.