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My Brilliant Friend: The New Name 2×07 – The GhostsTEMPO DI LETTURA 5 min

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Lenù:”All’improvviso mi resi conto che tutta la mia vita era un quasi.
Ce l’avevo fatta? Quasi. Mi ero strappato a Napoli e al rione? Quasi. Avevo amiche e amici nuove, che venivano da ambienti colti? Quasi. Di esame in esame ero diventata una studentessa ben accolta dai professori pensosi che mi interrogavano? Quasi. Dietro a tutti quei quasi mi sembrò di vedere come stavano le cose. Avevo ancora paura. E sentivo che da qualche parte Lila, come sempre, era senza quasi“.

 

Con queste pesanti parole che accompagnano il gesto di Lenù, di buttare nel fiume le memorie di una vita di Lila, si percepiscono tutti sentimenti contrastanti della protagonista narrante nei confronti della sua “amica geniale”: frustrazione e pietà, invidia e ammirazione, rabbia e angoscia. Dopo l’episodio “The Anger“, focalizzato principalmente sulla tragica storia tra Nino e Lila, che si concludeva con il fallimento dell’idillio d’amore sognato dalla ragazza, si poteva presupporre che quello successivo sarebbe stato incentrato sugli anni a Pisa dell’altra protagonista dello show. Invece, pur essendo un’altra puntata di condensazione di un ingente quantitativo di tempo, specie rispetto ad una narrazione subito precedente ben più distesa, al centro di tutto c’è ancora e sempre Lila. Lenù si sostituisce allo spettatore/lettore, il quale attraverso lo sguardo della ragazza può vedere/leggere la sua vita senza compromessi, senza sottomissioni, senza “quasi”. “Come sempre”, verrebbe da dire.
Un racconto condensato, si diceva, ma non meno intenso e drammatico, in cui proprio il tempo è sicuramente il protagonista di puntata. In questo pre-finale infatti, l’esperienza di Lenù a Pisa viene riassunta solo nei primi dieci minuti, catturandola insieme ad un nuovo amore, a cui si è attaccata per andare avanti in questi anni lontana da tutti, e la cui separazione segna un lungo periodo di solitudine. Non è affatto un caso se la visita inaspettata della madre in un Natale desolato e febbricitante, che in pochi gesti significativi e toccanti evidenzia l’evoluzione, e la maturazione, del loro rapporto, ha anche la valenza di riportare a galla il desiderio di leggere i diari “segreti” di Lila, di avere nuovamente un contatto col rione che si era ripromessa di abbandonare.
Come nell’opera più famosa di Dickens, allora, Lenù riceve la visita del proprio “fantasma”, quello di sua madre, del suo passato, collegandola inconsapevolmente all’altro ingombrante suo fantasma personale, quello di Lila. E sta tutto qui il paradosso e al tempo stesso la sottile complessità di questa serie, nel confronto tra due condizioni che dovrebbe essere sulla carta impari, viste le profonde sofferenze di Lila contro la pace e la tranquillità di Lenù; vista la chiusura emblematica del rione contro la grande città dove invece “succedono cose più interessanti”, per citare il fidanzato (già ex) della ragazza; tra un luogo dove il tempo sembra immobile, come fa notare proprio sua madre, ed uno dove piuttosto sembra scorrere via anche troppo velocemente.
Perché Lila nei suoi turbolenti scritti riesce a portare avanti quello che Lenù strenuamente cerca invano di raggiungere. Fa valere la propria individualità, contro un ambiente, un marito, che tanto cercano di schiacciarla quanto hanno bisogno di lei (mentre l’unico contatto di Lenù, anche più bello e più ricco di loro, decide di scappare via di lei). Trova la forza di isolarsi da loro, anche vivendo a pochi metri di distanza, per il bene di suo figlio. Sfoggia la sua personalità vincendo sul chiamarlo Rino e non Achille, come il boss mafioso che da piccola le aveva entrambe terrorizzate. E in questo auto-isolamento, come una novella Scrooge, anche Lila riceve la visita dei propri “spiriti”, quelli di un presente ignorato e velenoso, di suo fratello, di Michele Solara, rappresentazioni di quel mondo di invidie e di giochi di potere che a lei non interessano più. Perfino la rivelazione dell’adulterio di Stefano non la scalfisce, ma la preoccupa solo cosa ciò potrebbe comportare per suo figlio, per il suo futuro.
Una paura, una crepa nella sua carrozza che si allarga del tutto con la terribile esplosione di rabbia di Stefano contro suo fratello e suo figlio (in cui Giovanni Amura regala senza dubbio una delle sue migliori prove). Non è allora un caso se questa rottura è di poco anticipata dall’incontro con la sua vecchia maestra, un fantasma anche nelle sembianze col suo volto scavato e segnato dalla vecchiaia, la quale dal passato irrompe nel presente, facendo luce sul futuro. Le ricorda infatti cosa poteva essere e non è stata; quella che invece è adesso, ossia “solo” una moglie e una madre, ma che “poteva essere di più”; e infine, appunto, quella che sarà, se rimarrà confinata in quel mondo. Perché nella risposta piccata ed orgogliosa di Lila alla donna, si nasconde la fragile opera di auto-convincimento che la ragazza ha fatto su se stessa, fino a quando questa finisce per crollare del tutto (e insegnando a Lenù, e al pubblico, che tutto è sempre relativo). Fino a quando il “fantasma”, che si può intravedere nel suo sguardo vuoto mentre Stefano sta abusando del suo corpo, diventa lei stessa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • “Il canto di Natale” versione Saverio Costanzo
  • La mamma di Lenù che va a curare la figlia, sottolineando l’emozionante crescita del loro rapporto
  • Il paradosso del confronto tra la condizione, più elevata ma anche più “ordinaria”, di Lenù e quella, turbolenta quanto intensa, di Lila
  • La scena della furia di Giovanni Amura/Stefano Carracci, tra le più spaventose della serie
  • Il finale: tutto è sempre relativo
  • Due episodi consecutivi in cui vengono condensati diversi anni di storia possono generare anche una sensazione piuttosto straniante, e quindi meno efficace, durante la visione

 

Il pre-finale di questa seconda stagione conferma l’estrema, e a volte anche sottovalutata, complessità della serie di Costanzo, facendo al tempo stesso emergere anche un’altra sua qualità, fino ad ora non così evidente: la versatilità con cui è capace di cambiare registro e stile a seconda delle esigenze del racconto, rendendo così anche imprevedibile ciò che ci si può aspettare dall’ultimo episodio (a meno che non si conosce il materiale originale della Ferrante, ovviamente).

 

The Anger 2×06 6.58 milioni – 24,6% share
The Ghosts 2×07 7.11 milioni – 25,8% share

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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