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ZeroZeroZero 1×07 – 1×08 – Famiglia – Stesso SangueTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Epica” deriva dal greco “epos” e significa letteralmente “racconto, narrazione”. “Epici” erano quei romanzi o poemi che servivano a raccontare (e soprattutto a tramandare ai posteri) la cultura delle varie civiltà che descrivevano. Così sono stati, per il mondo greco, i poemi omerici che hanno descritto la cultura del mondo antico. Allo stesso modo si può dire che ZeroZeroZero rappresenta, in un certo senso, l’equivalente dei poemi omerici per quanto riguarda il mondo del narcotraffico internazionale, una vera e propria società a parte con le sue regole e i suoi codici di comportamento.
Un mondo i cui valori sono soprattutto quelli del capitalismo selvaggio e della mercificazione di ogni cosa (e persona) in cui gli individui troppo deboli o sentimentali sono condannati ad una fine certa (come poi è effettivamente la sorte dei protagonisti dello show aderenti a questa descrizione). È interessante notare come anche le varie storylines presenti in questa prima stagione, che nei primi episodi erano ben segmentate e identificabili e in questi ultimi due episodi sono sempre più amalgamate, si possano suddividere in due tronconi ben evidenti che, per vari motivi, si possono identificare proprio con i due poemi omerici (Iliade e Odissea).

L’ODISSEA

Le storylines riguardanti il clan calabrese dei La Piana e la famiglia Lynwood (qui riunite in una sola) si concentrano sul viaggio della famosa partita di cocaina dall’America fino al porto di Gioia Tauro, che qui trova la sua fine naturale (e prevedibile). Lo scopo di questo nostos infatti è riportare tutto ad una situazione di “normalità” dopo tanti sconvolgimenti. Ma la stabilità raggiunta tramite il benessere economico derivato dalla cocaina è ottenuto, in realtà, con un sacrificio necessario. Nella storyline calabrese, infatti, è Stefano ad avere la peggio nella faida famigliare con il nonno Don Minu, segno che lo status quo all’interno della società del narcotraffico è praticamente intoccabile (in questo senso Gomorra – La Serie è molto più “american dream“). L’incontro fra i due ha tutto il sapore di una vera e propria resa dei conti finale da film western, complice anche il paesaggio terso e decadente dell’Aspromonte, qui meravigliosamente rappresentato dalla fotografia cinematografica e dalla regia di Pablo Trapero (noto per il film Il Clan, premiato al Festival di Venezia 2015), già regista nel precedente “Salvezza”. A parte questo, la storyline calabrese è quella, delle tre, più legata al lato “soap” della vicenda con una rappresentazione della criminalità organizzata ancora molto tradizionale e canonica. Il lato più “finanziario” della criminalità organizzata (e quindi quello più interessante) è rappresentato, invece, dalla parabola esistenziale dei due fratelli Lynwood, Emma (un’eccezionale Andrea Riseborough) e Chris (Dane DeHaan). “Famiglia”, in particolare, si concentra sul rapporto fra i due in quel di Casablanca (meta di passaggio per la consegna del carico). E qui un’ampia porzione dell’episodio rientra nei canoni del drama famigliare e si tinge, per un attimo, di romanticismo e di buoni sentimenti. Viene presentato il personaggio di Amina (Nabiha Akkari, già vista in Italia nel film Che Bella Giornata di Checco Zalone), interesse amoroso di Chris che si prende una buona parte di minutaggio, al punto da sembrare quasi fuori contesto rispetto al resto della serie. Soprattutto perché (come Gomorra – La Serie insegna) di fronte a tali momenti si ha la certezza, quasi matematica, che qualcosa di male accadrà. E infatti tale sequenza molto lunga serve semplicemente a spiegare l’intro iniziale (con dei passaggi di flashback veramente interessanti e ben costruiti) in cui Chris incontra, purtroppo, la sua inevitabile fine. Col senno di poi tale sequenza poteva tranquillamente essere accorciata, ma non si può dire che non faccia il suo lavoro, catturando lo spettatore e suscitando in quest’ultimo una forte empatia nei confronti delle vicende del figlio di Edward Lynwood per poi colpirlo nel finale con un bel pugno nello stomaco!

L’ILIADE

Ma ancora più interessante (e visivamente spettacolare) è la storyline messicana che riprende esattamente da dove “Salvezza” si era interrotta. Anche qui si ha una bella intro a cui poi si ricollega la scena finale in un cerchio perfetto creato con ottimi flashback e flashforward. Da qui era partito il carico di cocaina, con la precedente gestione dei Leira, e qui si conclude questa “parabola del male” con la vittoria del gruppo di guerriglieri di Contreras (Harold Torres) che, come gli Achei del poema omerico, espugnano la propria Troia e conquistano definitivamente il mercato del narcotraffico.
Proprio Contreras si rivela, ancora una volta, il vero personaggio rivelazione dello show. Un’ex soldato dell’esercito messicano che diventa narcotrafficante non si vede spesso in prodotti di questo genere. Meglio ancora se l’attore in questione riesce, con pochi ma studiati gesti, a rendergli anche un’umanità incredibile. Non si può dire, infatti, che questo character non abbia una “morale” (anche se molto soggettiva) e una certa umanità, come dimostra la scena iniziale in ospedale.
Le diverse sfaccettature di cui si compone la sua personalità sono impressionanti ed è ciò che cattura maggiormente lo spettatore nella visione dello show. Ovviamente l’episodio finale mostra tutta la sua ascesa, in una sequenza “action” magistralmente diretta che suscita una fortissima suspense. La ferocia e l’audacia dell’ormai ex-militare lo rendono l’individuo perfetto per emergere nella “giungla” del narcotraffico. Se a questo poi si aggiunge un’Emma ormai definitivamente scevra da ogni remora o morale dopo il suo viaggio in Italia (e dopo la straziante scena d’addio al fratello Chris) allora abbiamo il finale perfetto per “l’ epica del narcotraffico”, con il raggiunto accordo fra la broker e il “produttore” della merce che lascia aperte le porte ad eventuali nuove collaborazioni.
In quest’ultima parte sono soprattutto i silenzi e gli sguardi, più che i dialoghi, a farla da padroni. Il mondo del narcotraffico è cinico e freddo, e così anche la sua rappresentazione avviene di conseguenza. Quello che importa sono sempre e solo gli affari, e di questo si parla nel dialogo finale che conclude (con una stupenda carrellata finale fra le macerie del capitalismo narcotraffico) la vicenda narrata in questa prima stagione di ZeroZeroZero.
Il finale sembra essere auto-conclusivo e non c’è alcuna traccia di una possibile seconda stagione. Ma certo, vista la grande qualità di questo show e la quantità di storie che se ne potrebbero ricavare da questo mondo criminale, si spera che Sky e Canal+ decidano di proseguire con questo esperimento. In ogni caso, ZeroZeroZero rimane una delle serie più innovative di questo 2020, sia per quanto riguarda l’aspetto tematico che l’aspetto visivo e registico. Un prodotto di qualità come se non se ne vedeva da tempo (in Italia e nel mondo).

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Famiglia Lynwood (in particolare Andrea Riseborough)
  • Storyline messicana
  • Racconto “epico” del mondo del narcotraffico
  • Uso dei flashback e dei flashforward
  • Pizzini nei santini!
  • Chiusura del cerchio e ultima scena
  • Regia e fotografia
  • Ship Chris-Amina
  • Storyline calabrese
  • Perché Chris deve sempre andare in giro come un turista tedesco in gita a Rimini?

 

Si conclude così il viaggio della famosa partita di cocaina che si è lasciata dietro tanti di quei morti che Game Of Thrones scansate! Un racconto epico sul mondo del narcotraffico internazionale come mai era stato mostrato sul piccolo schermo. Il finale è amaro e non potrebbe essere altrimenti!

 

Salvezza 1×06 ND milioni – ND rating
Famiglia 1×07 ND milioni – ND rating
Stesso Sangue 1×08 ND milioni – ND rating

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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