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Russian Doll 2×07 – MatryoshkaTEMPO DI LETTURA 3 min

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Russian-Doll-2x07 È necessario partire da una domanda scomoda, forse banale, ma fondamentale: era necessaria questa seconda stagione di Russian Doll?
Sarebbe risultata necessaria se quanto avvenuto nella precedente fosse stato ampliato, approfondito e avesse permesso allo spettatore di rivedere in gioco sia l’ottimo espediente dei loop temporali, sia l’analisi di Alan e Nadia come personaggi attivi della storia. Purtroppo, questo secondo ciclo narrativo ha fallito miseramente sotto questi punti di vista, non riuscendo ad imbastire nulla di veramente coinvolgente.
I loop temporali vengono accantonati per fare spazio a viaggi verso epoche differenti, con tutte le problematiche del caso e con una gestione che definire approssimativa risulterebbe essere un complimento: con Nadia il treno si sposta solo temporalmente all’inizio (anni ’80) e successivamente anche geograficamente (Ungheria); con Alan si sposta geograficamente fin dall’inizio (Berlino Est).
Da tenere poi a mente che tutta la fase di conoscenza di Alan e Nadia viene mostrata off-screen visto che la prima stagione si concludeva sì con la fusione delle due distinte linee temporali che si erano create, ma senza un effettivo riallineamento dei personaggi con il relativo doppelgänger.

VIAGGI TEMPORALI, VIAGGI VERI E PROPRI


L’espediente narrativo legato ai viaggi temporali viene sfruttato per analizzare il rapporto di Alan e Nadia con le rispettive madri. In particolare la storia di Nadia ripercorre con molta attenzione la vita dell’attrice, Nathasha Lyonne, ed il passato della famiglia. Esattamente come accaduto per la prima stagione in cui il passato dell’attrice, legato alla dipendenza da droghe ed alcool, era stato traslato in un viaggio introspettivo attraverso i vari loop legati alla morte di Nadia, questa seconda stagione segue le origini della famiglia di Nathasha Lyonne: radici ungheresi ed ebree sopravvissute all’Olocausto.
Un confronto tra figlio/a-madre che si consuma all’interno dei vagoni del treno e che permette alla puntata di mostrare una maggiore profondità riguardo la caratterizzazione dei personaggi. Peccato si tratti di un’analisi sopraggiunta solamente a ridosso del finale avendo circoscritto tutti gli altri episodi a pure e semplici side quest facilmente etichettabili come inutili.

REGIA E FOTOGRAFIA NON BASTANO


Se da una parte c’è una sceneggiatura abbastanza dubbia, dall’altra c’è un comparto tecnico di tutto rispetto: regia e fotografia rendono ogni singola sequenza di Russian Doll iconica, quasi si trattasse di un dipinto in cui il decadentismo sociale cerca di essere espresso attraverso colori e forme inusuali. Anche la musica aiuta (così come il minutaggio contenuto degli episodi, di cui si è già fatta menzione nelle precedenti recensioni) risultando sempre sul pezzo e accompagnando sia le singole avventure dei personaggi, sia i dolci e commoventi confronti tra figli e parenti vari.
Ma non può essere sufficiente il solo comparto tecnico in assenza di una reale storia a fare da sfondo. Russian Doll ha intrattenuto il proprio pubblico senza risultare pesante durante la visione, ma la totale mancanza di una storia a cui riallacciarsi è ingiustificabile. La serie tenta di instillare nella propria trama una sorta di morale, motivato dal ricongiungimento madre-figlia/o, ma è davvero troppo tardi arrivati a questo punto riuscire a giustificare la creazione delle precedenti sette puntate con questo banale espediente.
E, si badi bene, l’appunto è collegato alla “creazione” e non alla “visione” visto e considerato, come si è già detto, che di per sé la stagione è riuscita ad intrattenere svolgendo il proprio compito. Ma quale è stato il senso dell’intero viaggio? Il riavvicinamento tra Nadia e Lenora (così come per Alan) è troppo poco, oltre a risultare abbastanza banalotto come spunto conclusivo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Musica
  • Regia
  • Fotografia
  • Finale con ritorno al bagno e al fatidico specchio con cui tutto era cominciato
  • Viaggi temporali e gestione degli stessi
  • Insensatezza della storia
  • Morale banale
  • Riappacificazione tra figli e genitori lasciata abbastanza al caso
  • Ritorno alla realtà
  • Tutto gestito in maniera troppo facile e senza reali conseguenze: una serie rappresentata da un concatenamento continuo di deus ex machina

 

Una seconda stagione su cui ci si continua ad interrogare sul motivo dell’esistenza. Arriverà una terza stagione ancora più confusionaria e immotivata? A questo punto è lecito aspettarsi di tutto, anche se forse sarebbe meglio chiuderla qui.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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