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Shameless 10×10 – Now Leaving IllinoisTEMPO DI LETTURA 6 min

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Lip: Anyway, that’s it.

 

“Now Leaving Illinois” si apre e si chiude con una riunione di famiglia. Quella dei Tamietti, da una parte, che Lip e Brad si divertono a prendere in giro per le loro usanze, le loro esagerazioni e soprattutto la loro morbosità, ma che si concluderà col dono di una casa, grande e accogliente, proprio a Lip e alla sua “nuova” famiglia; quella dei Gallagher, che dal canto loro si sono sempre distinti per essere poco convenzionali, che non a caso aprono la propria riunione raccontandosi le proprie vicende personali sempre grottesche, per poi ammutolirsi completamente, alla notizia datagli dal fratello maggiore e alla sua decisione di lasciarli. La comunicazione, allora, appare come una delle tante differenze tra le due famiglie, che arrivano fino a quella più sostanziale, se non cruciale all’interno di tutta la storia della serie: i Tamietti che vogliono “qualcosa di più” per la figlia, e che Tami, per quanto si dica diversa da loro e voglia allontanarsi dalla loro presa, in realtà desidera nel profondo (come detto a Lip qualche episodio fa); e i Gallagher, il cui unico membro che è riuscito davvero ad andare via è stato Fiona, e l’ha fatto dopo anni e anni di sacrifici e rinunce, mentre ognuno di loro ci ha provato, a turno, per poi puntualmente tornare in quella casa, nel South Side, dopo i propri fallimenti.
E chi ci ha provato, per primo, è stato proprio Lip. Il ricordo ancora caldo forse glielo si può leggere in quello sguardo pieno di paura al cartello che segna la fine del proprio Stato. Perché lui quando ha voluto “qualcosa di più”, quando è andato al college, è stato “punito”, come da una forza divina cinica e impietosa, ed è tornato nel ghetto, che sarà sì la sua maledizione, ma nel profondo rimane il suo posto, il luogo che lo fa sentire a proprio agio e al sicuro. Un “peccato originale” di cui, come detto, si sono macchiati, e continuano a macchiarsi, tutti i membri della sua famiglia, colpiti puntualmente dal karma “bastardo”. Vedi Debbie e la sua prima relazione “sana” e felice, che si è auto-boicottata da sola; stessa sorte per Carl, che dopo aver provato a fare del bene per la città e per il suo quartiere, si ritrova catapultato in un sistema corrotto, anche se sempre per colpe sue; perfino Kev e Vi non ne sono esenti, i quali per mandare le loro figlie in una scuola migliore, devono accettare di venire trattati come fenomeni da baraccone dalle classi più alte; fino a Ian e Mickey, emblemi delle leggi non scritte del South Side, che per coronare il proprio amore “vietato” dal ghetto, devono lottare letteralmente per risolvere a colpi di botte i propri problemi e infine dirsi il “fatidico sì”, contro la società sì ma sempre e soprattutto contro se stessi.

 

Frank: I’m your Uncle Frank, and I’m gonna take care of you. All I need in return is for your parents to make sure Uncle Frank’s commissary account is nice and full.

 

“Now Leaving Illinois” è infatti un episodio che parte dalle differenze di classe caratteristiche di Shameless, per affrontare un dualismo immortale nelle teorie sociologiche: ossia, da una parte le colpe della società, dall’altra quella del singolo. L’unica colpa dei Gallagher è quella di essere nati in una condizione sfortunata, solo per via di una “cicogna strabica” (per citare l’ormai celebre brano di Checco Zalone in Tolo Tolo; anche se in questo caso, forse sarebbe meglio dire “strafatta”)? Oppure in qualche modo si “adagiano” sulle queste difficoltà, non facendo niente di davvero forte e rilevante per cambiare il proprio status?
Rappresentazione massima di quest’annosa questione è proprio la vera “cicogna”, quel Frank Gallagher che li ha messi al mondo. La sua storyline, che sfocia nell’ennesima volta che lo si vede cadere in piedi, racconta infatti qualcosa di molto più grande e addirittura “storico”. Frank, proprio come il figlio Lip era andato al college, poi ha conosciuto la droga e da lì la sua vita ha preso la piega conosciamo. Attraverso la vendetta di Faye, anni dopo rivediamo quindi Frank in tribunale, che se la cava ancora una volta trovando un nuovo colpevole, pur di liberarsi delle proprie responsabilità. Il capo-famiglia dei Gallagher arriva a rappresentare diverse ere e altrettante politiche della lotta alla droga: da quella repressiva, che invece del tossicodipendente aveva deciso di puntare allo spacciatore e che l’aveva salvato in passato; quella più comprensiva e farmacologica, che nel tentativo di aiutare il tossicodipendente (o di “liberarsi di lui”) lo ha imbottito di medicine e lo ha relegato in centri specializzati (da cui esce ed rientra continuamente), che lo salva questa volta; e quindi ecco l’ultima, che dopo i diversi fallimenti, cerca un diverso approccio, quello della “comunicazione”, in cui “si parla” per superare la propria dipendenza, in cui si cercano le ragioni profonde dei propri malesseri. E qui ancora una volta Frank, corrotto dalla società, arriva per corrompere tutto, in un circolo senza fine.
Si torna sempre lì, allora, alla circolarità e alla comunicazione, che nel ghetto non ha spazio di esistere, perché si deve pensare prima di tutto a sopravvivere, preferendo un più secco, ma forse ben più significativo, “that’s it”. Dietro di esso, infatti, nei fratelli Gallagher c’è la paura di un ennesimo “abbandono”, dopo esser riusciti tanto duramente a superare quello di Fiona; c’è lo smarrimento derivato da una casa sempre più vuota e quindi dalle più deboli fondamenta, quella casa, che per estensione rappresenta la loro famiglia, a cui tutti, pur vivendo ormai vite “separate”, non fanno che tornare. Ma è proprio qui che si distingue l’addio della sorella maggiore da quello, eventuale, di Lip. Lui non sta fuggendo, ma va via per costruirsi la “sua” famiglia, con Tami e Fred, il proprio nucleo, in un’altra casa e un altro ambiente, ben più ideale per crescere il proprio figlio e dargli possibilità maggiori. Quel “volere qualcosa di più” che è sempre stata visto come una colpa, un peccato di hybris, ma che prima Fiona e adesso Lip decidono di abbracciare, ribellandosi a quelle leggi non scritte ed “immortali”, perché sì, invece si può. Semplicemente, un’altra fine di un’era, ma stavolta “solo” quella dei Gallagher.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Riunione Tamietti vs Riunione Gallagher 
  • Frank Gallagher, “tossico delle due ere” 
  • Dopo dieci stagioni, Ian e Mickey finalmente “just married” 
  • Shameless, vero trattato sociologico 
  • “Sir, garbage is dirt”, ed è subito “L’infernale Carl”
  • Kev e V., stavolta molto più connessi, anche solo “spiritualmente”, alle vicende dei Gallagher 
  • Il futuro di Lip, sperando che stavolta ce la faccia davvero 
  • Il “triangolo” di Debbie, per quanto stavolta anche divertente, macchiata però dall’infatuazione di entrambe le consorti poco credibile, per tempi, modi ma soprattutto portata (specie quella della più adulta) 

 

Pur con alcune vette di “assurdità” esagerate anche per questa serie, ripetizioni di alcune dinamiche già viste e dopo aver stentato, forse mai come prima, ad inizio stagione, Shameless ha infine trovato (ancora una volta) la sua direzione, cadendo sempre in piedi come Frank, verso un interessante e liberatorio (per tutte le disgrazie a cui abbiamo dovuto assistere in questi anni) futuro, proprio come Lip.

 

O Captain, My Captain 10×09 0.77 milioni – 0.3 rating
Now Leaving Illinois 10×10 0.89 milioni – 0.2 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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