fbpx

Doctor Who 9×11 – Heaven SentTEMPO DI LETTURA 7 min

in Doctor Who/Recensioni by

“Nella Pomerania occidentale c’è il Monte di Diamante, che si estende un’ora in altezza, un’ora in larghezza e un’ora in profondità. Ogni cento anni un uccellino va là ad affilare il suo beccuccio; quando avrà consumato tutto il monte, sarà trascorso un secondo dell’eternità.” 
 
Quando si parla di Doctor Who come di un’enorme fiaba, mascherata da serie fantascientifica, non si dice questa gran falsità. Lo dimostra la citazione finale della fiaba dei Grimm, fulcro e soluzione dell’intero “Heaven Sent”. Il merito di Moffat, che non a tutti piace, è quello di aver compreso questo aspetto della serie e di averlo potenziato più che mai. Questo episodio parte da una singola idea, che magari trascende dal contesto narrativo in cui ci si trova: cosa vedremmo in un episodio in cui il Dottore è completamente solo?
“Heaven Sent” è stato un colpo di sorpresa su tutti i fronti (il finale potrebbe, paradossalmente, essere l’aspetto meno sorprendente). Lo vediamo ragionare, lamentarsi, mangiare (!), correre, riflettere. Eppure non tutto è nuovo, riflettendoci bene elementi interi che caratterizzano questo episodio ci erano già stati presentati. Pensiamo ad esempio ai monologhi che caratterizzano gli inizi di “Listen” o di “Before The Flood“: non li si potrebbe catalogare all’interno del mind palace (la mano di Moffat è indistinguibile) a forma di Tardis tanto presente in “Heaven Sent”?
Oppure, la paura. La protagonista morale di “Listen”, che a sua volta prende ispirazione da una celebre frase del primo Dottore (“Fear makes companions of us all”), è anche al centro dell’episodio in questione. La paura di morire diventa la prima confessione del Dottore; la paura di restare a Gallifrey la sconvolgente seconda.
Inutile poi citare elementi di raccordo di tutta questa nona stagione: the Hybrid e il confession dial. Una cosa è certa: in questa 9×11 non vi sono risposte a delle domande che non facciano parte della risoluzione contingente dell’episodio. Vi sono, in realtà, ulteriori domande che si formano, possibilmente non immediatamente risolvibili con il prossimo episodio (su tutte: chi ce l’ha mandato lì? Vedremo in questa stagione l’idea che Missy ha avuto su Skaro? Quale sarebbe l’ultima confessione a proposito del Tardis?).
“The Hybrid is me” o “The Hybrid is Me”? Con la possibilità di sbagliare, alla luce del promo, ci sentiamo in grado di sbilanciarci considerando come molto più probabile la seconda opzione. Pochissimi sassi, in Doctor Who, sono stati lanciati con conseguente proverbiale occultazione della mano. Uno di questi consiste in una battuta presente nel film del 1996, con protagonista l’ottavo Dottore interpretato da Paul McGann, secondo cui il Dottore fosse per metà umano. Dopo questa rivelazione, gli sceneggiatori della nuova serie hanno giustamente fatto i vaghi.
Poniamoci una domanda, a questo punto. Per quanto ne sappiamo ora, domenica 29/11/2015, con la consapevolezza di essere smentiti, è più probabile che, nell’epoca d’oro della TV e di questa serie in particolare, si tiri in ballo una voce lanciata vent’anni fa in un film, che non ha poi avuto neanche tutto questo successo, oppure che la figura in questione sia un’altra, nata effettivamente da due razze guerriere (Mire e umani), apparsa in questa stagione, chiamata Me, con il volto di un’attrice, attualmente, sull’onda del successo? Per ora scegliamo la via del rasoio di Occam.
Moffat ha scritto qualcosa di completamente diverso da ciò cui era abituato e con cui ci aveva abituati. O meglio, la sua mano la si riconosce (come nel caso del mind palace) ma ci troviamo di fronte a delle vere e proprie variazioni sul tema. Prendiamo, ad esempio, il suo cavallo di battaglia, ovvero il wibbly wobbley. Il tempo non concepito come una linea retta, ma come un ingarbugliarsi di eventi in cui non vi è distinzione specifica tra “prima” e “dopo”, in questo caso, si presenta in maniera radicalmente opposta. Un non-luogo in cui, per superare un impenetrabile muro (il Monte di Diamante), l’eroe è costretto a morire miliardi di volte e “resettarsi” perché già presente all’interno della memoria del posto. Le stanze, infatti, si resettano nella loro originale condizione di partenza, ad eccezione di tutto ciò che proviene dall’esterno (i vestiti lasciati ad asciugare non si muovono) e ad eccezione della via d’uscita (nella stanza, guarda caso, numero 12). I teschi sono tutti quanti del Dottore (immagine sconvolgente), frutto degli innumerevoli tentativi da lui perpetrati e, non facendo parte della materia del luogo, rimangono in fondo al mare. Niente più wibbly wobbley, quindi, ma un’unica linea temporale, un’autostrada senza uscite, se non la sua naturale fine. Quante automobili servano per percorrerla, poi, non è importante. Non è, quindi, la stessa persona a compiere azioni influenzabili l’un l’altra in diverse zone temporali, bensì numerosissime copie della stessa persona che si avvicendano nello svolgimento di un’unica missione, in un unico luogo, in un’unica linea temporale. Né più né meno del Game Over alla fine di un videogioco in cui si hanno infinite vite a disposizione e in cui un singolo progresso rimane tale.
Per la nostra salute mentale, oltre che per i nostri sentimenti, non conviene farsi troppe domande sulla natura delle copie generate dal teletrasporto. Si potrebbe essere indotti a pensare che il Dottore originale sia morto, mentre sia sopravvissuta solo l’ultima sua copia che è riuscita ad abbattere il muro. Dobbiamo invece considerare un’altra cosa: il teletrasporto è una scomposizione e ricomposizione di dati. Quindi, con ogni teletrasporto, non si è più come prima, tramite tale meccanismo specifico. Questo meccanismo specifico, nel non-luogo dell’episodio, è a metà del suo processo. Il Dottore, nelle condizioni resettate della stanza del teletrasporto, è a metà tra scomposizione e ricomposizone di se stesso – un’entità sparsa in una memoria informatica – e, per questo motivo, nella retta temporale tracciata, lui, a modo suo, viaggia nel tempo, un passetto alla volta.
Vogliamo, poi, veramente parlare della realizzazione scenica, del commento musicale del fedele Murray Gold o della recitazione di Capaldi? Forse quest’ultima meriterebbe due parole. Che fosse un grande attore lo si era capito, che fosse immerso nel ruolo anche. Ciò che stupisce, però, è la perfetta rappresentazione del suo essere il Dottore che noi tutti conosciamo (la corsa nel Tardis immaginario), in alternanza ad una figura estremamente malinconica, derivata dalla nuova condizione di solitudine. Il dialogo con Clara è tutto ciò che gli rimane come compagnia. Capaldi rende, quindi, alla perfezione anche momenti verso cui non siamo abituati. La sua voce cambia in continuazione (nei registri più gravi possiamo riscontrare somiglianze con la voce di Tom Baker, in quelle più acute con quella di Tennant) fino ad arrivare allo spettrale e metallico suono finale, in cui lo vediamo dissolversi in polvere.
E, alla fine, Gallifrey. Non sappiamo nulla del perché sia stato necessario entrare nel suo stesso “testamento” per arrivare nel rosso pianeta, eppure eccoci. La nuova serie vive così un ritorno al passato già accennato due anni fa, con la coppia “The Day Of The Doctor” e “The Time Of The Doctor“. Non lo si veda come stravolgimento nel carattere della serie. La serie classica vedeva sporadiche trasferte su Gallifrey, presenza stabile nel peregrinare del Dottore. Ancora non sappiamo se il tutto è arrivato televisivamente troppo presto o al momento giusto. Una cosa è certa: il Dottore ha dovuto superare (avendone coscienza, ma non memoria) una prova totalmente opposta al suo modo di vivere. E lo dice anche alla fine, autocitandosi, che è arrivato a casa facendo il giro lungo.
 
“…I know where I’m going. Where I’ve always been going. Home. The long way round.”
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’episodio dall’inizio alla fine, nella sua verticalità e nella sua orizzontalità
  • Le musiche di Murray Gold
  • La regia di Rachel Talalay
  • La recitazione di Peter Capaldi
  • La scrittura di Steven Moffat
  • Niente

 

La critica sta acclamando questo episodio come il migliore della stagione, forse come uno dei migliori di tutta la serie. Una cosa è certa: abbiamo, nelle precedenti recensioni, sviscerato tutta la tipologia di episodi doppi che potevano esserci presentati. In questo secondo capitolo del triplo finale, riusciamo ad individuare la meravigliosa individualità di ognuno di essi (anche se avevamo bacchettato la fretta di “Face The Raven”). Capiamo così che l’ottava stagione era solo una secchiata d’acqua che avrebbe raffreddato i nostri bollenti spiriti, in attesa di questa epopea non adatta ai deboli di cuore.

 

Face The Raven 9×10 4.5 milioni – ND rating
Heaven Sent 9×11 4.5 milioni – ND rating

 

 

Tags:

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

2 Comments

  1. Il tuo inconscio ha fatto più centro di quanto tu possa immaginare e, se fossi te, io rifarei questo Viaggio più e più volte.. magari vivendo dal punto di vista di ogni singolo personaggio e poi nell'insieme fino penetrarne ogni più piccola sfumatura, che è tanto celata quanto preziosa e a livelli multipli di comprensione.. Dato che, meriti di sapere, ti lascio qualche spunto, dal mio punto di vista, di alcune tra le molteplici matrici fondamentali che, sono certo, saprai trovare ed Unificare. Forse ti saranno assai utili, o forse no, e nel qual caso, cestina tutto e fa come se non fossi mai passato senza farti alcuno scrupolo dato che, con tutta probabilità, sono solo un Folle di passaggio che cavalca nel flusso dei sincronismi:

    – Esattamente come hai visto accadere al DOTTORE, nella Realtà di terza e quarta dimensione umana non esiste la reincarnazione ma solo uno slittamento della COSCIENZA, da un contenitore (corpo) all'altro, che è interdimensionale. Per quanto appaia ai terrestri con quell'emisfero sinistro addomesticato a non vedere, ciascuno viaggia sulla propria linea temporale in cui coesistono simultaniamente passato, presente e futuro, contenuti in infinite possibilità disponibili che cambiano ogni istante in funzione delle Scelte Consapevoli. Ciò che LUI vive in quel contesto è esattamente ciò che vive ciascun umano grazie alla sua natura multidimensionale che, a parte qualche eccezione, gli è quasi del tutto sconosciuta, almeno fino a quando non SCAVA e si adopera per ricordarla.

    – Il luogo in cui si trova è l'esatta riproduzione 'archetipica' in cui si trovano gli umani attualmente da circa 13 mila anni a questa parte, senza neanche saperlo, consciamente, poichè inconsciamente lo sanno TUTTI ma fanno orecchie da mercante da bravi dimenticatori primitivi… Ogni tanto, qualcuno, pur se non ha ancora formato il Grande Mosaico, trasmette segnali in tutto l'Universo e non smette di tirare PUGNI con la Volontà del Fuoco, anche solo per esempio scrivendo un post come questo!

    – RICORDA e TIENI CONTO che tutto ciò che esiste e vedi FUORI di te, compreso i Viaggi che fai con il DOTTORE, stanno accadendo DENTRO di te, come ben sai e com'è ormai è ben musicato dalla fisica quantistica e dalla meccanica quantica. Questo significa che a seconda della DENSITA' con cui vivi con VISIONE e PASSIONE ogni istante della tua esistenza con Testa, Pancia e Cuore, alteri lo spessore dei salti coscienziali che puoi fare sul TARDIS ogni istante. Puoi essere un semplice spettatore con mille punti di vista separati come ce ne sono milioni o puoi giocare ad INCARNARE il protagonista a tutto campo..

    – La differenza tra realtà e sogno è più sottile di quanto non si pensi. La differenza la fa sempre l'Osservatore quando è capace di viversi entropicamente e sintropicamente con la stessa disinvoltura di chi Sa e Sente di essere qualcosa di più IMMENSO all'INTERNO se pur appare PICCOLO all'ESTERNO, com'è giusto che sia. La chiave, naturalmente, sta nel NOME REALE del DOTTORE che, permettimi questa assurdità tra le assurdità, nessuno sulla TERRA conosce o ha colto, compresi gli autori e gli attori… almeno sino a quando non partorirà dalla coscienza collettiva attraverso la prima un'unità di consapevolezza che è capace coglierla e trasmetterla quantisticamente a tutti gli altri.

    GRAZIE per aver lasciato queste preziose impronte nobile Viaggiatore e buon Viaggio fino al Centro dell'Universo te stesso!

    AquilaSenzaNido

    http://www.umaniindivenire.com

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Ultimissime

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: