Per chi ha visto Black Mirror: Bandersnatch i parallelismi tra Russian Doll ed il prodotto interattivo ideato da Brooker si sprecano: loop narrativi; una storia che prosegue in maniera inesorabile e che si districa tra una miriade di scelte; pochi nodi fondamentali ed un sacco di cul de sac narrativi; piccole interferenze e cambiamenti loop dopo loop.Ma Russian Doll non è interattivo, bensì ogni decisione ed ogni sviluppo ad esso collegato è stato scelto dagli sceneggiatori in fase di scrittura. A conti fatti, quindi, si potrebbe pensare che ciò che rendeva speciale Bandersnatch (l’interattività), mancando in questa serie ne depotenzia la bellezza portandola a banale prodotto. Ed invece no, Russian Doll sopperisce a questa mancanza ampliando lo spettro narrativo ed introducendo, nello scorso episodio, una seconda variabile narrativa: Alan.
Ma oltre ad una costruzione narrativa inusuale ed interessante, la serie vanta un elemento ancor più raro all’interno del palinsesto seriale moderno: una stagione composta da un numero esiguo di puntate che al più raggiungono i trenta minuti l’uno. Una costruzione comedy, perché è indubbio che l’impronta ricercata da Lyonne, Poehler e Headland sia proprio quella della serie ilare e circoscritta alla canonica mezz’ora di filmato, ma con sfumature ben più impegnate. Anche se non troppo.
Russian Doll riesce a toccare nel profondo lo spettatore con vicissitudini sociali a tratti ben più che drammatiche: basti prendere ad esempio l’intera sottotrama riguardante Alan oppure la scena dello sparo a Nadia. La serie nasce come comedy, si sviluppa come tale ed a più riprese lo sottolinea come elemento cardine ma non perde occasioni di scuotere lo spettatore dal torpore e ricordargli che, volendo, potrebbe giocare a fare la grande.
“Superiority Complex” nasce come indegno seguito di “Alan’s Routine”, l’episodio al momento migliore della stagione che ha rappresentato lo spartiacque narrativo e rotto la ciclicità ostentata e pedante della storia. Parliamo di “indegno” in quanto, per forza di cose, la bellezza e la geniale creatività narrativa del quarto episodio non vengono (e forse non potevano essere) replicate. Ecco, quindi, che i loop riprendono e dopo aver introdotto una nuova variabile nella storia è arrivato il momento di analizzare le peculiarità di questo immortale ciclo di vita in cui Alan e Nadia sembrano essere bloccati.
I due muoiono sempre nello stesso identico momento, ma ovviamente per motivi diversi.
In entrambi i cicli, poi, iniziano a palesarsi diverse differenze (come per esempio la mancanza dei pesci, come da noi già appuntato e come precisato dallo stesso Alan durante l’episodio).
Le vere domande continuano però a rimanere irrisolte, cosa più che corretta visto e considerato che siamo al quinto episodio: come e perché Alan e Nadia sono finiti in questo loop? Per poterlo scoprire i due sembrano aver iniziato un percorso di auto perfezionamento, anzi, per la precisione di avvicinamento: Alan sta livellando il proprio carattere verso un più basso livello di autocontrollo e gentilezza; Nadia, al suo opposto, sta tentando di diventare più altruista e gentile verso il prossimo.
Lo spettatore è a conoscenza di cosa, all’incirca, sia avvenuto prima dell’inizio dei loop. Per meglio precisare ha una vaga idea di come fosse la vita di Alan e Nadia prima che questa ciclicità prendesse possesso delle loro vite. Ma un momento fondamentale manca sempre e comunque e dovrà essere presentato per giustificare i loop: l’esatto momento antecedente al loro volto inebetito perso nel riflesso dello specchio.
Russian Doll continua la propria ricerca di un equilibrio e di una serie di regole che possano rendere questi loop più comprensibili, così da poterne cogliere il significato e, magari, riuscire a sottrarsi ad essi.
Ma il percorso, valutati Nadia ed Alan, potrebbe rivelarsi più lungo del previsto.
L’immagine scelta per la recensione richiama chiaramente il loop e quindi il primo episodio in cui abbiamo fatto conoscenza di Nadia. Ma è percepibile un evidente cambiamento nella donna.
| THUMBS UP | THUMBS DOWN |
|
|
Era difficile riuscire a replicare la bellezza di “Alan’s Routine“. Consci di ciò, “Superiority Complex” rimane un ottimo episodio per poter approfondire ulteriormente le caratteristiche dei loop che, a questo punto, appaiono sempre meno categorizzabili come loop.
| Alan’s Routine 1×04 | ND milioni – ND rating |
| Superiority Complex 1×05 | ND milioni – ND rating |
