R.I.P. (Recenserie In Peace) – The SopranosTEMPO DI LETTURA 5 min

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I Soprano (The Sopranos) è una serie televisiva statunitense prodotta dall’emittente HBO, trasmessa negli Stati Uniti dal 1999 al 2007 per sei stagioni ed un totale di 86 episodi. Ideatore e produttore della serie è lo sceneggiatore statunitense David Chase che diresse inoltre il primo e l’ultimo episodio.
Lo show, ambientato nel New Jersey, racconta la vita del boss mafioso italo-americano Tony Soprano, uno dei capi della famiglia criminale Soprano emigrata da Avellino, in affari con la più nota mafia italiana di New York e la camorra campana. Protagonista indiscusso di questa serie è Tony Soprano, interpretato da un fenomenale James Gandolfini che è sposato con Carmela (Edie Falco), con la quale ha avuto i due figli Meadow (Jamie-Lynn Sigler) ed Anthony Jr. (Robert Iler) e vive a Newark. Il boss, personaggio principale su cui si concentra la narrazione, soffre di attacchi di panico e decide di rivolgersi ad una psicanalista, la Dottoressa Melfi, scelta abbastanza insolita per l’ambiente di cui fa parte, dove regna il machismo e non è ammessa nessun tipo di debolezza. La complessità della sua vita familiare, dal travagliato rapporto con la madre Livia, i contrasti con lo zio Junior per il ruolo di Capofamiglia, le liti con la moglie Carmela e le problematiche dei figli adolescenti, rendono estremamente umano il criminale italo-americano e portano lo spettatore ad immedesimarsi completamente nel character durante gli episodi.
A questi problemi di tipo comune bisogna poi aggiungere le delicate questioni affaristiche del mondo criminale, con la presenza di numerosi boss di famiglie rivali, italiane e non, senza contare gli agenti dell’ FBI sempre alla ricerca di un modo per incastrarlo, tra cimici e mafiosi pentiti che diventano collaboratori di giustizia. Il tutto condito da una vena umoristica, che spesso sfocia quasi nella drammaticità. Chase rappresenta il male anche nella sua quotidianità, una banalità del male in chiave arendtiana che si intreccia con le vicende di numerosi personaggi secondari, attorno ai quali si sviluppano diverse conflittualità che vanno a sviscerare tematiche sociali, politiche e morali. La trama orizzontale si sviluppa progressivamente nelle varie stagioni e spesso viene utilizzato l’espediente del flashback per spiegare le origini delle ansie vissute da Tony.
La variegata colonna sonora è stata fin da subito uno dei punto di forza dello show, con la sigla di apertura che è il “Chosen One Remix” della canzone “Woke Up This Morning” del gruppo britannico Alabama 3, mentre quasi tutti gli episodi hanno una canzone di chiusura sempre diversa. Per la scelta delle musiche David Chase si è avvalso di un pezzo da novanta del calibro di Steve Van Zandt, chitarrista di Bruce Springsteen, nonché attore nel ruolo di Silvio Dante.

Tony Soprano: “What kind of human being are, if my mom wants me dead?”

Giunti a questo punto vi chiederete, perché iniziare una serie di oltre 80 episodi andata in onda un decennio fa? La risposta è tremendamente semplice; complessivamente è stata candidata a 211 premi e al momento rimane la serie più premiata di sempre. Infatti, nel corso delle sei stagioni vinse ben 82 premi di cui gli ultimi tre sono stati gli Emmy Award del 2007 come Miglior serie drammatica, Miglior regia e Miglior sceneggiatura per l’episodio finale. Con The Wire e Six Feet Under, la serie contribuì notevolmente a dar vita alla cosiddetta età dell’oro di HBO, riscuotendo un successo planetario e vincendo tutti i premi televisivi americani.
Gli sceneggiatori coraggiosamente affrontarono – con un realismo fuori dal comune per l’epoca in cui è stata trasmessa – tematiche forti legate alla mafia, la criminalità organizzata, la corruzione, lo spaccio di stupefacenti, l’adulterio, la violenza, il sesso, sfatando numerosi tabù tipici del mondo della televisione e attirando su di sé pesanti critiche. Negli Stati Uniti la serie televisiva divenne oggetto di pesantissime critiche per la sua rappresentazione dell’ambiente italo-americano, tanto che Il National Italian American Foundation ne prese decisamente le distanze, sostenendo che la serie facilitasse gli stereotipi tipici degli italo-americani e boicottando apertamente lo show, senza risparmiare feroci critiche attraverso i media.

New York Times: “The greatest work of American pop culture of the past quarter century.”

Questa serie televisiva deve tantissimo a “Quei bravi ragazzi” di Martin Scorsese, senza dimenticare le numerose citazioni presenti della trilogia de “Il Padrino” di Francis Ford Coppola. Chase scelse il cast privilegiando gli attori italo-americani: in particolare scritturò attori che avevano già avuto ruoli in film di genere gangster, infatti la bellezza di ben 27 personaggi de I Soprano avevano partecipato al film “Quei bravi ragazzi” di Martin Scorsese, compresi quattro protagonisti del cast principale come Lorraine Bracco, Tony Sirico, Frank Vincent e Michael Imperioli. Inoltre, tre attori provenivano da “C’era una volta in America” e due da “Il Padrino”, insomma l’esperienza in fatto di gangster-movie non mancava di certo al cast.
Ma quando si parla dei Soprano, non si può non menzionare il leggendario finale, uno dei più discussi di sempre al pari dell’episodio finale di Lost. Sono state fatte molte ipotesi sul significato della famosissima 6×21 “Made in America”, diversi articoli di giornale e infiniti post sui tanti forum sono stati scritti, tutto il mondo ne ha parlato e quasi tutti sembrano concordare che alla fine…
L’ultimo episodio vi lascerà completamente interdetti e passerete giorni e giorni a rimuginarci sopra. Chi ha visto l’ultima puntata probabilmente avrà perso invano ore su internet per cercare un significato univoco, chi non l’ha vista è decisamente in tempo per rimediare, d’altronde è solo la serie più premiata di sempre. Unico piccolo grande consiglio, guardatela in lingua originale, altrimenti perderete tutta l’efficacia dello slang.

 

Fra la movida tipica dello studente fuorisede a Bologna e la mia dipendenza da serie tv, sono riuscito anche a laurearmi in storia. Patito di cinema e ardito seguace di anime&manga giapponesi, frequento abitualmente serate di musica elettronica e concerti dei gruppi più disparati. Tra le mie numerose patologie spicca il mondo dei tattoo ; amo farmi tatuaggi, molti tatuaggi. Lostiano intransigente, trascino la mia lunga barba da una serie tv all'altra, sperando di risvegliarmi tra Kattegat e Winterfell. Nel frattempo assecondo la mia passione per il gin lemon, perchè la notte è buia e piena di terrori.

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