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Clipped 1×02 – A Blessing And A CurseTEMPO DI LETTURA 4 min

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Clipped 1x02 Recensione Los Angeles Clippers Disney+La stagione 2013-14 dei Los Angeles Clippers è la prima sotto la guida tecnica di Doc Rivers, ma anche l’ultima sotto la proprietà di Donald Sterling.
Il personaggio interpretato detestabilmente da Ed O’Neill è solo all’inizio, infatti, della sua rapida discesa verso il baratro per poi venir definito dal New York Times come “peggior proprietario di squadre sportive di sempre“. Ed è proprio di questo che parla Clipped, ovvero degli ultimi giorni della presidenza Sterling, caratterizzati da uno scandalo imbarazzante come quello delle “clip” che danno il titolo allo show.
La serie creata da Gina Welch, e basata su un podcast di ESPN che ha approfondito per bene la vicenda, si afferma come un buon prodotto. L’aspetto sportivo è solo un velo che nasconde dietro il vero genere dello show, ovvero una sorta di procedural, che cerca di portare all’attenzione del grande pubblico la vicenda Sterling. Per questo il paragone con la recente Winning Time risulta molto grossolano e superficiale, trattandosi di prodotti totalmente differenti.

PRIMO ROUND


Una delle più forti differenze tra Clipped e Winning Time è anche la cronologia dei fatti narrati. Mentre Winning Time proponeva di raccontare una storia (innanzitutto sportiva) comunque ambientata negli anni ’80, qui gli avvenimenti sono significativamente più freschi. Soli dieci anni dividono il presente dai fatti narrati e quindi inevitabilmente abbastanza vividi nella memoria del pubblico di appassionati personaggi, situazioni, volti.
Dopo aver messo a punto un roster con i fiocchi, Doc Rivers guida i suoi Clippers ai tanto agognati playoff, stavolta con la consapevolezza di poter andare fino in fondo. Sensazione forse mai provata fino a quel momento da quel lato di Los Angeles. Ad attenderli ci sono i Golden State Warriors, che ancora non erano la dinastia nota a tutti oggi. Risulta purtroppo imbarazzante il tentativo di ottenere un effetto realistico durante le partite, mettendo in scena azioni note o giocatori come Draymond Green e Steph Curry.
Si apprezza solo la volontà di portare in scena anche l’andamento sportivo della squadra, che segue parallelamente il vero interesse dello show, ovvero le frasi ignobili pronunciate da Sterling.

Don’t bring black people to my games.

DENUNCE


È per caso razzista non volere persone nere ad assistere alle partite di basket della squadra che si possiede? Assolutamente no per Donald Sterling, ci mancherebbe, è un diritto lecito! Non la pensa proprio così invece V, la misteriosa “assistente” che è in realtà la vera protagonista di Clipped. V non è proprio un esempio di moralità, altrimenti avrebbe risposto a tono contro il proprio datore di lavoro, e in più si potrebbe anche definire un’approfittatrice, per quanto sembri che i due non abbiano mai avuto rapporti sessuali.
Ad ogni modo, nessuno dei protagonisti della vicenda sembra essere un santo. Nemmeno Shelley, la moglie di Donald che, per un eccesso di gelosia, ha denunciato V (il vero nome probabilmente non verrà rivelato per privacy) di furto. Accuse abbastanza insensate, ma poco è bastato a V per scatenare letteralmente l’inferno e distruggere una franchigia NBA con solo alcune registrazioni vocali effettuate di nascosto. V non voleva solo essere una sfasciafamiglie, ambiva ad essere una “sfasciafranchige“.

MINACCE


Come già detto, sembrano essere stati questi i motivi per cui il personaggio molto ben interpretato da Cleopatra Coleman abbia deciso di far esplodere una bolla mediatica sul proprietario dei Los Angeles Clippers, oltre a qualche biglietto VIP non più garantito. Di buono da questa storia c’è che ne è venuto fuori il vero ritratto di un personaggio veramente sgradevole come Donald Sterling. Clipped sembra infatti avere due anime, una sportiva e una manageriale, che non necessariamente camminano sullo stesso livello.
L’aspetto sportivo funziona molto quando non si è sul parquet, infatti nello spogliatoio o in sauna con LeVar Burton avvengono i migliori momenti di un Laurence Fishburn effettivamente molto somigliante al vero Doc Rivers. L’aspetto manageriale riesce invece a mantenere un livello più costante, in cui però sembra tutto così assurdo ma probabilmente anche vero, troppo vero. Sarebbe forse necessario romanzare un po’ la storia per incanalarla su paradigmi narrativi esistenti e per questo efficaci, in modo da sembrare più una miniserie TV e meno una rappresentazione dei fatti.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’incredibile somiglianza tra Laurence Fishburn e Doc Rivers
  • Gli assurdi fatti narrati che creano una storia interessante
  • Lo sforzo nel voler riportare alcuni aspetti di campo come il trash talking di Green o la pallacanestro di Steph Curry
  • LeVar Burton, plus incredibile
  • Ottima Cleopatra Coleman
  • Il razzismo latente di Donald Sterling
  • Sembrano troppo finti i frangenti di partita, con attori che non assomigliano a giocatori troppo freschi nella memoria degli spettatori
  • V è esplosa per poca roba alla fine, ma probabilmente sarà andata veramente così (o avrà raccontato questo). Si poteva calcare un po’ la mano per rendere più giustificate le sue azioni

 

Clipped si presenta con una première da due episodi che ci mettono un attimo a scucirsi l’etichetta di “Winning Time per i Clippers” affibbiatagli dagli addetti ai lavori. La storia narrata qui ha poco a che fare con il basket giocato.

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Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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