Shameless 7×04 – 7×05 – I Am A Storm – Own Your Sh*tTEMPO DI LETTURA 8 min

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Alla luce di quanto è accaduto nelle ultime due puntate di Shameless, questa settima stagione sembra aver finalmente inquadrato la direzione che intende prendere. I primi tre episodi, che non ci avevano convinto del tutto, possono così essere riletti come un unico “preambolo” a quello che l’intera stagione ha in serbo di raccontare. Con “I Am A Storm” e “Own Your Sh*t”, infatti, la trama trova ed evidenzia il proprio “punto di rottura” (Fiona che intende mettersi seriamente in affari/l’arrivo degli assistenti sociali per Debbie), rispetto a quanto messo in piedi precedentemente (vedi, Fiona incuriosita dalla carriera del suo capo/Debbie che si dà alla cleptomania).  
Non è un caso se, tra parentesi, abbiamo preso come esempi proprio le due donne di casa Gallagher, Fiona e Debbie. Innanzitutto, va menzionato il fatto che l’episodio “I Am A Storm” è importante anche perché registra l’esordio alla regia di Emmy Rossum e, col senno di poi, si può ben comprendere la forte centralità del personaggio da lei interpretato. Una centralità anche controversa, perché sfidiamo chiunque a non aver avvertito, nella volontà di rivalsa personale di Fiona che va avanti per gran parte dell’episodio, una pur lieve sensazione di deja vu. Quello del suo desiderio di emanciparsi dalla propria famiglia, che la tiene volente o nolente ancorata alla dura vita del ghetto, è in fondo una situazione già vista, se non ricorrente, fin dalla prima stagione (che si chiudeva proprio con la proposta di fuggire da quel mondo, da parte del fu Jimmy).
“I Am A Storm”dice Debbie alla sorella, ispirata da Svetlana. In realtà, però, visto con che foga e determinazione s’impegna nel rinnovare il “suo” Patsy’s, lo potrebbe benissimo dire Fiona in risposta agli attacchi di Lip (o a quelli di V). Fiona e Debbie, dicevamo, in questo senso diventano i due vertici, opposti, della famiglia protagonista, le due facce (l’auto-determinazione di sè VS le responsabilità della maternità) in perenne contrasto tra loro. Contrasto che rappresenta così la vera novità della trama, rispetto al passato, perché la bassa età anagrafica dei piccoli di casa, in precedenza, significavano il più grande limite alle ambizioni personali di Fiona mentre ora, a eccezione del solo Liam, la sorella maggiore sente di poter chiedere a tutti di andare avanti per la propria strada.
Le storyline parallele che vedono impegnati ciascun Gallagher, allora, dall’Ian alla prese con la comunità LGBT (con l’epica, e spassosa, scena al tavolo riguardo i diversi “pronomi”), passando per Carl e l’accademia militare, fino al “losco” tirocinio di Lip, assumono ancor più significato proprio perché davvero parallele. Il senso di unione dato dal ritrovo finale di tutti i Gallagher da Patsy’s, emulando ancora un’altra situazione ricorrente in cui la “divisione” delle sotto-trame si faceva all’improvviso corale al momento della “festa”, viene infatti annullata quasi del tutto dall’inquadratura che vede Fiona fuori il ristorante, con la famiglia al completo dentro. Non a caso la scena segue il dialogo notturno tra Lip e Fiona, una volta sinonimo di complicità fraterno, ora motivo di discussione; e, soprattutto, ritornando al discorso fatto in precedenza, la frecciata di Debbie alla sorella, che la pone come l’unica in disaccordo con le sue decisione.
I Gallagher festeggiano, ma Fiona li guarda malinconica dall’esterno, come se quella magica unione adesso non basti più. Non si può che fare i complimenti alla regista Rossum, a questo punto, per esser riuscita a rendere una tale sottile differenza. L’isolamento di Fiona, quindi, diventa nuovo, proprio perché la porta ad allontanarsi dai suoi fratelli, e non, come succedeva una volta, a ricongiungersi con essi.

Well, just ‘cause you want to ice everyone out doesn’t mean I have to

L’avrete capito, insomma il leitmotiv di queste due ultime settimane di Shameless è questo. L’auto-determinazione di se stessa, professata da Fiona, non può quindi che riflettersi in primis sui propri fratelli, in particolare su Lip. Anche in questo senso, per un attimo, s’è registrato il rischio di ricadere in vecchie questioni, già approfondite. La frustrazione temporanea di Lip, legata all’investimento del proprio futuro (“I can help this family in a real way“), avrà subito ricordato a molti la situazione di qualche stagione fa, quando Fiona nel suo momento più basso era nei guai con la legge, e la responsabilità della famiglia ricadeva sul ragazzo, impegnato però al college. E pure questa volta, il pericolo è stato scampato, con lo sfogo di Fiona nei confronti del fratello (che il college lo ha mandato alle ortiche:”I waitressed my ass off so that you could go to college and drink yourself sick“) e la pace sancita successivamente.
Insomma, adesso è diverso, gli autori sembrano quasi volerlo puntualizzare, consci dei rischi, e lo si può capire anche dall’uso di uno degli elementi caratteristici della serie: il sesso. Il personaggio di Fiona, per praticamente tutte le sei stagioni passate, è quasi stata determinata dalla conquista di turno, che ha finito, nel bene o nel male, con l’influire sulle sue scelte di vita. Adesso, con l’escamotage “Tinder”, il sesso è stato svuotato di tutte le sue implicazioni sentimentali, ridotto solo ad un bisogno fisico, anzi persino utile come aiuto esclusivamente professionale, come accade sempre non a caso nell’apertura di “Own Your Sh*t”. Per la serie, Fiona è indipendente perfino da quelle pulsioni umane che una volta l’hanno sempre coinvolta, rendendola davvero “isolata da tutti gli altri”.
A parte il caso Lip, infatti, e la questione “economica” di casa, l’usuale divisione delle storyline in pochi altri casi è stata così netta. Ma tale indipendenza “narrativa” non riguarda, ovviamente, solo l’ambito familiare. Anche Frank, per quanto vicino geograficamente, sta procedendo per un binario tutto suo, seminando non pochi successi. Successi, ironia della sorte, conseguiti proprio grazie ai “nuovi” Gallagher,  addirittura invidiati dai “vecchi” (“Even the homeless get better stuff than us“). Evoluzione incredibile della storyline, sancita nel secondo episodio, che anche in questo caso denota un modus operandi tipico degli sceneggiatori, ossia quello di trasformare una gag (i “sostituti” senzatetto) in qualcosa di più serio. E come in tutti gli altri precedenti, la natura di Frank, che non può certo restare un padre amorevole e generoso troppo a lungo, sta già per prendere il sopravvento, con le prime crepe che si formano all’interno della sua nuova famiglia (lo scontento del “new Lip” riguardo la percentuale da trattenersi).
Restando sul campo del grottesco, poi, gli altri detentori, assieme ovviamente a Frank, della comicità della serie sono la “strana” famiglia V-Kev-Lana, che godono addirittura di fugaci siparietti tra un Gallagher e l’altro, quasi come veri e propri sketch. E infatti anche stavolta, d’altronde, ciò che è partito quasi come una gag (il menàge sessuale), si è via via trasformato in qualcosa di più serio e radicale. La disputa V/Fiona diventa così l’ennesima conseguenza dell’isolamento della seconda, mentre riguardo la bizzarra adozione bilaterale, in un gioco sempre più estremo, si può facilmente intuire danneggerà a lungo andare Kev. L’immaturità da bambinone dell’omaccione (forse fin troppo estremizzata ultimamente, specie se si pensa agli esordi del personaggio) viene infatti palesata col dialogo con Ian, in cerca di consigli (e privo di riferimenti paterni). L’associazione tra il connubio sempre più profondo di Kev e V con Svetlana e l’osteggiamento nei suoi confronti da parte di Fiona, allora, sembra quasi una diretta conseguenza dell’assenza della protagonista nella vita dell’ex(?) coppia amica.
Intanto, la prima tragica vittima dell’isolamento di Fiona viene sancita sul finale di “Own Your Sh*t”. L’arrivo dell’assistente sociale fa esplodere la trama legata a Debbie, colei che negli ultimi anni avrebbe di gran lunga vinto un ipotetico premio al “Gallagher più antipatico”. La lotta con la mendicante raggiunge il punto più basso della giovane vita del personaggio e, allo stesso tempo, rappresenta, come dicevamo all’inizio, il più grande plot twist, all’interno della sua storyline personale, dopo probabilmente intere stagioni. Se sarà valsa la pena aspettare (e quindi pianificare, dal punto di vista degli autori) tanto a lungo, ce lo diranno solo i prossimi episodi.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Directed by Emmy Rossum, di classe l’inquadratura finale
  • I Gallagher insieme, divisi o meno nel profondo, sempre piacevoli da guardare 
  • La deriva di Frank e dei “nuovi” Gallagher, sempre più estrema: F*ck you, Frank!  
  • Ian al tavolo dei pronomi LGBT
  • Lip/Mr. Robot 
  • Il dialogo tra Lip e il suo professore, al solito significativo 
  • Il padre di Svetlana 
  • Svetlana “miss maglietta bagnata” e lo shot di vodka per celebrare l’adozione 
  • Le origini “apache” di Carl 
  • Ok, le sottigliezze le abbiamo notate, ma la sensazione di deja vu rimane 
  • Kev forse fin troppo “immaturo” (Big Papa?)
  • Va detto che il messaggio, almeno per ora, che traspare dal comportamento di Fiona, ovvero “per auto-determinarsi, bisogna essere stronzi”, non è tanto incoraggiante
Dopo sette stagioni, davanti agli sceneggiatori di Shameless si saranno presentate due alternative: cambiare completamente direzioni, col pericolo di snaturare la serie; mantenere stili ed evoluzioni coerenti, col rischio però di sembrare ripetitivi. La strada intrapresa, come detto, sembra essere la seconda e le differenze, magari lievi o fin troppo sottili, comunque coraggiosamente messe in scena. L’intrattenimento c’è, il colpo di scena pure, non possiamo quindi che “ringraziare”.  
Home Sweet Homeless Shelter 7×03 1.44 milioni – 0.6 rating
I Am A Storm 7×04 1.38 milioni – 0.5 rating
Own Your Sh*t 7×05 1.20 milioni – 0.4 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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