Suits 7×02 – The StatueTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Stop apologizing and start intimidating.”
 
Suits si lancia sul rettilineo. Dopo aver aperto, con la season premiere della settimana scorsa, nuovi scenari destinati anche a far discutere, lo show si presenta con un secondo episodio che ha la funzione di sistemare i semi piantati nei primi 40 minuti di stagione e dare così un ordine a quanto anticipato.
La settima stagione si è presentata sin da subito come un ciclo di svolta e, già a partire da “Skin In The Game“, i personaggi si sono ritrovati in situazioni e posizioni diverse, tutte da esplorare.
Tra i cambiamenti più radicali avvenuti in questi primi due episodi, di sicuro è subito saltata all’occhio la parte riservata a Donna. Dopo aver sparso perplessità con la storyline della scorsa stagione inerente il progetto The Donna, l’immediata quanto frettolosa promozione a Partner dello studio dello scorso episodio non aveva minimamente soddisfatto le aspettative riguardanti la crescita di questo personaggio: i modi, i tempi e le ragioni di tale promozione risultavano abbastanza inconsistenti. Non molto è cambiato in questo episodio riguardo le modalità che hanno portato alla promozione, ma la nuova qualifica di Donna come direttrice operativa assume un significato molto maggiore, risultando come un vero e proprio ruolo fatto su misura per le qualità dell’ormai ex segretaria, rispetto che ad un mero titolo strappato solo per la soddisfazione di un cambiamento.
Ma chi si ritrova davvero al centro di “The Statue” è senza dubbio Harvey; il cambiamento più radicale di questa settima stagione riguarda ovviamente lui, il nuovo Managing Partner della Pearson Specter Litt. Risolti i suoi problemi familiari e riportato Mike where he belongs, Mr. Specter si è presentato subito su un nuovo livello, decidendo finalmente di concentrarsi tanto sulla vita professionale quanto su quella personale. Quest’ultima parte, tuttavia, è uno dei punti più ambigui di questa nuova stagione. Per quanto nuovo e positivo possa essere vedere Harvey immerso in una nuova relazione (cosa che non accadeva seriamente dai tempi di Scottie), la dottoressa Agard non appare, almeno per ora, degna di nota. Ella regala sì una nuova versione di Harvey Specter, ma non una particolarmente stimolante da seguire e per la quale tifare.
Di tutt’altra storia, invece, la questione professionale. Da quando Jessica è andata via, la sua assenza si è sempre fatta sentire fortemente, ma forse mai come in questo episodio. O meglio, per buona parte di esso. Il precedente procrastinare di Harvey nel voler prendere le redini dello studio ha portato ad una nuova fase di “crisi” necessaria per permettere a Mr Specter di prendere le misure al nuovo ruolo, ma allo stesso tempo ha rischiato di compromettere la prima impronta di Harvey come capo dello studio: troppe decisioni affrettate e non ampiamente considerate, come la nomina di Donna a socio, e troppe cariche regalate, come dimostrato dalla propensione nell’accettare senza battere ciglio la richiesta di Alex Williams (interpretato da Dule Hill e nuovo regular per questa stagione). Decisioni prese d’istinto che tuttavia rientrano nel giro di un episodio, grazie anche all’apparizione di una Jessica sempre in grande forma che necessitava di essere presente in questo percorso di guida che porterà Harvey a prendere sempre più confidenza con il suo nuovo ruolo.
Messi un po’ in secondo piano, invece, gli altri personaggi tra cui un Mike alle prese con il suo primo caso pro-bono da vero avvocato e che, con l’idea dell’intervista, si spera riesca finalmente e definitivamente a chiudere il capitolo che lo ha visto protagonista per tutti questi anni come truffatore. Rimane sempre nelle retrovie Rachel, mentre Louis si ritrova a fare i conti ancora con le conseguenze della rottura con Tara: le sedute dallo psicologo non possono far altro che aiutare questo personaggio, oltre a regalare sempre ottime interpretazioni da parte di Rick Hoffman, ma allo stesso tempo non si può far altro che sperare in un definitivo passo in avanti di Louis nelle dinamiche dello studio, in quanto sarebbe di gran lunga preferibile vederlo prendersi la scena come avvocato ed intento a collaborare con Harvey rispetto alle solite scene conflittuali che alla fine regalano poco allo sviluppo della trama.
Solo due episodi dentro questa settima stagione ma il quadro generale sembra già chiaro dunque: dopo aver avuto una sesta stagione con protagonista Mike alle prese con il suo percorso da truffatore-carcere-avvocato, quest’anno al centro della scena e del cambiamento sale Harvey, pronto ad immergersi in una crescita totale da più punti di vista.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jessica! 
  • Avremo davvero visto lo strascico finale del ex segreto di Mike? 
  • Situazione Donna più realistica ed appropriata
  • Gretchen e Katrina sempre ottime e piacevoli comparse 
  • In Suits se non urli durante una discussione non sei nessuno
  • Louis e Rachel sempre bloccati nel limbo delle storyline 

 

“The Statue” è un episodio che si presenta per lo più come fase di ambientazione per permettere ai personaggi di sistemarsi nei nuovi ruoli conquistati e che, verso il finale, ricongiunge tutti gli elementi tipici di Suits lasciando un senso di soddisfazione per gli equilibri raggiunti. E rivedere Jessica è sempre e solo un piacere.

 

Skin In The Game 7×01 1.40 milioni – 0.4 rating
The Statue 7×02 1.35 milioni – 0.3 rating

 

 

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Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”. Tra le sue prospettive future compare il tentativo di risoluzione di un dubbio alquanto amletico: recuperare o no Lost? Si accettano consigli.

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