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The Regime 1×01 – Victory DayTEMPO DI LETTURA 4 min

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The Regime 1x01 recensioneThe Regime arriva su Sky presentando, almeno sulla carta, credenziali di tutto rispetto. L’ideatore è Will Tracy, esperto in humor nero, con all’attivo la sceneggiatura del film The Menu. Alla regia di tre dei sei episodi della serie c’è Stephen Frears, a cui si deve una mitica versione filmata del romanzo Le Relazioni Pericolose.
Quanto di meglio, dunque, per una storia ambientata in un immaginario e non meglio precisato paese del centro Europa, governato da una Cancelliera tutt’altro che ferrea, preda delle sue paure e dei suoi fantasmi.
Protagonista è Kate Winslet, sulla cui immagine la distribuzione ha puntato quasi in esclusiva per la campagna promozionale. Nelle prossime puntate è prevista anche una partecipazione di Hugh Grant, a impreziosire il tutto.

UN REGIME AUTORITARIO (O ALMENO PROVA AD ESSERLO)


Il titolo di questa prima puntata fa pensare a 1984 di George Orwell. Nel romanzo, ogni tanto si festeggiava bevendo gin, alla salute del Grande Fratello. Nello show, si celebra il settimo anniversario in cui la Cancelliera Helena Vernham ha rovesciato il regime del Cancelliere precedente (ovviamente “marcio e corrotto”) con l’aiuto e l’esempio del proprio padre, ora defunto.
Il rapporto con il padre è una delle fissazioni e delle manie di Helena. L’altra è la muffa. In effetti, il palazzo del potere dove risiede è fatiscente e tutto in ristrutturazione. Proprio per tenere sotto controllo la qualità dell’aria viene chiamato “il macellaio della zona 5”, Herbert Zubak. Il militare si è distinto per aver soffocato nel sangue una rivolta (ammesso che fosse una rivolta) dei minatori nelle miniere di cobalto.
Già l’abbinamento tra personaggio e ruolo affidatogli lascia perplessi. Anche nella puntata in oggetto si vede come lui tenda a strafare, diventando un personaggio quasi fumettistico, per quanto le sue goffaggini e i suoi eccessi di zelo suscitino più imbarazzo che sane risate.

BUONE INTENZIONI SULLA STRADA PER L’INFERNO


Matthias Schoenaerts ha al suo attivo ruoli di eroe romantico. Qui, nei panni di Herbert, sembra un elefante in un negozio di cristallerie. Tutto sommato, però, il suo personaggio sembra scritto meglio e più centrato di quello della stessa Helena Vernham.
La Cancelliera oscilla fra apparizioni stile santa (come nell’immagine scelta per la recensione) a momenti imbarazzanti, al limite del cringe. Uno per tutti, quando canta If You Leave Me Now dei Chicago al ricevimento in cui deve contrattare con gli americani i diritti di sfruttamento delle miniere di cobalto, ricchezza della sua nazione. Stona pure.
Citazione particolare merita la sua ipocondria. C’è una scena in cui, durante le terapie mediche, indossa una cuffietta quasi identica a quella delle Ancelle di The Handmaid’s Tale. Potrebbe voler indicare che, nonostante tutto, anche lei è un po’ schiava della posizione che occupa e dell’ambiente in cui si trova.

BRITISH HUMOR


Il senso dell’umorismo è un fattore delicato e personale, ognuno ha il suo. In The Regime, però, almeno per quanto riguarda l’episodio pilota qualcosa sembra non ingranare. Non c’è, per esempio, l’ironia di un The Great. Il clima generale della narrazione sembra malato, un po’ come l’ambiente del palazzo presidenziale.
Una linea del basso per le vicende potrebbe trovarsi negli sforzi dei personaggi principali, sempre mal dosati nella forza o rivolti all’obiettivo sbagliato. Manca, per ora, una trama orizzontale chiara, ad esempio una ben definita congiura per uccidere la Cancelliera. Al momento, si sono visti solo tentativi di alcune figure secondarie di farsi le scarpe gli uni con gli altri. Ci sono passaggi in cui sembra di intravedere qualche parallelo con personaggi ed eventi dell’attualità, ma l’effetto è più inquietante che satirico. Momenti di vera comicità li offre solo l‘operaio che continua a perdersi per il palazzo (seppur con secondi fini). Questo dispiace ancor di più dati gli attori di primo piano presenti sia come protagonisti che nei ruoli secondari, con ad esempio la candidata all’Oscar Andrea Riseborough o Martha Plimpton.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Matthias Schoenaerts
  • In generale, ottimi ingredienti
  • L’operaio che continua a perdersi per il palazzo
  • Qualcosa non ingrana, c’è più desolazione che ironia
  • Gli elementi non si combinano gli uni con gli altri

 

Come insegna Masterchef, non sempre ottimi ingredienti danno automaticamente il grande piatto. Per fortuna, The Regime ha ancora tutto il tempo per correggere un po’ il tiro e rendere la sua storia più coesa e avvincente. Questo primo episodio, intanto, non merita nulla più di un voto interlocutorio.

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Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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