The Blacklist 5×12 – The Cook (No. 56)TEMPO DI LETTURA 4 min

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Living a lie was worse than a prison. The day I confessed was the day I went to jail. That was also the day I was set free.” (Earl Fagen)

I used to think in terms of black and white. You were either a bad guy or you weren’t. I’m not sure about that anymore. Under the right circumstances, I’ve come to believe that even the best of us are capable of… almost anything. I only mention that because, well, I figure everyone deserves a second chance.” (Ressler)

Questa puntata doveva intitolarsi “Tommy Wattles”. Sarebbe stato meglio, ma poi chi di dovere ha deciso di reintitolarla “The Cook”, forse pensando facesse più effetto. Comunque, il personaggio in questione non riesce ad essere sconvolgente e terrificante in pochi colpi come lo Squagliatore – Stewmaker, oppure lo Speziale – Apothecary. Non riesce nemmeno a reggere il confronto con la setta al centro di The Vehm. Quella almeno usava antichi metodi e strumenti di tortura. In lui si concentrano tutta una serie di tematiche e problematiche, a partire da quella del controllo del propri impulsi sessuali, passando per gli scandali che hanno recentemente coinvolto il clero, senza farsi mancare un tocco di Uomini Che Odiano Le Donne. Troppa carne al fuoco, soprattutto per un personaggio la cui vicenda ha solo 40-45 minuti per venire introdotta, svilupparsi e giungere a conclusione. Ne viene fuori una figurina appena sbozzata, che non rende giustizia all’importanza e alla gravità degli argomenti toccati, quindi meritevole di una sonora bocciatura.
Non ci si aspetta un trattamento esaustivo di temi come le dipendenze sessuali o il femminicidio da un semplice telefilm, ma il rispetto sì: la dipendenza dal sesso può giungere a livelli tali da richiedere il ricovero in apposite cliniche, dove viene trattata come quella dal gioco, dall’alcool e dalle droghe, mentre in Italia viene uccisa una donna ogni due o tre giorni.
Molto meglio l’altro piromane introdotto nell’episodio, Earl Fagen, affidato ad un C. Thomas Howell di cui molti avevano perso le tracce dopo gli anni ’80. Offre agli spettatori momenti molto significativi, anche solo con la sua espressione deliziata, da ritorno a casa dopo tanto tempo quando arriva sulla scena dell’incendio. C’è speranza di rivederlo in futuro, ma se anche così non fosse, la scena finale basta ad aprire scenari abissali.
Red, infatti, gli chiede di tenere pronti benzina e cerini per quando gli darà l’ordine, in cambio della ritrovata libertà. Si possono fare qui mille ipotesi: la più blanda è un bel falò, tutto in una volta sola, di Ian Garvey con complici, ossa della valigetta e segreti connessi, per eliminare definitivamente chiunque sappia “la verità”, o comunque quel segreto che Red preferisce tenere per sé. La più inquietante coinvolge Lizzie. Siamo in una serie dove, al centro della mitologia, c’è una Notte dell’Incendio. Potrebbe venire rieditata perché Reddington si sente tradito da lei come forse, ai tempi, lo fu dalla madre, Katarina Rostova.
La ragazza, intanto, continua il suo interessante percorso di evoluzione personale, sempre in contrappunto con quello di Ressler. Lei ha capito che Red spesso ha distorto e manipolato la verità per i propri scopi e ha giurato di scoprire cosa sapeva Tom, lui sta riflettendo come le cose, nella vita, non siano “tutte bianche o nere”. Pura gioia per chi shippa Keenler e, per gli altri, la soddisfazione di vedere i personaggi acquisire maggiore profondità.
In poche parole, trama orizzontale buona e intrigante, con Ian Garvey che incombe come pochi altri, trama verticale piena di difetti. Anche l’analisi dell’occhio bionico, pur conservando toni più leggeri rispetto alla media della serie, viene svolta in maniera un po’ frettolosa: l’adolescente genio del computer è ormai un cliché, mentre si insiste un po’ troppo sui gusti vintage di Red, sulla sua avversione per la moderna tecnologia. Insomma, al saluto “Che la Forza sia con te” poteva almeno rispondere “E con il tuo spirito”. Nessun dubbio su quale delle due stia ricevendo le maggiori cure ed attenzioni da parte di showrunners e sceneggiatori. Ci vorrebbe però un maggiore equilibrio fra i due elementi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’evoluzione di Lizzie
  • L’evoluzione di Ressler
  • Bentornato C. Thomas Howell
  • Tommy Wattles
  • Forzature su Red technological moron

 

Il voto non poteva essere Slap them all, perché, alla fin fine, i sonori schiaffoni se li merita solo Tommy Wattles. Meglio non curarsi di lui e passare oltre, verso il confronto decisivo con Ian Garvey e il tanto atteso incontro di Lizzie con nonno Dom, dove si promettono grandi rivelazioni.

 

Abraham Stern 5×11 6.49 milioni – 1.1 rating
The Cook 5×12 6.11 milioni – 1.0 rating

 

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