The Flash 1×16 – Rogue TimeTEMPO DI LETTURA 10 min

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Grande Giove!

Questa l’espressione più celebre del Doc Brown di Ritorno al Futuro (“Great Scott!” in originale). Se ve la riproponiamo, non è perché siamo fissati col “pesante” o siamo afflitti da problemi di gravità, ma piuttosto, per celebrare la scelta, da parte degli autori, di quale concezione di continuum spazio-tempo adottare per i viaggi dell’uomo più veloce del mondo. Ebbene, a spuntarla è la linea temporale “multipla” e modificabile, dove il tempo può essere riscritto (e perciò, almeno a rigor di logica, la madre di Barry può essere salvata).
La sua presentazione è delle più classiche. In questi casi, va innanzitutto fatto presente, non è tanto il viaggio in sè a destare le preoccupazioni dei personaggi, ma piuttosto le conseguenze, quasi sempre catastrofiche, che gli eventuali cambiamenti a quanto accaduto precedentemente possano scatenare nella rinnovata realtà. Il più comune butterfly effect, insomma, come  Eobard Thawne Dottor Wells si premura immediatamente di illustrare a Barry, non appena intuisce dell’ avvenimento.
In verità, a dispetto delle ipotesi sviscerate in via teorica in “Fallout“, c’erano pochi dubbi su quale opzione gli autori avrebbero infine prediletto. Non si tratta solo del fatto, più concreto, che Cisco difficilmente poteva uscire di scena così precocemente e senz’alcun preavviso, ma piuttosto, restando sulla linea della pragmaticità, si tratta della soluzione migliore anche in termini di pura scrittura. La pratica, chiamiamola, “ritorno al futuro”, infatti, è in grado di offrire un maggior spazio di manovra alla produzione; è la più saggia e la più calzante per la continuity di prodotti seriali a così lungo termine, quali possono essere i fumetti o gli stessi show televisivi. Non per niente è la più usata, se si pensa che perfino il citato caso di Terminator, con il procedere della saga cinematografica, ad un certo punto si è dovuto adeguare, cambiando le cose in corsa (a riguardo, basta seguire le notizie più recenti del prossimo episodio in uscita Terminator: Genysis). In generale, quindi, risulta quantomeno complicato replicare operazioni orchestrate a regola d’arte come L’Esercito Delle 12 Scimmie (ed il più recente 12 Monkeys) se, invece delle due ore di minutaggio cinematografico, si ha a disposizione una trama più impegnativa, da sciogliere in più episodi. Dopotutto, Lost, che pure adotta tale metodo in un certo periodo, per forza di cose non è potuto andare oltre l’arco della singola stagione.
La più usata, la più logica, ma non per questo la più semplice. Anche per questa tipologia di viaggio nel tempo ci sono infatti dei limiti immancabili. Oltre a quelli più scientifici, che avvertono di non apportare importanti modifiche per non creare giganteschi paradossi temporali “che possono cancellare l’intera esistenza”, ci sono poi, sempre per restare sul concreto, quelli esclusivamente narrativi, che permettono all’autore di non incorrere in pesanti incongruenze, difficilmente rimediabili in seguito. Possiamo fare l’esempio di J.K. Rowling, la quale, dopo aver introdotto il viaggio temporale nel terzo capitolo della saga di Harry Potter, ha successivamente fatto in modo di sbarazzarsene un paio di libri più tardi, rendendolo impossibile da ripercorrere.
Eppure, anche seguendo una certa canonicità, il team di sceneggiatori di The Flash non manca di inserire un personale approccio. In una sorta di fusione tra le dualistiche concezioni, infatti, possiamo trovare piccole ma significative somiglianze tra gli ultimi due episodi, specialmente nel cliffhanger finale, ma non solo, vedi la ripetizione delle parole “you have shown me what it’s like to have a son” ripetute da Wells all’allievo, con toni e circostanze completamente differenti. Praticamente un “quello che è successo, è successo”, anche se non per forza con le stesse dinamiche o gli stessi protagonisti; insomma non letteralmente, ma senza cambiare più di tanto la sostanza. La conclusione, come detto, a dispetto di tutto ciò che è stato stravolto, rimane la stessa, con la bontà e la sincerità di Wells messe in dubbio dai suoi amici. Anzi, potendo, la variante risulta addirittura più interessante dell’originale, visto che protagonisti delle indagini stavolta saranno proprio Barry e Joe, decisamente più “opportuni” di Cisco nel contrastare la nemesi del supereroe, oltre che, appunto, più qualificati. Sull’accennata possibilità che la madre di Barry possa essere salvata, invece, tocca registrare il discorso di Wells: “I’m saying, how many people could die if your mother lives?“, che sanno tanto di crudele profezia sull’inevitabilità dell’accaduto.
“Rogue Time” (titolo che gioca, appunto, con la componente “temporale” della trama, e, insieme, del nuovo ritorno di Cold e Heat Wave) si sviluppa così, con le caratteristiche elencate finora, in una sorta di “Giornata della Marmotta” versione The CW. Barry Allen odierno Bill Murray di Ricomincio da capo, quindi, costretto a rivivere la propria giornata. Per fortuna (o sfortuna, dipende da come la si vuol vedere), il protagonista ha un solo “bonus” per attuare le giuste modifiche del caso, senza poter rimediare, perciò, ai possibili (e puntuali) danni procurati alla timeline corrente, in un secondo momento. Ciò che viene, comunque, subito chiarita e confermata, esattamente come ci aspettavamo, è la lettura esclusivamente ludica di “Out Of Time“: nessuno snodo amoroso, purtroppo (o per fortuna, vedi sopra), nella relazione Barry-Iris; così come il co-protagonista Cisco può dormire sonni tranquilli riguardo il proprio futuro, restando ancora vivo e vegeto, per quanto ce la metta proprio tutta affinché ciò non avvenga.
Come gli accenni dello scorso episodio volevano furbamente annunciare, a tal proposito, viene presentata la famiglia di Cisco, evidentemente cresciuto in un ambiente che lo ha sottovalutato costantemente, preferendogli la figura più presente del fratello maggiore. La sua storyline, come in “Out Of Time” si sviluppa in maniera quasi “fillerosa”, da approfondimento sì del personaggio, nel suo mostrarci il difficile rapporto con Dante, ma, apparentemente, senza portare particolari scosse alla trama orizzontale, una volta sventata l’eventualità della sua morte. Almeno fino al colpo di scena dell’identità di Barry Allen rivelata, sotto minaccia, a Snart. Ancora una volta, quindi, a scontare dei cambiamenti attuati è lo stesso protagonista. La sottotrama di Cisco, invece, diventa occasione per testare la maturità e sensibilità dello stesso scienziato. Curioso, ovviamente non a caso, che il luogo del suo rinsavimento sia proprio quello della sua dipartita. In un raffinato gioco di rimandi, perciò, Cisco viene “salvato” dal legame con Wells e dal suo discorso d’incoraggiamento, che, nella versione precedente, l’aveva invece portato ad una terribile morte. Quando si dice, il destino.  
Dopo “Going Rogue” e “Revenge Of The Rogues“, arriva quindi “Rogue Time”, caratterizzando il team degli ex-fratelli Scofield/Burrows come dei veri e propri cattivi tradizionali nel loro essere tanto ricorrenti. A differenza degli adattamenti cinematografici, infatti, dove nemici storici durano perlopiù un capitolo lasciando la scena, in genere, dopo la propria morte (ad eccezione, ovviamente, di casi particolari come Magneto, per gli X-Men, o dell’ultimo e immortale Loki della Marvel), i cosiddetti Rogues non solo hanno la pelle dura, ma trovano sempre il modo di “cadere in piedi” scampando alle grinfie della polizia e dello stesso supereroe, esattamente come spesso accade nei fumetti. A questo giro, però, non mancano le note dolenti, vedi l’eccessivo kitsch dell’arma di Golden Gilder, e, soprattutto, la faciloneria dello scontro tra Flash e Snart, bollando fin troppo repentinamente la scoperta dell’identità di Barry, grazie ad un inverosimile accordo di pace. Niente da fare, la risoluzione del combattimento contro il nemico della settimana resta ancora tra le più grandi pecche dello show, almeno per quanto visto fino ad ora.

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action della città più malfamata dei fumetti? Ma certo che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, come abbiamo fatto per Marvel’s Agents Of SHIELD, Marvel’s Agent Carter, Gotham e Constantine, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nella puntata.

  1. La famiglia Santini fa qui la sua prima, ingloriosa, apparizione. Capitanata da Rafael Santini, comparì per la prima volta su Detective Comics #610 del 1990 entrando in rotta di collisione con il Pinguino e scatenando diverse tensioni. Non c’è bisogno di dire che la banda fu sgominata completamente già il numero dopo (Detective Comics #611 del 1990) da Batman, sparendo dalla circolazione.
  2. Anche se si era anticipata un po’ la sua presenza, in “Rogue Time” debutta ufficialmente la versione televisiva di Lisa Snart, aka Golden Glider. Comparsa per la prima volta su Flash #250 del 1977, Lisa Snart si ritira dalla carriera di pattinatrice di figura dopo la morte di Top: un nemico di Barry Allen che morì a seguito di complicazioni duellando proprio contro il Velocista Scarlatto; Top era, segretamente, il suo amante e il suo allenatore, e la sua morte provocò una rabbia immensa nella Snart. Furiosa con Flash e desiderosa di vendetta, si armò di costume, un paio di pattini da ghiaccio che le permettevano di pattinare sull’aria e diamanti/gioielli che potevano essere utilizzati come esplosivi o dispositivi ipnotici e adottò l’identità di Golden Glider. In questa nuova veste, cercò di vendicarsi di Allen in tutti i modi e per molti anni, anche in coppia con il fratello, ma quando Barry morì in Crisi Sulle Terre Infinite, lasciò perdere e divenne una cacciatrice di taglie, in quanto la vendetta era contro Allen stesso e non Flash. Proprio in questa nuova veste troverà la morte su Flash #113 del 1996 per mano del criminale Chillblaine a seguito di una missione andata male. Tranquilli, poi lo stesso Chillblaine fu raggiunto ed ucciso, dopo tortura, da Capitan Cold.
  3. “How many more people could die if your mother lives?”. Nei fumetti, questa domanda ha trovato risposta nel crossover Flashpoint, in cui Barry Allen riesce davvero a salvare sua madre, portando però all’universo DC Comics catastrofiche conseguenze. Che tipo di conseguenze? Beh, ve ne diciamo solo un paio, giusto per farvi capire. Nel mondo di Flashpoint, Aquaman e Wonder Woman sono impegnati a guidare Atlantide e Themyscira in una guerra mondiale tra di loro che sta dilaniando il mondo; Bruce Wayne è stato ucciso al posto di Thomas e Martha, facendo diventare il primo Batman, e la seconda il Joker. Questi, sono i cambi più succosi. 
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il “power of love” (minuti finali) di cui parla Wells nel dialogo con Barry, riguardo Iris. Esplicito riferimento, o pura coincidenza, in ogni caso delizioso 
  • La sorta di fusione tra il butterfly effect e il whatever happened, happened   
  • L’Eobard spietato che elimina il giornalista che indagava sul suo conto, chiudendo in tronco, tra l’altro, una storyline altrimenti stantia
  • L’interpretazione di Gustin nel rendere al meglio la goffaggine di Barry, nella scena al bar con Iris. Praticamente sei in imbarazzo per lui, proprio come dovrebbe essere per il campione indiscusso della friendzone dopo l’era Dawson Leery 
  • La scusa di Caitlin, per risolvere il diverbio del triangolo Barry-Iris-Eddie, abbastanza facilona 
  • Inverosimile quanto arrangiata la “tregua” di Barry e Cold 
  • Il raggio “dorante” della sorella di Snart. Mancava giusto urlasse “gaga-uh-la-la
Malgrado le possibili, e magari anche comprensibili, reazioni negative dei fan, il tanto temuto reset completo degli sconvolgenti avvenimenti dello scorso episodio si è infine avverato.  Va detto, noi vi avevamo avvertito, per cui decidiamo di dar credito agli autori di aver fatto il possibile con i limiti del caso, facendoci quantomeno divertire. “Out Of Time” e “Rouge Time” diventano così, insieme, un degno preambolo di ciò che dobbiamo aspettarci per il finale di stagione. Per quanto visto finora, non possiamo che dirci ottimisti (e poi nel prossimo episodio ci sta Luke Skywalker, quindi, chissene..).

Out Of Time 1×15 3.6 milioni – 1.3 rating
Rogue Time 1×16 3.3 milioni – 1.2 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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