The Flash 2×02 – Flash Of Two WorldsTEMPO DI LETTURA 11 min

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Nell’era dei cine-comics, del fenomeno The Big Bang Theory, del rovesciamento dei ruoli by 21 Jump Street (il film), il ruolo del “nerd” ha decisamente raggiunto una dimensione culturalmente popolare, tanto rilevante da esser diventato persino inflazionato, con schiere di fan cosiddetti “dell’ultim’ora”. Eppure, a prescindere dall’età di avvicinamento, questa maxi-“categoria” sta significando sempre di più il principale target di riferimento per l’industria dello spettacolo, nella quale The Flash s’inserisce tra i suoi maggiori portavoce nella sezione televisiva. Molto più della serie “madre” (o “sorella” ormai) Arrow, lo show del Velocista Scarlatto sembra voler infatti presentare come sua base stilistica principalmente la strizzata d’occhio continua al fandom, con brillanti e continue citazioni, a volte palesi a volte “nascoste”. L’aspetto più apprezzabile, però, è che non si tratta di allusioni forzate o fini a sé stesse, ma si prestano ogni volta all’intenzione massima di intrattenere e divertire lo spettatore, secondo l’atmosfera densa di “sense of wonder” che ne caratterizza l’approccio formale.
Assieme ai riferimenti diretti alla serie cartacea originale, The Flash si caratterizza fin dalla passata stagione di elementi ricorrenti e ampiamente sviscerati nella cultura sci-fi ed è così che, dopo l’introduzione dei paradossi temporali della passata stagione (con tanto di spiegoni simil-Doc Brown di Ritorno al Futuro), fa il suo esordio quest’anno quella del “multi-verso”. Il concetto fu elaborato dal fisico quantistico Hugh Everett nel 1957, a Princeton, che teorizzò, partendo dalle intuizioni matematiche di Albert Einstein, l’esistenza di un’infinità di mondi paralleli al nostro e, di conseguenza, più universi. Nei palinsesti televisivi statunitensi abbiamo già visto qualcosa di simile in Fringe, con una tematica che ha segnato il suo apice qualitativo e, allo stesso tempo, dato inizio alla sua successiva decadenza. Precedenti o meno, se si è appassionati e quindi sensibili a certe derive teoriche, non si può fare a meno di immedesimarsi totalmente nell’esaltazione mostrata dallo stesso Professor Stein, orfano di Ronnie (e di Firestorm), nell’episodio, in una sequenza tra l’altro molto simile al già citato “spiegone” dell’anno passato, sempre da lui condotto.
Ma il titolo, in fondo, ha una duplice valenza: abbiamo i “Two Worlds”, certo, così come troviamo i due “Flash”, in un altro atto di puro “nerdismo”, stavolta sì fortemente legato al fumetto della DC. La Cometa Cremisi dell’universo parallelo è Jay Garrick, apparso a fine episodio scorso, che subito ha attirato su di sé le attenzioni sia dei seguaci “da casa” sia dei personaggi stessi (Caitlin e Iris in particolare). La curiosità scientifica, in primis, ormonale, poi, fino alla diffidenza di Barry circondano i primi minuti di permanenza di Garrick nello show, il quale, con un pizzico di delusioni per alcuni, si presenta però privo di poteri, dimostrando evidentemente l’intenzione da parte degli autori di gestirlo con estrema calma. Teddy Sears, attore già conosciuto in Masters of Sex, ha perciò il complesso onere di impersonare un ruolo comunque iconico, ma insieme ancora tutto da scoprire, vista la sostanziale differenza di base al suo alter-ego su carta. Lo vediamo così limitarsi per ora, come fa notare lo stesso Barry, a fare da “mentore” al più giovane collega, in un audace confronto con il fu Harrison Wells/Eobard Thawne, mai dimenticato (per fortuna), per nulla banale, almeno in chiave emotiva e psicologica riguardante il protagonista (sperando comunque sia una scelta narrativa temporanea, visto che alla lunga potrebbe risultare abbastanza ripetitiva). Dove, invece, raggiunge risultati più che positivi, da qualsiasi lato lo si voglia guardare, è nel suo coinvolgimento nella lotta al meta-umano della settimana, specialmente nella sua parte “pragmatica”, ovvero quella dello scontro fisico, di cui ci siamo spesso lamentati in passato. Stavolta, finalmente oseremmo dire, Flash se la cava “da solo”, accogliendo sì gli importanti insegnamenti di Garrick, mettendoli però in pratica perlopiù senza aiuti, come dice la stessa Cometa a Caitlin, tra l’altro in una resa scenica decisamente più notevole ed emozionante rispetto ai precedenti.
A volte il fandom diventa parte integrante di uno show anche attraverso la scrittura degli stessi personaggi, come nel caso di Cisco, che è tra le sue incarnazioni più riuscite. Nella prima stagione, il suo lato giocoso e referenziale aveva fatto posto ad una più marcata ed intensa introspezione nel mid-season, che trova una continuity diretta con l’evoluzione adesso “soprannaturale” del personaggio, in questo avvio. Una trasformazione, pronta ad esplodere, ma relegata per ora ad un più consono sviluppo sullo sfondo, affrontata comunque intensamente nel confronto/sfogo con Stein. Scelta tra l’altro curiosa, quest’ultima, ma in qualche modo furbamente anticipata dalla divertente complicità tra i due, in merito alla mania del dare soprannomi ai nemici di Flash (nonché comoda agli autori per una necessaria variazione sul tema). Il futuro di Cisco appare sì intrigante, visti anche i suoi destini “cartacei” (come ha riportato a suo tempo, con consueto anticipo, il nostro Angolo del Nerd della Fumetteria all’Angolo), ma che allo stesso tempo rappresenta il rischio di vedere una deriva Arrowiana nel rendere praticamente tutti i protagonisti vigilanti/supereroi sul campo.
La ventata di novità coinvolge anche il fronte pratico, quello più canonico della rottura degli equilibri “stagionali”: perciò nuova stagione=nuovi personaggi. Da una parte, registriamo la simpatica e potenzialmente interessante Parry Spivot, in veste di sostituta del compianto (?) Eddie Thawne come partner di West, dalla storia personale magari non tanto originale, ma contenente comunque una propria efficacia. Il tasto dolente, invece, è dato dall’altro arrivo “inatteso” (da chiunque, non solo da Joe), ossia quello dell’ex-compagna di West, e ovviamente madre di Iris, poiché sembra iniziare pericolosamente una spirale fin troppo soap-operistica, specialmente se pensiamo ai litri di scontate lacrime che la figlia produrrà in futuro. Altro assioma del rinnovo seriale e generalista è quello nuova stagione=nuovi cattivi. In questo caso, i meta-umani provenienti dritti dal mondo parallelo di Zoom e Garrick, ennesima “furbata” degli sceneggiatori, i quali però speriamo s’impegnino maggiormente a proposito, rispetto alla prima stagione, piena di villain occasionali spesso anonimi (anche se, contando i due di quest’avvio, non ci contiamo poi tanto).
Il vero “pericolo” (e insieme giubilo, per molti) per lo show, arriva però sul finale, con un Harrison Wells che ci viene sorprendentemente mostrato nell’universo parallelo, seguendo tra l’altro la “tradizione” a lui ben familiare della scena pre-titoli di coda. Un Wells che non dovrebbe essere, almeno in teoria, quello che conosciamo, ovvero il “sostituto” impersonato da Eobard Thawne, ma piuttosto quello vero e, a noi, quasi del tutto estraneo. Quest’ultimo aspetto è sicuramente quello più intrigante, dato che, dall’altra parte, il rischio di sembrare ripetitivi è ben presente, così come quello di “incartarsi” nel volerlo far tornare a tutti costi (come è successo ad Arrow a metà terza stagione). Negatività o meno, l’universo parallelo (o Terra-2), sarà, esattamente in stile Fringe, con ogni probabilità sempre più rilevante, mano a mano che la stagione proseguirà, tra alter-ego “malvagi” e ritorni illustri, tra cui quello di Ronnie quotato a cifre irrisorie, richiamato anche dai problemi di salute del Professor Stein. Dopotutto, a voler essere maliziosi (neanche tanto, poi), passi decisivi per Legends of Tomorrow (dove saranno presenti altri personaggi ritenuti ufficialmente deceduti) si sono visti anche in Arrow…

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action della città più malfamata dei fumetti? Ma certo che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, come abbiamo fatto per Marvel’s Agents Of SHIELDMarvel’s Agent CarterGotham e Constantine, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nella puntata.

  1. Il titolo della puntata è esattamente lo stesso in cui i due Flash si incontrarono per la prima volta, storia pubblicata su The Flash #123 del 1961. Inoltre, la copertina originale venne ricreata in una immagine promozionale che anticipava la puntata. Non contenti, gli sceneggiatori l’hanno addirittura citata nella puntata, precisamente, nella scena in cui i due Flash corrono entrambi verso Patty per prestarle soccorso. 
  2. Come avevamo già detto nella scorsa recensione, Zoom sarebbe solo uno dei tanti nomi adottati dal doppio malvagio di Flash. In questa puntata, però, scopriamo che questo Zoom è molto di più di un semplice nome alternativo, ma è proprio la versione Terra 2 dell’Anti-Flash. Su Terra 1 (quella di Barry Allen) l’Anti-Flash è stato Harrison Wells/Eobard Thawne; su Terra 2 (quella di Jay Garrick), invece, il doppio malvagio del Velocista si chiama Zoom e sembra corrispondere alla controparte cartacea di Edward Clariss. Nei fumetti, questo personaggio è cronologicamente la prima versione del doppelganger cattivo del Velocista (siccome compare per la prima volta su Flash Comics #104 del 1949) ed esordirà con il nome di The Rival, perché si dichiarerà nemico giurato di Garrick; Claris credeva infatti di essere riuscito a ricreare la formula che diede al Flash della Golden Age i suoi poteri, che lui chiamava “Velocità 9”. Deluso al rigetto della sua scoperta da parte della comunità scientifica, Clariss divenne un criminale, indossando una versione più scura del costume di Jay Garrick. Morirà poi su JSA: All Stars #1 del 2003. 
  3. Edward Slick aka Sand Demon è un personaggio che acquisisce il suo potere di controllare la sabbia in una maniera analoga a quella di Firestorm, intraprendendo subito con lui una rivalità e classificandosi come suo nemico. La vita del personaggio sarà però molto breve, dato che comparirà su Firestorm #51 del 1986, per poi morire su Firestorm #75 del 1988.
  4. Le teoria di Martin Stein del multiverso è leggermente diversa da quella da sempre enunciata dalla DC Comcis. Secondo la teoria ufficiale del fumetti DC, il numero di Terre alternative che possono presentarsi sono 52, mentre nella puntata dice che possono essere infinite. Un cambio necessario apportato dagli sceneggiatori per incorporare e citare nella puntata i presupposti su cui si basa il famoso crossover Crisi Sulle Terre Infinite e il numero ricorrente 52, che è anche il numero di portali aperto dopo la Singularity. 
  5. Può sembrare strano sentir parlare Jary Garrick riguardo il fare esperimenti su una certa “acqua pesante”, ma fidatevi, le sue origini sono fedeli al 100% e anche nei fumetti il personaggio acquisisce i suoi poteri durante questo tipo di esperimento. 
  6. La Hudson University, università in cui ha studiato Patty Spivot, è più che altro conosciuta nei fumetti per essere la facoltà frequentata da Dick Grayson nel periodo in cui si prese una pausa dalle sue gesta come Robin per laurearsi. Quando otterrà il titolo di studio, abbandonerà i panni del pettirosso per diventare Nightwing. Nel serial, è anche la facoltà in cui Martin Stein studiò con Jason Rusch al progetto F.I.R.E.S.T.R.O.M.
  7. A proposito di Patty: suo padre venne ucciso, precisamente, nel lontano episodio pilota nella prima stagione, dal fratello minore di Mardon. 
  8. Il disappunto di Cisco sul nuovo alias di Oliver Queen è un riferimento al cambio di nome apportato nelle prime battute della quarta stagione dell’arciere di Starling City.
  9. La Woodrue Greenhouse è una serra gestita da Jason Woodrue, futuro villain della Justice League e di Swamp Thing conosciuto come Floronic Man. Il personaggio vanta anche di una precedente ed ingloriosa apparizione cinematografica nel film Batman and Robin interpretato da John “Lionel Luthor” Glover. 
  10. L’evento citato da Jay Garrick quando parla del suo elmetto, quello della “guerra delle due Americhe” è una citazione al conflitto fittizio creato ad hoc nel telefilm Jack & Bobby per generare le storie del serial. Il telefilm viene citato, perché Greg Berlanti, Brad Meltzer e Marc Guggenheim erano tra i nomi dei produttori esecutivi e sceneggiatori. 
  11. Perché Flash/Jay non riesce ad usare i suoi poteri? La nostra teoria è questa. Nel telefilm, è probabile che la forza di velocità non sia radicata nel multi-verso DC, ma nelle singole Terre che quindi, ogni Flash, abbia poteri solo ed esclusivamente all’interno del proprio universo: ma non in quello in cui è ospite. Ovviamente, questa è solo una nostra teoria, ma è pur sempre una spiegazione. 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’introduzione del multi-verso 
  • Lo scontro finale e il “power-up” di Flash
  • “The Crimson Comet”; “Earth-2” 
  • Like a vibe
  • Dr. Wells is back, bit..!
  • Patty
  • L’outfit di Zoom
  • L’outfit del Flash/Garrick
  • Il meta-umano della settimana che torna ad essere di nuovo “insipido” 
  • L’apprendimento della tecnica del “fulmine”, forse troppo repentino
  • Mamma di Iris 
Dopo la première di “ritorno allo status quo” della scorsa settimana, il secondo episodio della nuova stagione di The Flash pone solide basi per il suo proseguo, dai temi ricorrenti quali Zoom, ancora avvolto nel mistero, e il multi-verso in perenne minaccia, ai nemici periodici e nuove entrate nel cast regolare. La volontà di vedere dell’intrattenimento puro e di alto livello, almeno sulla carta, c’è ancora una volta tutta. Dopo la “rivelazione” dell’esordio, per il Velocista Scarlatto è arrivata però l’ora della “conferma”. 
The Man Who Saved Central City 2×01 3.58 milioni – 1.4 rating
Flash Of Two Worlds 2×02 3.49 milioni – 1.4 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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