Trust 1×06 – John, Chapter 11TEMPO DI LETTURA 4 min

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“‘Daddy, I’m dying. Please come home. I want to see you again before I die.'”
What do you think the old man does? Sends him a letter.
‘Sorry, Timmy, unable to travel. Your loving father.’ I mean, can you believe that? And he dies. Timmy dies without actually seeing his father again. And does the loving father attend his own son’s funeral? What do you think, friends? Unable to fucking travel.”

Trust continua il suo collegamento non solo di sceneggiatura e di storia, ma anche di meta-narrazione tra un episodio e l’altro: infatti, se nella precedente puntata si era concluso con un deciso “that’s all folks” (richiamo evidente alla quarta puntata), in “John, Chapter 11” è il silenzio a fare da padrone incontrastato dell’inizio dell’episodio.
E’ un silenzio rivelatore, che smorza gli animi dello spettatore, colpito proprio come i personaggi in scena dalla notizia della presunta morte di Paul; ma il tutto non smorza il livello della narrazione, anzi, questo sesto episodio si contraddistingue per un ottimo e sapiente utilizzo dell’elemento intimistico nella narrazione, complice anche regia ed fotografia nuovamente impeccabili.
Il titolo di puntata viene spiegato da Chace, ma la sua derivazione biblica era facilmente intuibile: il passo del Vangelo che viene citato (Giovanni, capitolo 11) fa menzione della visita di Gesù al povero Lazzaro e di ciò che successivamente avvenne.
Così come Lazzaro, infatti, Paul viene ritenuto morto, portando la propria famiglia a provare diverse emozioni a seconda del soggetto: il padre si ritrova frastornato, affranto e ricade nel baratro della droga; la madre è attonita e, semplicemente, vinta dagli eventi; il nonno, il vecchio Getty, porta in scena un lato umano che già in precedenza si era intravisto ma che in questa puntata si dimostra essere ben più profondo, sensibile e suggestionabile di quanto ci si potesse attendere.
Il “colpo di scena” tenuto per la conclusione della puntata è una diretta conseguenza della sfuriata che Jean Paul Getty deve sorbirsi da parte del figlio. Nonostante quest’ultimo sembra essere mosso da sentimenti veri e puri, quali il dispiacere di un padre e la tristezza per la perdita di un figlio, ci sono da tenere in considerazione alcuni elementi che sviliscono tale reazione sentimentale: il giovane Getty Jr. più che desideroso di sfogarsi, sembra intenzionato ad accusare per l’ennesima volta il padre di un errore da cui lui si sente gravemente debilitato. La morte del giovane Paul viene quindi sfrontatamente utilizzata come scudo per attaccare nuovamente e con maggiore verve il vecchio Getty, con un risultato non preventivabile e che getta nuovamente nel caos la vicenda del rapimento in cui, ormai, Getty III è una sola e semplice pedina senza più alcun tipo di potere o valore tangibile.
Deve essere evidenziata una gestione ottimale sia delle tempistiche di scena, sia della sceneggiatura, nonostante debbano essere messe all’attenzione alcune piccole mancanze: quella più “opprimente” è sicuramente legata a Bullimore ed alla sua sottotrama simil-amorosa che continua a cozzare malamente con la storia in sé. E’ difficile riuscire a comprendere perché, con una storia potenzialmente valida per riempire tranquillamente il minutaggio a disposizione, si cerchi a tutti i costi di voler costruire, caratterizzare ed approfondire un personaggio secondario come quello di Bullimore. Il tutto risulta essere una incredibile forzatura di cui si fatica a concepirne il senso più ampio.
Menzione speciale deve essere fatta per Donald Sutherland che porta in scena una ennesima eccezionale prova nella recitazione di Jean Paul Getty, rendendo partecipe lo spettatore di una umanità talmente lontana dal personaggio fin qui presentata da essere difficile da assimilare.
L’intera scena dell’incontro di Getty a Roma è magnifica, partendo dai dialoghi, fino ad arrivare alla pura e semplice fotografia. Risulterà pedante continuare ad evidenziare spesso e volentieri solo i lati positivi di un prodotto, tuttavia Trust porta a compimento il proprio dovere: intrattiene, non tergiversa nella narrazione ed ha una realtà storica con la quale relazionarsi.
Ora come ora verrebbe da chiedersi cosa esattamente ci sia di migliore nel panorama seriale attualmente in onda, non in quanto a messaggio nascosto e/o complessità narrativa, quanto piuttosto al puro e semplice valore stilistico della storia in sé.

“And what about George? Huh? Drove him into an early grave, that is for goddamn sure. But this. This time he has gone too far. This is actual murder. What I am gonna do for him, I am gonna go up there and I am gonna tell him what we all actually think and the truth will destroy him. It will completely destroy him.” 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Luca Marinelli/Primo
  • Dialoghi
  • Brendan Fraser e rottura della quarta parete
  • Momenti di commozione e crollo nervoso per il vecchio Getty
  • Incontro di Getty a Roma per la risoluzione della contesa
  • Eat, cazzo
  • Grow up, cazzo
  • La piantiamo di voler dare a tutti i costi una storia a Bullimore? Grazie

 

Ora che la cifra è stata finalmente fissata manca un semplice particolare: pagare.

 

Silenzio 1×05 ND milioni – ND rating
John, Chapter 11 1×06 ND milioni – ND rating

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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