Billions 3×11 – KompensoTEMPO DI LETTURA 3 min

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Come se fossero ormai due universi a sé stanti, quello del trading e quello giurisprudenziale, si continua imperterriti con la loro personale narrazione della storia. I due filoni narrativi sembrano essersi finalmente divisi dopo le passate ingerenze tra un campo e l’altro che avevano portato Bobby e Chuck a stretto contatto l’uno con l’altro, fino a farli addirittura collaborare in uno dei momenti forse di più alta narrazione di questa stagione.
C’è un fattore, una particolarità emersa nel corso degli ultimi tre episodi circa, che accomuna però le due parallele: questo punto di convergenza è rappresentato dal desiderio di due (ex) sottoposti di spingere fuori dai giochi le loro (ex) figure di riferimento.
Da una parte abbiamo Bryan che cova rancore e disprezzo non semplicemente per essere stato messo a pubblica gogna durante “All The Wilburys”, la motivazione che lo spinge è più alta e complessa: Bryan riteneva Chuck un vero e proprio maestro, una figura alla quale potersi rifare e quando questa sua rappresentazione idilliaca è iniziata a venire meno ai suoi occhi, si è reso conto del marcio che Chuck rappresentava e nel quale stava lentamente trascinando anche lui. Unitamente a ciò, Connerty è stato massacrato dal punto di vista lavorativo ed allontanato dalla vera catena del potere.
Proprio da questi elementi è nato il desiderio di rivalsa che potrebbe spingere Bryan ad un colpo basso senza eguali andando ad aiutare Jeffcoat nelle sue silenziose indagini.
C’è da porsi un quesito, però: se Chuck rappresenta agli occhi di Connerty il vero villain della situazione, quest’ultimo quanto tempo impiegherà per riconoscere il putridume etico rappresentato da Jeffcoat stesso? Oppure banalmente si turerà il naso pur di creare problemi al suo ex mentore?
Dal lato del trading, invece, abbiamo una Taylor decisa e diretta allo spodestamento del suo attuale capo: il tradimento che ha percepito nel momento in cui Bobby l’ha “sfruttata” pur di concludere un affare è una cicatrice indelebile, specialmente in una persona come Taylor che cerca a tutti i costi di apparire come un freddo androide, nascondendo un grande cuore ed un’umanità senza pari.
Ecco quindi che il finale di puntata e quel “Taylor Mason Capital” risultano essere sia colpi di scena, sia risvolti prevedibili di un rapporto umano deteriorato, degradatosi puntata dopo puntata, decisione dopo decisione.
La recensione si sofferma in particolar modo su questi frangenti e sul finale di puntata perché i restanti cinquanta minuti circa di visione hanno portato ad un deciso intorpidimento dello spettatore: estremo attendismo, pochi fattori narrativi degni di nota ed un episodio che in generale si sofferma sull’incontro annuale dei bonus all’interno dell’Axe Cap, preferendo unire alla narrazione quella venatura di sarcasmo e simpatia che contraddistingue questo show. Ma del resto, dei veri elementi narrativi di carattere economico e giurisprudenziale, la puntata ha portato in scena il nulla fino a poco prima della conclusione.
Il riavvicinamento tra Lara e Bobby, nonostante sia ancora un fattore possibile, viene malamente accantonato e portato in scena con un freddo e distaccato incontro tra i due.
Al contempo, Chuck si riavvicina (con successo) ad Ira e riesce a riguadagnare nuovamente la fiducia e l’amicizia dello stesso.
Se quindi da una parte abbiamo un Chuck che è riuscito a recuperare buona parte dei dissapori che aveva creato (Ira e suo padre), dall’altra abbiamo un Bobby che continua ad avere (e fare) terra bruciata attorno a sé in maniera sconsiderata e poco lungimirante: mettersi contro ad una figura come Taylor, pronta a tutto dopo aver perso altrettanto, sicuramente non è la mossa più saggia messa in atto da Bobby. E le ripercussioni non tarderanno sicuramente ad arrivare.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Continua la divisione narrativa tra Chuck e Bobby
  • Taylor e Bryan alla riscossa
  • Taylor Mason Capital
  • Il piano di Chuck per incastrare Jeffcoat ed uscirne pulito
  • Niente Malkovich
  • Molto attendismo
  • Interesse narrativo racchiuso in poche scene, anche se ben piazzate

 

Un episodio alla conclusione di una stagione che ha alzato sicuramente il livello della serie, nonostante qualche evidente acciacco dettato dal tempo e da personaggi ancora in scena nonostante si faccia fatica a comprenderne l’utilità.

 

Redemption 3×10 0.78 milioni – 0.2 rating
Kompenso 3×11 0.90 milioni – 0.2 rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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