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The Crown 5×01 – Queen Victoria SyndromeTEMPO DI LETTURA 6 min

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The Crown 5x01 recensioneSono passati esattamente due anni dalla quarta stagione di The Crown. Un tempo resosi necessario per costruire il nuovo (ennesimo) volto della serie di Peter Morgan rallentato da quella pandemia che ha fermato mezzo mondo, set televisivi compresi.
Due anni che hanno visto cambiare radicalmente anche la stessa famiglia reale, a partire dall’aprile 2021 caratterizzato dalla morte del Principe Filippo, fino al più recente 8 settembre 2022 quando la monarchia inglese ha visto la fine del regno più longevo della sua storia. Dopo ben 70 anni e 214 giorni di regno, infatti, la morte della Regina Elisabetta II ha segnato un cambiamento epocale non solo per la Gran Bretagna, ma anche a livello storico e culturale da un punto di vista mondiale.
All’età di 96 anni, Elisabetta II termina il suo mandato di Regina dopo aver vissuto attivamente quasi un secolo di storia, tra alti e bassi storici e sociali ma anche personali. E appare perciò quasi delicato sapere che la Regina non assisterà all’attuale stagione di The Crown, quella che, a conti fatti, racconterà uno dei capitoli più tumultuosi e contestati vissuti dalla sua famiglia.

CAST 3.0


Ormai, una peculiarità di The Crown è il cambio della guardia ogni due stagioni per quanto riguarda il cast. Una scelta stilistica fortemente apprezzata che finora è sempre riuscita a rendere al meglio sullo schermo il passare del tempo, cambiando per l’occorrenza attori e attrici a seconda dell’età che avanza per i protagonisti. E bisogna ammettere che il lavoro di casting svolto in questi anni è stato eccelso, proponendo ogni volta la migliore delle scelte (oltre i protagonisti principali, non si può dimenticare la perfetta trasformazione di Gillian Anderson in Margaret Thatcher nella scorsa stagione).
All’alba di questa quinta stagione e con il terzo cambio di testimone, il casting proposto da The Crown si mostra ancora una volta di altissimo livello e soprattutto coerente con i personaggi stessi. O quasi.
A spiccare è sicuramente la terza scelta della Regina Elisabetta II il cui ruolo, dopo Claire Foy e Olivia Colman, viene affidato ad un’altra attrice di rilievo, Imelda Staunton. E nella sua prima apparizione il risultato risulta già pienamente soddisfacente. Dal portamento al comportamento, la Regina di Imelda Staunton appare subito decisa e convincente in ogni aspetto (questo nonostante la modalità di porsi nei discorsi pubblici fa pericolosamente venire in mente alcuni aspetti del personaggio di Dolores Umbridge).
Con un ruolo più marginale ma comunque onnipresente, appare anche la terza versione del Principe Filippo che dopo Matt Smith e Tobias Menzies viene interpretato da Jonathan Pryce. Anche qui la scelta si mostra subito adatta, con l’attore che riesce a catturare quelle sfumature meno rigide del Duca di Edimburgo che, unite ad un rimando anche fisico, rendono la somiglianza molto più effettiva.
E se anche la Principessa Margaret cambia nuovamente volto passando a Lesley Manville (dopo Vanessa Kirby e Helena Bonham Carter), la vera croce e delizia di questa stagione anche da un punto di vista di casting, sembrano essere Carlo e Diana. A colpire su tutti è la scelta della Principessa del Galles, già nella scorsa stagione interpretata egregiamente da Emma Corrin e che adesso raggiunge un picco forse mai visto prima per una sua rappresentazione. Elizabeth Debicki porta in scena una Diana sublime, che già da questo primo episodio crea un rimando quasi magnetico con la fu Principessa, catturando ogni sua espressione, ogni suo movimento e comportamento in maniera incredibile. Fondamentale è anche il supporto del trucco che riesce a sottolinearne ancora di più la somiglianza, ma se ciò che si è visto in questa season premiere è solo l’inizio, si può già dare appuntamento ad Elizabeth Debicki ai prossimi Emmy.
Tuttavia, se la scelta di Diana si è rivelata vincente, non si può dire lo stesso per quella riguardo il Principe Carlo. E questa non è assolutamente una critica a Dominic West, anzi. L’attore nella sua bravura e nel suo fascino risulta infatti “troppo” per il ruolo di Carlo. Non ce ne voglia l’attuale sovrano britannico ma è indubbio che a livello di somiglianza fisica ci sia fin troppo dislivello con il suo interprete. Un elemento che continua a non trovare riscontri anche da un punto di vista caratteriale: il Carlo di West appare fin troppo sicuro di sé, carismatico e fascinoso; una rappresentazione lontana anni luce non solo dalla convincente e incerta portata in scena di Josh O’Connor nella scorsa stagione, ma anche dalla più goffa parvenza del vero Carlo (la recente macchietta con l’inchiostro risulta ancora vivida come esempio).

DUE FILONI NARRATIVI… E MEZZO


Un nuovo cast, dunque, per raccontare un nuovo periodo storico della casata dei Windsor che, in questa quinta stagione, prenderà una strada più tortuosa raccontando una delle pagine più dibattute e complicate vissute nella storia recente dalla famiglia reale.
“Queen Victoria Syndrome” fa da apripista presentando quelli che saranno i filoni narrativi da seguire nel corso dei prossimi episodi. E al momento questi sembrano essenzialmente due… e mezzo.
Da un lato, c’è ovviamente il tema cardine della stagione, con il turbolento matrimonio e conseguente divorzio di Carlo e Diana a contrassegnare e definire tutto il resto. Da questo punto di vista, la season premiere continua a raccontare la freddezza dei due già presentata nella scorsa stagione, sottolineando sempre la (neanche tanto) velata ostilità di Carlo nei confronti della moglie e il malessere di quest’ultima per tutto il contesto che la imprigiona. E anche qui la serie svolge un lavoro egregio nel far percepire la precarietà del castello di carte che aspetta solo di crollare.
Il secondo filone narrativo, invece, viene dedicato alla Regina Elisabetta e al Principe Filippo. Qui, attraverso un uso sapiente dello yacht reale che funge da metafora stessa del declino della monarchia, lo show presenta un perfetto parallelismo dei temi che passano e della lotta tra modernità e tradizione.
In questo frangente rientra anche la figura del Primo Ministro britannico dell’epoca, John Major (interpretato da un somigliante Jonny Lee Miller), protagonista di una resa quasi ironica nel mostrarsi “vittima” di capricci e giochi di potere dei reali, se non fosse che l’intera situazione, come da lui stesso sottolineato a fine episodio, rischia di aprire una voragine ben profonda per l’intera Gran Bretagna.
A legare questi due filoni si insinua nel mezzo una parte di trama ancora dedicata a Carlo ma volta più ad una questione politica. Il desiderio dell’erede di prendere subito il potere fa da collante a questa crisi della vecchia monarchia aprendo un’ulteriore crepa all’interno della famiglia stessa (spoiler: Carlo non ci riuscirà ancora per ben 31 anni).

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Nuovo cast più che convincente
  • Una Elizabeth Debicki che già ammalia nei panni di Diana
  • Lo yacht reale come metafora di una monarchia in fase decadente
  • Stagione che inizia dal 1991: si entra nella fase più dibattuta della storia reale recente con una buona presentazione delle trame
  • Come sempre regia, fotografia e ambientazioni sublimi
  • Dominic West troppo distante sia in aspetto che in carisma dal vero Carlo
  • Una season premiere da cui ci si aspettava qualcosa in più

 

Sarà forse stata l’attesa di ben due anni o le aspettative sempre più alte, ma questa season premiere si presenta fin troppo “normale” rispetto alle previsioni. Tuttavia, il comparto tecnico sempre eccelso unito al nuovo cast di altissimo livello, rendono la visione di The Crown sempre una gioia per gli occhi dello spettatore.

Ormai sulla trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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