The Good Fight 1×10 – ChaosTEMPO DI LETTURA 6 min

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“I’m pissed.”

Cosa preferire? Un qualcosa di collaudato e sicuro da riproporre ad oltranza, sicuri del risultato già ottenuto, oppure una coraggiosa e rischiosa innovazione rispetto a schemi prestabiliti?
The Good Fight chiude la prima stagione non sapendo ancora bene quale delle due strade percorrere. La piattaforma CBS All Access ha garantito alla serie uno status da via cavo, con il risultato di episodi con una decina di minuti in più, qualche fuck ogni tanto e una sigla più lunga rispetto all’apertura della serie madre. Senza dimenticare la lunghezza della stagione, più vicina a lavori in stile HBO, grazie al canonico numero di 10 episodi. Tolto questo, però, TGF non ha cambiato tanto rispetto a TGW. La potenzialità enorme dell’universo narrativo di quest’ultima risultava forse ancora inespressa del tutto, al contrario della parabola di Alicia Florrick. In questo senso, uno spin-off è risultato quanto di più adatto per continuare a tessere trame con un parco personaggi così frizzante e in continuo subbuglio.
Si va sul sicuro, quindi, anche grazie alle doti tecniche a disposizione degli autori (questo decimo episodio, oltre a essere scritto dai coniugi King, è anche diretto da Robert King). Il conflitto che lo spettatore potrebbe vivere, quindi, è quello di apprezzare o meno questa variazione sul tema nata come spin-off, lamentandosi per la mancanza di grosse differenze nelle trame e nel clima, oppure godendosi uno stile televisivo ricercato, divertente e divertito, senza curarsi troppo dell’eventuale ripetitività.
Ma come si chiude questa stagione? Come era prevedibile per chi ha alle spalle 7 stagioni di The Good Wife: con una cesura improvvisa, sul più bello, con un cliffhanger quasi più come marchio stilistico che come vera e propria ragione narrativa. Che il padre di Maia sarebbe scappato era prevedibile, soprattutto dopo la confessione che ha tolto tutti i dubbi all’interno della famiglia Rindell. La differenza tra i 5 anni di carcere per una persona giovane e 35 anni per un attempato signore moralmente ambiguo rendeva obbligata la scelta di farlo sparire, fornendo ai King la scusa per il canonico finale ad effetto. La scena finale poteva infatti anche essere proposta in precedenza, ipotizzando un finale più sfumato, con Diane che entra dentro la casa di Kurt, volendo eventualmente creare discontinuità stilistica con i precedenti finali.
Tutto questo come elemento comune con il recente passato, per quanto riguarda la chiusura di puntata e di stagione, ovvero quell’istante capace di condizionare totalmente il giudizio di un episodio, nonché il momento che, più che tutto il resto della stagione, rimarrà impresso nella mente dello spettatore, punto di contatto con la stagione successiva. Come detto, quindi, il finale ha stilisticamente seguito la scia della serie madre.
Ed è proprio quest’ultimo dato che dà la possibilità per una riflessione sia su “Chaos” che su tutta la stagione, soprattutto in merito a delle differenze con TGW e con la gestione delle varie storie tratteggiate. La 1×10 contiene al suo interno tre storyline: la questione giudiziaria della famiglia Rindell (trama orizzontale), l’attacco cyber-terroristico (trama verticale), Diane e Kurt (trama trasversale di approfondimento di uno dei personaggi principali). In The Good Wife vi era una protagonista indiscussa, circondata da una serie di personaggi così importanti che durante le stagioni vengono tratteggiati come veri e propri protagonisti (Diane, Will, Eli, Cary, Kalinda…).
The Good Fight ha alla sua corte una sorta di “triumvirato” di protagoniste, ognuna con una diversa funzione (come poi dimostra la divisione interna a questo decimo episodio) ed ognuna che di episodio in episodio copre una diversa traiettoria della storia (caso legale del giorno, trame orizzontali varie – a sfondo legale o politico -, approfondimenti personali vari).
Per quanto le storyline non siano più squilibrate e dispersive rispetto a TGW, dove comunque erano gestite con equilibrio, viene da chiedersi se non si potesse incrementare la percentuale di importanza verso un solo personaggio, rendendo gli altri figure di contorno, seppur di spessore.
Prima di uscire, TGF era stata presentata come serie spin-off su Diane. Quest’ultima, tuttavia, forse non personaggio abbastanza forte da risultare protagonista a tutto tondo, ha avuto più che altro una funzione di cavallo di Troia per condurre lo spettatore in un ambiente relativamente diverso (ma tanto uguale), in cui sono stati lanciati diversi personaggi. Le potenzialità della figura di Maia, al contrario, hanno dimostrato come la ragazza interpretata alla grande da Rose Leslie abbia tutte le carte in regola per prendere lo scettro di protagonista indiscussa. Personaggio concepito in maniera totalmente diversa rispetto ad Alicia (avvocato fresco di studi, più simile a Cary per certi versi), ma con quei tratti comuni (problemi giudiziari in famiglia, notorietà pubblica) utile a rafforzare il concetto di variazione sul tema di cui si è già parlato.
Il risultato di questa prima stagione, quindi, è quello di diverse linee, apparentemente di uguale importanza che continuano a incrociarsi tra di loro, come se si volesse, con una serie sola, presentare un affresco del mondo narrativo che tanto bene ha fatto in precedenza, più che un’unica storia.
Una importante svolta nel caso Rindell, un cyber-attacco e una importante svolta nel rapporto Diane-Kurt: forse basta citare questi elementi, presenti in un solo season finale, per dimostrare quanto detto riguardo la presenza (forse) ingombrante di più protagoniste. Abbondanza che sicuramente non fa mancare qualità alla serie ma che, sommata all’incedere stilistico sulla falsa riga della serie madre, potrebbe far storcere il naso nei momenti più fiacchi.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La canzone “Wild World” in un finale di stagione ha già un precedente
  • Cliffhanger finale che conferma uno dei piatti forti dei King
  • La storia tra Lucca e il suo love interest, sebbene trascinata per le lunghe durante la stagione, ha avuto una sua funzione alla fine
  • La confessione del padre di Maia
  • Recitazione di Rose Leslie
  • Ulteriore ritorno dall’universo di TGW
  • Diane in ospedale sembra citare un momento particolarmente toccante di TGW
  • Apparente riappacificazione di Diane con Kurt
  • Il personaggio di Staples veramente ben riuscito e tipico risultato della penna dei King
  • Tre storyline (se non si vuole contare quella sulla valutazione dei dipendenti dello studio legale) che rendono ancora più frenetico il già concitato ritmo della serie
  • Nell’arco delle 10 puntate, Diane ha ripreso lo stesso ruolo che aveva in TGW
Season finale che conferma alcune perplessità che si possono aver avuto durante questa prima stagione. Visto però l’andamento di gran parte delle serie di punta dei canali generalisti, c’è da prendere l’intero pacchetto composto da questa prima stagione e dalla seconda già confermata e ringraziare per la sua qualità, il suo ritmo e la freschezza nella riproposizione di un universo narrativo che si è imparato ad amare.
Self Condemned 1×09 ND milioni – ND rating
Chaos 1×10 ND milioni – ND rating

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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