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Eric 1×01 – Episode 1TEMPO DI LETTURA 3 min

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Eric 1x01 recensioneTra le uscite più significative del mese di maggio targate Netflix, spicca Eric, la nuova miniserie con protagonista Benedict Cumberbatch. Psychological thriller composto da sei episodi, la serie narra della sparizione di un bambino in una New York immorale e corrotta degli anni ’80 e della conseguente “lotta” del padre per ritrovarlo.
Con tali premesse, lo show risulta un tipico thriller alla cui tragedia seguiranno indagini e ricerca della verità. È qui però che Eric si discosta dalla consueta narrazione di genere, introducendo elementi meno convenzionali che aprono una finestra più ampia sulla salute mentale del personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch.

IL RUOLO DI BENEDICT CUMBERBATCH


Con un attore di primo livello tra i protagonisti, era inevitabile che il ruolo riservato a Cumberbatch fosse di rilievo. Il suo personaggio, Vincent Anderson, è una persona psicologicamente impegnativa da approcciare e, di conseguenza, da portare sullo schermo. Un impegno che non mette di certo in difficoltà l’attore britannico, sempre attento a mettere in mostra i più sottili strati di ogni character che interpreta (ultimo in ordine di tempo La Meravigliosa Storia di Henry Sugar).
Vincent Anderson, il padre del piccolo Edgar scomparso mentre andava a scuola, ha dietro di sé un background ben delineato sin dal primo episodio. Ideatore del programma di burattini “Good Day, Sunshine!”, Vincent si presenta come un uomo affetto da vizi e un carattere esagitato. Dal rapporto incrinato con la moglie, fino a quello apparentemente estraneo con il proprio padre, è soprattutto l’atteggiamento nei confronti del figlio ad emergere in maniera sottile ma accurata. Vincent si mostra come un padre asfissiante e pretenzioso sotto certi aspetti, il tutto amplificato da abuso di alcol e una sorta di egocentrismo sia sul lavoro che in famiglia.
Ne viene fuori un ritratto sfaccettato che nel pilot viene solo presentato, ma che nei prossimi episodi dovrebbe essere preso maggiormente in considerazione, soprattutto quando la parte più psichedelica dell’uomo prenderà il sopravvento.

THRILLER CON RISERVA


Detto degli elementi thriller con la scomparsa di Edgar e quelli più psicologici inerenti la figura di Vincent, la serie si fa carico anche di una sfilza di fattori sociali. Il contesto di una New York anni ’80 inizialmente appare come mero sfondo, ma ben presto diventa protagonista stesso della storia.
A trasportare lo spettatore in questa storyline parallela vi è la figura del detective Michael Ledroit (McKinley Belcher III) incaricato del caso del piccolo Edgar. Inizialmente la figura del detective appare unicamente collegata alla scomparsa del bambino e l’attenzione maggiore riservatagli durante lo scorrere dell’episodio frena un po’ il dinamismo narrativo con cui la storia era iniziata. Tuttavia, ben presto diventa chiaro quanto la figura di Ledroit sia vitale per la storia: tra corruzione, povertà, razzismo e l’epidemia di AIDS dell’epoca, il detective diventa il punto di riferimento per una narrazione che verte più in quest’ambito sociale.
Un insieme di svariati elementi che si spera non sovraffollino la storia, che comunque pone delle buone basi dal punto di vista investigativo. Tra una descrizione e l’altra di questo cupo contesto, alcuni input sulla scomparsa di Edgar vengono infatti già seminati, con varie ipotesi da seguire. Sarà adesso da capire su quale versante la serie vorrà porre più l’attenzione nei restanti episodi. Una scelta che probabilmente decreterà la riuscita o meno dello show stesso.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Un thriller standard con tutti gli elementi di genere al posto giusto
  • Buona descrizione del contesto di una New York anni ’80 in piena crisi sociale ed economica 
  • Benedict Cumberbatch
  • Il personaggio di Vincent Anderson un po’ troppo fuori dagli schemi potrebbe risultare “esagerato”
  • Andrà valutato il continuo della serie nel passaggio da thriller a “visionaria”

 

Una buona presentazione per Eric, che per ora racchiude tutti gli elementi di un thriller efficace. La svolta allucinatoria, arrivata nel finale del pilot, potrebbe però aprire le porta ad una serie totalmente diversa nei prossimi episodi.

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Nata con la passione per telefilm e libri, cresciuta con quella per la scrittura. Unirle è sembrata la cosa più naturale. Allegra e socievole finché non trova qualcosa fuori posto, il disordine non è infatti contemplato.
Tra una mania e l'altra, si fa carico di un'estenuante sensibilità che la porta a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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