Narcos: Mexico 3×08 – Last DanceTEMPO DI LETTURA 3 min

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Narcos Mexico 3x08 recensioneLa celebre serie di casa Netflix prosegue con la guerra tra i cartelli di Tijuana e Sinaloa, mentre Amado è sempre più ricco e potente, in un momento storico drammatico per il Messico che attraversa una grave crisi finanziaria che lascia sul lastrico milioni di cittadini messicani.

IL NUOVO RE: AMADO


Amado è il nuovo Re del narcotraffico mondiale, colui che ha sovvertito il rapporto di forza tra narcotrafficanti colombiani e messicani, guadagnando una fortuna difficile da stimare, approfittando anche della debolezza delle organizzazioni rivali.
Inoltre il boss del cartello di Suarez può vantare legami politici importantissimi come quello con Carlos Hank Gonzalez, potentissimo imprenditore e de facto leader del PRI e quindi del Messico intero.
Il finale di puntata in tal senso risulta essere molto interessante, ma non del tutto inaspettato, in quanto il nuovo Re sembra pensare già al ritiro, ricordando agli spettatori che ormai la serie è giunta al termine e le varie storyline devono trovare la loro conclusione
Ancora una volta è da sottolineare come i momenti storici e documentaristici, inseriti come intermezzo allo sviluppo della narrazione, rappresentino uno dei punti di forza dello show, come già visto ampiamente in “La Jefa“.
Altra conferma importante riguarda il sempre ottimo comparto tecnico che si contraddistingue per una regia e una fotografie sempre eccellenti, senza dimenticare la colonna sonora, ricercata e sempre efficace contorno alla narrazione.
Al contrario invece il ritmo della narrazione è molto lento e in mancanza di scene action la puntata ne risente oltremodo visto che i sessanta minuti a disposizione questa volta risultano più pesanti del solito da digerire.

WALT BRESLIN


Intorno al super boss del cartello di Juarez ruotano una serie di personaggi di diversa importanza tra cui ovviamente l’agente della DEA Walt Breslin che, come ci si poteva aspettare, si rivela pronto a tutti pur di raggiungere i suoi scopi: un agente dalla dubbia moralità, nonostante le nobili intenzioni, capace di manipolare il giovane Alex e mentire sulla morte del fratello dopo averlo persuaso guadagnandone la fiducia.
Sicuramente gli autori non si sono piegati a false e banali rappresentazioni superoistiche degli agenti della DEA statunitensi, scegliendo invece un percorso più aderente alle realtà, con l’agente spesso costretto a ignorare la legge che rappresenta, il proprio ruolo e la propria etica, strumenti ammirabili ma certo non efficaci per combattere gli spietati e sanguinari narcotrafficanti messicani.
Da sottolineare però come  sia altamente improbabile che un ragazzino viziato come Alex resista alle torture dell’esercito messicano così a lungo a fronte di persone che sanno come far parlare gli interrogati, anche se si possono ben comprendere le esigenze narrative degli sceneggiatori.

THE OTHERS


Sullo sfondo prosegue la guerra tra il Cartello di Sinaloa, guidato dal carcere dal El Chapo e fuori da Mayo, contro il cartello di Tijuana degli Arellano Felix in evidente declino, nonostante l’abilità strategica di Enidina che però al momento sembra essere in evidente difficoltà.
In questo ottavo appuntamento però è l’agente Tapia a guadagnare un buon screen time, anche se la sua storyline non convince e sembra avulsa dal resto della storia, per quanto in realtà i collegamenti ci siano, ma lo sviluppo frettoloso e lo scarso carisma del character fanno si che attualmente questa risulti la parte peggiore della show, sicuramente di scarso interesse.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Walt Breslin tira giù la maschera
  • Le parti storico-documentaristiche continuano a essere uno dei punti di forza dello show
  • Una puntata come al solito ben fatta e valida a livello tecnico
  • Il finale di puntata, anche il nuovo Re pensa al ritiro
  • Il ritmo della narrazione è molto lento e in mancanza di scene action la puntata ne risente
  • Nonostante un maggior screen time, la storyline di Tapia non convince e sembra slegata dal resto della storia
  • Poco verosimile che un ragazzino viziato come Alex resista alle torture dell’esercito messicano così a lungo

 

Un episodio sottotono per Narcos Mexico, a causa soprattutto di un ritmo narrativo molto blando, viziato anche da un maggior screen time per la storyline dedicata all”agente Tapia che non convince. Nonostante l’ottimo comparto tecnico e gli interessanti momenti storico-documentaristici, la puntata si presenta evidentemente con un momento di stasi prima del grande finale, motivo per cui la valutazione è sufficiente ma nulla di più.

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Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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