Gomorra 3×09-3×10 – Episodio 9 – Episodio 10TEMPO DI LETTURA 6 min

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Genny: “O temp’è fernuto Cirù. Mo’ m’aggi’a pija’ ‘a famija mi’arèt. 
Chi è fratet, io o Enzo? Me fai capì mo’ mo’ da che parte stai”
Ciro: “Io ‘a scelta mij l’agg’ fatt’ già” 

 

Quando si parla di storie di mafia, si sentono spesso riferimenti ai “valori mafiosi”, al codice di condotta che queste persone dicono di osservare. “I bambini non si toccano”, “La famiglia è sacra”, “Hai la mia parola d’onore”. Come tutti ben sappiamo, si tratta di poco più di una leggenda metropolitana, in quanto la maggior parte dei malavitosi non segue realmente questi dettami. Tutto questo, inoltre, è ancora più inapplicabile del solito in questo caso specifico, dato che ci troviamo davanti ad un uomo, Ciro, che ha avuto ben pochi scrupoli ad uccidere sua moglie. Ovviamente, quanto detto non vuol dire che anche i camorristi non possano avere pentimenti e rimorsi, anzi, e, infatti, uno di questi famosi valori, la famiglia, è al centro di quasi tutte le vicende di questa stagione. Il personaggio di Marco D’Amore,  ad esempio, dall’omicidio della figlia in poi ha effettivamente assunto un atteggiamento diverso, e la sua decisione di aiutare l’ex nemico (solo per aiutarlo a riprendersi la sua famiglia) è sicuramente da leggere in questa ottica, così come la sua mancanza di esitazione quando, messo di fronte alla scelta tra Genny ed Enzo, scelga il primo.
Il vecchio Ciro, però, avrebbe abbandonato del tutto a se stesso il giovane Sangueblù, magari cercando anche di rovinarlo definitivamente per trarne ulteriore vantaggio personale. Questa volta, però, l’Immortale si è comportato in modo diverso e, anche questa volta, c’entra la sfera più prettamente personale: Enzo, esattamente come lui, è cresciuto senza un padre ed è ambizioso; per questo motivo, Ciro si è rispecchiato particolarmente in lui. Questa situazione particolare (che rispecchia, effettivamente, un’evoluzione del personaggio, che non si è improvvisamente ricordato di avere una coscienza ma, spinto dal dolore personale, è più incline a comportarsi in modo umano in alcune situazioni circoscritte) lo porta a tradire Enzo, ma a rimanere comunque a rimanere, più o meno, dalla sua parte. Tenere un piede in due scarpe, però, non è mai una cosa raccomandabile e difficilmente porta ad esiti positivi. Quando vede Enzo in quelle condizioni, senza più un occhio, se la prende con Valerio, ma sa perfettamente di aver scatenato tutto lui: nel dialogo con Genny, infatti, Ciro dice chiaramente che Enzo crede siano stati i Confederati, e questo avrebbe dovuto continuare a credere, sapendo bene che il ragazzo avrebbe potuto compiere gesti sconsiderati.
Anche Enzo, esattamente come loro, agiva per la famiglia, per vendicare la morte di suo padre e la condizione di umiliazione nella quale la sua famiglia ha vissuto per anni. In quasi tutte queste puntate, il suo personaggio è stato al centro delle vicende; lo show, infatti, ci ha mostrato con minuzia di particolari l’ascesa del suo gruppo ai vertici della criminalità napoletana. Dopo interi episodi di duro lavoro, però, il suo regno effettivo è durato meno di un giorno, una frazione di puntata. Questa sua parabola, così lenta in fase ascendente, e così veloce in fase discendente, spiega in modo perfetto la difficoltà di mantenere il potere in un ambiente come quello, e di come tutte quelle lotte, a conti fatti, spesso si tramutino in morte e sofferenza in cambio di poche ore di dominio del quartiere.
Non va dimenticata, a questo proposito, la storyline del figlio di Carmela, un crudo spaccato di quotidianità (per molti versi paragonabile a quello del padre di famiglia ucciso durante il sesto episodio) che mostra un ragazzo che tragicamente si avvia verso la microcriminalità affiliata col crimine organizzato, gruppi di ragazzini che, complice anche la mancanza di riferimenti positivi, vogliono mostrare di essere uomini e lo fanno nell’unico modo che conoscono, ossia con le armi.

Azzurra: “Adesso nostro figlio è nelle mani tue. Mio padre dice che devi parlare con gli amici suoi. 
Gennà, se gli succede qualcosa, io nun t’ perdon'” 

Sin dal ritorno di Genny a Secondigliano, il cuore pulsante del suo tentativo di ritornare in auge è stato rappresentato da Azzurra e dal piccolo Pietro. Per questo, dopo le rivelazioni di Scianel, Don Edoardo ha deciso di usare proprio il piccolo Savastano come arma di ricatto. La famiglia, dunque, è al centro anche in questo terzultimo episodio.
Come prevedibile, in cambio della libertà del bambino, i Confederati chiedono condizioni molto dure, che inevitabilmente hanno a che fare con le recenti conquiste territoriali della banda di Enzo. Nel discorso in ospedale, quando Genny gli comunica l’obbligo, per lui e i suoi uomini, di sottomettersi ai clan che avevano cacciato da Forcella, si notano alcuni aspetti molto interessanti: innanzitutto, quello che accetta più di buon grado (o quantomeno, senza esprimere lamentele) è proprio Enzo, mentre sia Valerio che Maria (la ragazza di Enzo) rispondono in maniera anche piuttosto brusca, suscitando un forte fastidio in Genny., che chiede a Sangueblù come mai tutti, in quella stanza, si sentissero autorizzati a parlare. Questa considerazione porta al secondo punto, ossia all’incapacità del giovane di proporsi come leader assoluto (sul modello, per fare un esempio, di Don Pietro). Ciò è ancora più visibile quando il focus si sposta su tutta la banda: un paio di giorni dopo la stipulazione del nuovo accordo, e già si sono mostrate le prime defezioni, con alcuni membri del gruppo che, non volendo piegarsi alle logiche del sistema, iniziano ad agire di testa loro, rischiando di far saltare tutto.
La punizione nei confronti dei dissidenti ha, inoltre, un valore simbolico e narrativo molto più significativo di quanto si possa inizialmente pensare: se fosse stato per Genny, infatti, i due ragazzi sarebbero stati tranquillamente uccisi. Ciro, invece, decide di inscenare una finta esecuzione. Certo, ci saranno state di sicuro delle motivazioni logiche e razionali dietro questa scelta (una su tutte, la repressione avrebbe causato ancora più malcontento e, dunque, ancora più instabilità), ma si conferma quanto detto in precedenza: Ciro sta dalla parte di Genny, ma non è disposto a lasciare Enzo allo sbando.
In ottica season finale (a proposito, è già in scrittura la quarta stagione), appare inevitabile una resa dei conti tra Genny e don Avitabile, tornato sugli schermi in questa puntata. Uno scontro tra suocero e genero porterà, quasi sicuramente, ad un coinvolgimento dei  Confederati, grandi alleati di Don Giuseppe. Non è da escludere a questo proposito, una rottura in seno proprio al gruppo nemico di Genny & Co. , data la forte divergenza di opinione, circa il destino di Pietro, tra don Edoardo e O’ Stregone. La scelta di quest’ultimo, oltre che un gesto dettato dalla coscienza, può essere interpretato anche come una volontà di riaffermare il suo dominio nei confronti dell’ambizioso alleato.
Infine, menzione speciale per Patrizia che, grazie ad un atteggiamento perfettamente ambiguo, ha reso impossibile la comprensione delle sue vere intenzioni.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ascesa e discesa di Enzo 
  • La vicenda del nipote di Enzo 
  • Patrizia e la sua ambiguità 
  • Il rapimento di Pietro 
  • Asse Genny/Ciro 
  • Finta esecuzione dei ribelli
  • Terreno perfetto per la resa dei conti finale
  • Forse un po’ troppo improbabile che Enzo, con decine di uomini a disposizione, abbia deciso di andare solo con Valerio


Ad un passo dal season finale, “Gomorra” confeziona un altro episodio di pregevolissima fattura. Per questo motivo, non possiamo che benedire.

 Episodio 8 3×08 ND milioni – ND rating
 Episodio 9 3×09 ND milioni – ND rating
Episodio 10 3×10 ND milioni – ND rating

 

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