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1923 1×04 – War And The Turquoise TideTEMPO DI LETTURA 4 min

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1923 1x04 recensioneÈ difficile guardare 1923 e non provare empatia con i protagonisti. Per la precisione: sofferenza, empatia e voglia di avere subito un’altra puntata per osservare come si evolverà il tutto. D’altronde non potrebbe essere diversamente visto il cliffhanger e la tensione con cui era terminata “The War Has Come Home” e anche come è finita questa “War And The Turquoise Tide”, di fatto un midseason visto il mese di pausa che Paramount+ si è concessa di avere tra la prima e la seconda parte (verosimilmente per prolungare l’abbonamento di molti utenti, tecnica già vista con Netflix per Stranger Things ma anche con le uscite settimanali di Prime Video dei vari The Boys e Il Signore Degli Anelli: Gli Anelli Del Potere).
Che sia stata decisa dal network in maniera postuma o da Sheridan stesso in fase di pianificazione non importa, questo quarto episodio si pone perfettamente come chiusura di un capitolo della storia dei Dutton, ma al tempo stesso è anche un nuovo punto d’inizio per due protagonisti: Cara e Spencer. Perché alla fine dei conti, sono loro i protagonisti.

Your nephew has been wounded. This ranch and your legacy are in peril. War has descended upon this place and your family. Whatever war you fight within yourself must wait. You must come home and fight this one.

LA VERA PROTAGONISTA È HELEN MIRREN


Approcciandosi a 1923, l’idea data dal trailer e, più in generale visto lo storico di Taylor Sheridan, era quello di avere un Harrison Ford protagonista e solo parzialmente coadiuvato da Helen Mirren che, però, avrebbe ricoperto un ruolo di rilievo anche se non di primissimo piano. Idea completamente sbagliata perché è ormai palese che, con Jacob Dutton fuori uso, la vera capofamiglia dei Dutton sia solamente Cara Dutton, mentre si è in attesa che Spencer apra le lettere spedite mesi prima e ritorni in Montana.
La Mirren non è semplicemente una bella figurina da sbandierare ai quattro venti avendo carisma e bravura da vendere (uno degli esempi più recenti sul piccolo schermo è la miniserie Catherine The Great) ed è un piacere constatare che Taylor Sheridan le abbia riservato una parte di primissimo piano nonostante le dinamiche maschiliste/machiste del periodo non lo prevedessero. Lo si vede dall’importanza all’interno delle dinamiche famigliari ma si denota benissimo anche nel momento in cui deve fare le veci di suo marito Jacob nella riunione di fronte a tutti i cattlemen (cowboy e allevatori di pecore), per non parlare poi di come prende a sputi in faccia l’ex Bronn di Game Of Thrones al termine del discorso. Una durezza ed impenetrabilità tipica delle donne Dutton (o tipica della visione femminile di Sheridan) che è riscontrabile dalla pronipote Beth in Yellowstone e dalla nipote Elsa in 1883.
Il DNA, seppur con alcune sfumature è chiaramente lo stesso, e al pubblico piace così.

Spencer:What’s the date?
Alexandra:The date?
Spencer:Of the letter. When was it written?
Alexandra:Three months ago.

DUE LINEE TEMPORALI


Osservando il comportamento di Spencer con le lettere scritte da sua zia Cara e attualizzando il tutto ai giorni nostri, la sensazione è praticamente quella di ignorare i messaggi su WhatsApp di persone scomode o di amici che non si vuole sentire. Spencer sta facendo ghosting di sua zia, il tutto senza che lei lo sappia visto che mandare lettere dal Montana all’Africa ad una persona richiede tempo e tanta fortuna nel 1923.
Il momento di ricongiungere la storyline americana con quella africana è già arrivato nonostante ci fosse la sensazione che sarebbe potuto accadere nella seconda stagione. Sensazione che potrebbe essere comunque confermata nel caso in cui Sheridan voglia seguire il viaggio di ritorno nel Nuovo Continente, idea che non sarebbe affatto malvagia e che, anzi, potrebbe offrire diversi spunti narrativi da non sottovalutare.
La svolta narrativa ha chiaramente un risvolto emotivo e magari anche action se si tradurrà in Spencer che si allontana dalla sua fiamma londinese smettendo di limonare duro in ogni momento. Perché oggettivamente va detto: non se ne può più. Bella l’intensità della relazione, piacevoli alcune sequenze, ma sprecare una decina di minuti a guardare i due piccioncini che si scambiano litri di saliva alla lunga risulta fastidioso anche per i più smielati. E questo è sicuramente un, se non il, lato piuttosto negativo della puntata ma anche facilmente migliorabile.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La diversa linea temporale, prevedibile ma sempre molto affascinante
  • Helen Mirren è maestosa
  • Lo sputo
  • Alcune lungaggini di troppo in Africa (specialmente in spiaggia) e nella storyline tra indiane e suore

 

“War And The Turquoise Tide” è un ottimo midseason finale che porta alla ribalta Helen Mirren dandole la giusta luce ed il giusto spazio. Piace l’idea della timeline differente in Africa ma si continua ad assistere ad alcune scene un po’ ridondanti, specialmente per quanto riguarda i limoni tirati sulla spiaggia. Meno limoni e più sparatorie avrebbero permesso alla puntata di raggiungere un Bless facilissimo.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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