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Hunters 1×10 – Eilu v’ EiluTEMPO DI LETTURA 6 min

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“If you are the dealer
I’m out of the game.
If you are the healer
it means I’m broken and lame.
If Thine is the glory,
mine must be the shame.
You want it darker.
We kill the flame.”
Leonard Cohen – You Want It Darker

 

Cala il sipario sulla prima (e si spera non unica) stagione di Hunters, e mentre si rimane in religiosa attesa del rinnovo è tempo di bilanci e di un’ultima recensione per un finale prorompente e, per alcuni versi, coraggioso.
E’ indubbio che la serie di Amazon sui nazisti sia riuscita a ritagliarsi una propria identità e una propria personalità nel mare magnum di prodotti che annualmente reti nazionali, canali via cavo e piattaforme streaming vomitano sul mercato statunitense e mondiale; e ce l’ha fatta senza dover per forza puntare tutto sul nome importante di Al Pacino, anzi trasformandosi puntata dopo puntata in uno show più corale di quanto sembrasse all’inizio. Tuttavia, è altrettanto innegabile che il grande attore newyorkese abbia dominato ogni singola scena che l’ha visto protagonista e che Meyer Offerman sia stato un punto di riferimento imprescindibile per la trama e per l’evoluzione del giovane Jonah: di conseguenza, far fuori il vecchio ricco ebreo (che poi ebreo non è) rappresenta un plot twist di grande impatto per lo spettatore e forse anche inevitabile, considerando la difficoltà di mantenere vincolato un attore di tale caratura a un progetto televisivo a cadenza annuale (nel caso ci fosse il rinnovo), ma non per questo meno inaspettato. E’ difficile trovare un’altra dipartita seriale di pari portata: verrebbe in mente quella di Ned Stark in Game Of Thrones, se non fosse che lì almeno i lettori dei libri erano preparati. Sicuramente l’ex-Scarface si farà rimpiangere, perché era semplicemente perfetto nei panni della mente sorniona dietro la Caccia.
Ovviamente, la morte di Meyer non è soltanto un estroso capriccio degli autori che vogliono a tutti i costi lasciare a bocca aperta lo spettatore, ma si inserisce perfettamente nella trama e nel percorso del protagonista Jonah, che non a caso proprio sparando e poi pugnalando l’uomo che credeva essere suo nonno si dimostra degno di raccoglierne l’eredità e di proseguirne la missione. E’ vero che grossi sospetti sulle azioni di Offerman erano emersi fin dall’uccisione di Tilda Sauer, eppure non si può rimanere impassibili di fronte alla scoperta della sua vera identità o al racconto delle motivazioni che l’hanno spinto a mettere in piedi la Caccia. Dopo aver mostrato per nove episodi un ricco campionario di mostri nazisti incapaci di pentirsi e anzi mossi dal desiderio di ricreare un Reich in terra americana, Hunters va oltre e ci racconta che anche i cattivi possono avere una coscienza, che anche negli esseri più disumani può risvegliarsi il senso di colpa. Soprattutto quando si tratta di persone che non hanno agito per una reale fede nell’ideologia nazista, bensì perché far parte di quel sistema dava loro il potere di dispensare la vita e la morte, li faceva sentire importanti, fino a dar loro alla testa e trasformarli in demoni. E così il Lupo si rivela devastato dall’Olocausto quasi quanto i superstiti ebrei, ma la sceneggiatura evita la facile e stucchevole strada dell’ex-nazista sulla via della redenzione, perché a muovere Zuchs non è la ricerca del perdono o di un modo per fare ammenda dei peccati commessi: a muoverlo c’è solo la necessità di trovare un nuovo scopo nella vita, e quello scopo è offerto dalla Caccia. Quando si rende conto che quello scopo è esaurito perché l’eredità della Caccia deve passare a Jonah, che ha ben maggior diritto di sobbarcarsi l’opera di giustizia verso il popolo ebreo, si immola serenamente e accoglie la morte senza fuggire, senza scomporsi, forse persino con sollievo.
Così il ragazzo imbelle che nel pilot filosofeggiava su Star Wars e cercava in maniera a dir poco fallimentare di spacciare droga si ritrova al comando, così come Luke Skywalker partiva dall’essere una testa calda adolescente su un remoto pianeta desertico per trasformarsi nel salvatore di un’intera Galassia prima che la Disney buttasse tutto nel cesso. Certo, dovrà fare i conti con le perdite del gruppo: oltre ai defunti Meyer e Murray, sembrerebbe che anche Mindy sia uscita definitivamente di scena (e un po’ dispiace perché Carol Kane, apprezzata quasi sempre in efficaci ruoli comici, ha dato grandi prove attoriali anche in questo prodotto drammatico), mentre diventa difficile fare previsioni sul destino di Joe, rapito e portato direttamente in Argentina, dove lo attende un ultimo colpo di scena che ha a che fare con la nota teoria della sopravvivenza di Adolf Hitler in Sudamerica. Inutile dire che veder spuntare i baffetti ingrigiti del Führer poco prima dei titoli di coda aumenta esponenzialmente l’hype per una eventuale seconda stagione, perché chi meglio del fondatore della degenere ideologia nazista può costituire il villain perfetto in una storia sui cacciatori di superstiti del Terzo Reich?
Non meno intrigante è la scelta di spostare il teatro dell’azione in Europa, dove Jonah e compagni potranno venire a contatto con realtà politiche e sociali ben diverse dagli USA, compreso il mondo comunista; e proprio nell’URSS cerca rifugio Biff Simpson, lasciando presagire che, se la serie dovesse proseguire, la sua strada e quella dei cacciatori potrebbero incrociarsi di nuovo. Quanto all’altro esponente dello schieramento nazista che ha dominato brillantemente la stagione, Travis Leich, le scene dedicategli nel finale confermano che la sua follia sanguinaria, sadica eppure tremendamente lucida, è un ingrediente irrinunciabile della serie, oltre che potente esempio della facilità con cui i fondamentalismi e i razzismi possono far presa sui giovani. Non a caso, quando si vede sullo schermo i suoi genitori si scopre che sono persone assolutamente normali, una famiglia come tante, un padre e una madre sconvolti dalla scoperta che il loro angioletto è in realtà un assassino e un criminale. E di Travis Leich, ossia di giovani apparentemente “normali” che si fanno traviare da ideologie che credevamo morte e sepolte da decenni, il mondo è pieno ancora oggi. Forse, riproporre ancora nel 2020 una storia che ha a che fare con l’Olocausto e l’antisemitismo, per quanto raccontata con toni iperbolici e uno stile molto pop e un’evidente mancanza di pretese di realismo, è un’operazione meno gratuita di quanto si possa immaginare.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La vera identità di Meyer Offerman
  • Travis sempre più folle e invasato
  • La Caccia si sposta in Europa
  • Colpo di scena finale sul Führer
  • Si deve dire addio ad Al Pacino e molto probabilmente anche a Carol Kane

 

Hunters si congeda dallo spettatore chiudendo splendidamente un cerchio narrativo e gettando basi più che solide per quello successivo, che ci ci augura possa vedere la luce. Sarebbe un vero peccato per il colosso dello streaming privarsi di un gioiellino come questo.

 

The Great Ole Nazi Cookout Of ’77 1×09 ND milioni – ND rating
Eilu v’ Eilu 1×10 ND milioni – ND rating

 

Marco Daniele

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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