Shameless 5×02 – I’m The LiverTEMPO DI LETTURA 5 min

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Dopo averci mostrato, nella première, a che punto sono i protagonisti sugli albori dell’estate di Chicago, arriva, per gli autori, il momento di
edificare le prime fondamenta per il proseguo della serie.
La svolta più importante, per la trama futura, è quella che
ci viene svelata solo nell’immancabile scena post-credits (ma che già si poteva
presagire fin dallo scorso episodio): nel suo personale momento di gloria, Frank
Gallagher, incarnando una sorta di profeta illuminato, sbeffeggia i compagni di
bevuta dell’Alibi (e il figlio Lip), avendo avuto ragione sul risanamento
urbanistico che il comune ha intenzione di attuare nel loro quartiere (“We are dinosaurs, my friend. And a big, fat comet is headed for our sweet slice of Earth. And that comet is a Starbucks“). Ovviamente, con i termini tipici di Frank Gallagher, velati di quella lucidità e consapevolezza che in più di un’occasione gli abbiam visto sorprendentemente a sfoggiare. Basti ricordare le vette della terza
stagione, ovvero quando, grazie alla sua schietta e dissacrante retorica, Frank
venne scelto come portavoce del movimento sui diritti degli omosessuali di
Chicago. Superfluo, d’altro canto, andare così lontano nella memoria,
dato che il personaggio di William H. Macy (se la “Milk of God” non l’avesse
fatto intuire) ha già dimostrato di essere il Gallagher più in forma di questa
primo scorcio di stagione. Questa volta è il pranzo in cui
vengono invitati tutti coloro che hanno usufruito della donazione di organi di
David, ad offrire il pretesto per farci gustare in pieno lo “stile Shameless”: assurdo,
grottesco e irriverente, scegliendo in  Frank la perfetta incarnazione di tale
spirito, assoluto protagonista della scena. E, risate a parte, va sottolineata l’abilità e la precisione degli autori, che non cedono alla tentazione di
lasciarsi alle spalle la sofferta operazione della passata stagione ma,
piuttosto, di renderla sempre attuale nella continua sfida del personaggio a
non rinunciare al proprio caratteristico alcolismo.
Discorso diverso merita la “nuova” convivenza con Sheila. La
battaglia personale della donna contro la presenza ingombrante e invasiva di
Sammi, innanzitutto, sembra aver raggiunto il suo scopo narrativo nello sfogo finale,
dove la ragazza viene costretta a valutare la propria triste e deprecabile
esistenza. In parallelo, invece, il rapporto instauratosi tra i due improbabili
coniugi procede a gonfie vele. Mai avremmo potuto pensare che i desideri
opportunistici, prima di uno, poi dell’altra, e in tempistiche così lontane tra
loro, avrebbero finito col portare ad un’unione talmente “idilliaca”. L’immagine
della loro fuga egoistica e vigliacca dalla stessa Sammi, che li raffigura complici, sorridenti
e mano nella mano, batte di gran lunga un qualsivoglia equivalente momento
strappalacrime di una qualsiasi commedia romantica con protagonisti Robert
Pattinson e Kristen Stewart.
Intanto, però, l’immaginario premio come miglior personaggio
dell’episodio lo vince indiscutibilmente una sorprendente Svetlana. In veste di
cinica consigliera, la vediamo illuminare la via della paternità per Kev e
dell’addio alla pubertà per Debbie. Sembrano passati anni luce da quando rappresentava
esclusivamente lo strumento di sottomissione per un impotente Mickey Milkovich.
Dopotutto, il quadretto familiare surreale e all’avanguardia mostratoci nella
première già ci aveva dato l’idea dei notevoli progressi raggiunti nei 6 mesi di “buio narrativo”.
A proposito della famiglia Milkovich, si registra
un’ulteriore tappa d’avvicinamento, dopo gli episodi fedifraghi di “Milk Of The Gods“, ad un inevitabile ritorno a una fase più problematica del bipolarismo di Ian. Coerente alla volontà di resistere a qualsiasi aiuto
terapeutico, espressa fin dal finale della passata stagione, Mickey cerca di risolvere,
a suo modo, l’evento sopra le righe di questa settimana.
Grazie anche
all’apporto impareggiabile di Mandy, presente e piacevole come non la si vedeva
dai fasti delle prime stagioni, i risultati sono, al solito, tanto geniali
quanto deliziosamente sfrontati. Ai fan di Emma Greenwell tocca ricordare,
purtroppo, che il nome dell’attrice non figura tra il regular cast di questa stagione, perciò non resta che godersi i
brevi e mai banali momenti in cui apparirà. Rassegnazione, comunque, mitigata
dalla fugace chiacchierata con Lip, la quale sembra promettere carnali significativi
incontri futuri.
Stenta a decollare, invece, la storyline che riguarda Fiona.
La tresca col boss di turno, come fa notare la stessa ragazza, sà di già visto,
così come le occasioni che la vedono oltrepassare il limite della legalità e
del buon costume. L’espressione che si legge sul viso di Emmy Rossum in
chiusura di puntata, infatti, sà tanto di preoccupazione per evidenti accenni
di ricaduta. Dubitiamo che, dopo aver sviscerato così intensamente la tematica
della sua complicata “dipendenza” per tutta la passata stagione, gli autori
desiderino nuovamente tornarci sopra. Per cui non sembra tanto inesatto
interpretare tali episodi come l’esplicita volontà di preparare il campo all’atteso, e sicuramente sconvolgente, ritorno di Jimmy.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Svetlana, praticamente in ogni cosa che fa o dice 
  • La complicità tra Frank e Sheila
  • L’assurdo e grottesco pranzo in “compagnia” di David
  • La geniale vendetta messa in atto dalla famiglia Milkovich
  • “And that comet is a Starbucks.” (cit. Frank)
  • La tresca tra Fiona e il suo capo manca ancora di incisività e interesse
  • La ripicca di basso livello di Sammi, da Shameless ci si aspettano trovate più argute (vedi vendetta Milkovich)
Dopo la puntuale partenza in sordina, Shameless, altrettanto
lentamente, pone finalmente le basi per una prima accelerata. Dato l’altissimo
livello fin qui regalatoci dallo show, possiamo senza dubbio nutrire solide
speranze di assistere all’ennesima stagione indimenticabile, cullati dalla
certezza che il suo inconfondibile stile, almeno, non sembra esser stato
minimamente intaccato.
Milk of the Gods 5×01 1.77 milioni – 0.8 rating
I’m The Liver 5×02 1.76 milioni – 0.8 rating



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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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