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Kidding 2×03 – 2×04 – I’m Listening – I Wonder What Grass Tastes LikeTEMPO DI LETTURA 7 min

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Mr. Pickles:You talk. I’ll listen. I’ll really listen.

 

Già solo la prima scena, in cui si consuma l’inaspettato ritorno, breve quanto fenomenale (come per ogni campionessa che si rispetti), di Tara Lipinski, riesce a racchiudere i temi universali su cui si concentrano entrambi gli episodi di questa settimana e, soprattutto, le metafore e gli stratagemmi narrativi (e tanto raffinati) attraverso cui sono puntualmente veicolati, come da tradizione dello show.
L’elemento cardine è allora, chiaramente, quello della voce. Attraverso di essa l’essere umano interagisce, comunica con gli altri. Sono le parole utilizzate, l’inflessione o i toni adottati per esprimersi, a determinare da subito il livello della conversazione. Altra causa discriminante può essere il canale che si usa per la diffusione di questa voce, come può essere un apparecchio elettronico che la sostituisce oppure una bambola con un microfono collegato a internet. Ma tutto deve rigorosamente sottostare, in primis, alla scelta dell’altro interlocutore di star fermo ad ascoltarla e non è affatto così scontato. Tara Lipinski, come rivela ad un ignaro Jeff, sta infatti subendo la chiusura della gente, data la sua nuova condizione. Jeff, invece, ne deve fare i conti da tutta una vita, anche se proprio come lei, se n’è accorto solo in tempi recenti, ossia dopo la morte di suo figlio, quando ha deciso di aprirsi al mondo per poi scoprire (come gli chiarisce il padre) che il mondo non era così pronto ad ascoltarlo. O almeno così sembrava.
Se l’illuminazione personale del protagonista, nella prima stagione, consisteva appunto nel voler oltrepassare quella barriera di canzoncine rassicuranti, per affrontare argomenti più profondi e “scomodi”, questa seconda invece è cominciata proprio con la rivelazione che, nonostante le iniziali impressioni, dall’altra parte il messaggio di Jeff è stato recepito eccome. In una società in cui non si parla più, se non attraverso i social, Kidding riporta Jim Carrey, a ventidue anni di distanza, a rivivere un nuovo Truman Show, ma stavolta aggiornato con delle sostanziali differenze. Non più (solamente) attraverso la televisione, ma internet; in questo caso è il protagonista stesso ad avviare il progetto e quindi ne è più che console; ma soprattutto, ciò che per forza di cosa mancava nel capolavoro di Peter Weir, qui c’è uno scambio diretto tra Truman/Jeff e i suoi “ascoltatori”, come se quell’iconico “caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!” ne fosse stato solo il preludio anziché la conclusione. I bambini vogliono ascoltare Jeff, i genitori devono approvare visto che comprano la bambola, e questo non fa che infondere un’estrema forza a Mr. Pickels. Così tanta da fargli oltrepassare i   prevedibili rifiuti, come testimonia quel sorriso sfoggiato a fine puntata alle lamentele di un padre,  quando una volta avrebbero significato per lui la fine dell’esperimento.
Perché Jeff è definitivamente cambiato, lo si vede nell’affrontare il padre, nel ribadirgli che è licenziato, anche una seconda volta, andando contro le sue resistenze. Proprio Seb è centrale in questo episodio, come non mai, tanto attivo nel cercare usare le parole per plagiare i propri figli, come ha sempre fatto, ed ottenere quello che voleva. Una mancanza di “vera” comunicazione che ha segnato tanto Jeff quanto Deirdre, che si rispecchia nelle loro relazioni, nei loro (ormai compromessi) nuclei familiari. Lo si vede nel comportamento di Jill, che ha nascosto al marito la donazione degli organi di Philip, come scopre Will, e che non vuole che Jeff parli con Peter; lo si vede nell’altrettanto matrimonio pieno di segreti di Deirdre, in cui Scott scopre finalmente la sua “truffa” benefica. Ma proprio nel momento di maggior crisi, i due fratelli si sono ritrovati uniti, nel dare finalmente voce alle proprie insicurezze, nell’ascoltarsi come mai prima d’ora. E allora, in quel taglio netto ai capelli di Jeff, c’è la rinascita per entrambi: due fratelli, che non sono stati ascoltati dai propri genitori, che non vogliono che altri bambini subiscano la loro stessa sorte, avviando insieme un progetto rivoluzionario per dar loro finalmente voce. Ma non per finta, come ha fatto a lungo il padre con loro, ma “per davvero“.

 

Jeff:We need friends friends to laugh with, friends to share with, friends to play with, friends to learn with.
We need friends because friends help us grow.

 

Ecco, adesso che sia Jeff che Deirdre si sono staccati dalla pesante quanto protettiva figura paterna, è arrivato il momento di crescere una volta per tutte. Si tratta, quindi, di cambiare, di evolvere, di prendere consapevolezza di se stessi e di affrontare le proprie responsabilità, tra cui l’aver investito il compagno della (futura) ex-moglie oppure dover rilanciare un brand per poter tornare ad avere uno show televisivo (e soprattutto facendo valere, stavolta, le proprie condizioni). Si tratta, ancora e sempre, di “crescere”, leitmotiv ricorrente nella serie di Michel Gondry e Jim Carrey, ma come si vede in continuo e perenne sviluppo.
Il cammino di Jeff, che porta in finale d’episodio al ritorno nel suo tanto affezionato studio, passa da queste, prima impensabili, esperienze, proprio ad esplicitare come il Mr. Pickels che si appresta a calcare nuovamente le scene sia totalmente diverse, e non solo per il cambio di look. Esperienze che vanno dal trovarsi un vero “amico” come Peter (e dal capire che i “friends” con cui chiamava i propri “fan”, nel precedente episodio, non possono poi essere considerati tali), all’assumere marijuana,    ossia (tanto) ironicamente la causa del loro scontro e al tempo stesso del loro definitivo avvicinamento. Tutte le meravigliose scene tra i due, tra disfunzioni erettili e confessioni sulla perdita della verginità (con Julie Andrews! E quale altra “nave-scuola” poteva mai scegliere il nostro Mr. Pikles se non “Mary Poppins”? Semplicemente geniale), possono allora leggersi come un ultimo doveroso passaggio, prima di entrare finalmente nell’età adulta. Ed è di nuovo attraverso la voce che Jeff consuma questo ingresso, ossia arrivando alla decisione di firmare le carte per il divorzio con Jill, grazie all’aiuto di Josip, proprio di colui che con la sua “voce” è cresciuto (molto prima del suo idolo, visto l’ambiente in cui è vissuto), tanto da averla resa uguale alla sua ascoltandolo negli anni. Ancora una volta, l’esperimento del Truman Show 2.0 colpisce ancora, avvicinando quei confini culturali (e legali) ad un livello che neanche la televisione è riuscita a raggiungere: quello scambio diretto che elimina anche quell’ultima barriera, che ora sì fa di Josip un altro “vero” amico e non più solo un “fan”, più che altro perché proprio come recitava la canzone che li unisce “gli amici aiutano a crescere“.
Se Jeff sperimenta, allora, i lati positivi della crescita, a Deirdre toccano, soprattutto, quelli negativi. Da un lato le trattative con Amazon per far tornare lo show, con tanto di lotta tutta personale col padre per dimostrare il proprio valore; dall’altro (anche per lei) il divorzio con Scott, con la scioccante divisione delle sue proprietà intellettuali, di cui la donna era addirittura inconsapevole fino a quel momento. Il montaggio (fantastico) che chiude l’episodio, allora, raffigura perfettamente i differenti stati d’animo dei due fratelli, il loro modo di affrontare le rispettive separazioni. La felicità serena e nostalgica di Jeff, che guarda ai pupazzi come dei “vecchi amici”, dopo aver reciso il legame di dipendenza di cui è stato a lungo succube; e dall’altra parte Deirdre, che quei pupazzi li aveva addirittura dati per scontati, quasi rifiutati, e adesso li vede scorrere via all’interno di una pratica legale decisamente più fredda e materialista. “Who knew so many major brands were clamoring for spokes-puppets?” le dice sornione il marito… già, chi se lo immaginava?

 

THUMBS UP THUMBS DOWN

“I’m Listening” 

  • The Truman Show 2.0 
  • Helter Skelter sui muri della casa di Jeff 
  • Jeff e Jill sulle carte per il divorzio 
  • Il “viaggio nel tempo” di Will 
  • Il taglio di capelli (e del cordone ombelicale) di Jeff 
  • Deirdre che sniffa colla 
  • Seb/Langella e il “ritiro forzato” 

“I Wonder What Grass Tastes Like”

  • Intro capolavoro di “I Wonder What Grass Tastes Like” in Croazia 
  • Josip 
  • Jeff e Peter 
  • Jeff che perde la verginità con Julie Andrews
  • Anche Amazon si sta muovendo con decisione per contrastare Disney+
  • Va detto che, pur se coerente allo stile di base della serie di Gondry, qualche situazione attenta considerevolmente alla sospensione dell’incredulità (il “Talk-To-Me-Pickles” su tutti, ma non solo), decisamente più che nella prima stagione 

 

Jeff e Deirdre entrano definitivamente nell’età adulta, staccandosi definitivamente dal passato ed inaugurando una fase, del tutto nuova e imprevedibile, come il “Talk-To-Me-Pickles” testimonia. Peccato che per una serie che fa dell'”ascoltare” il suo principio cardine, i suoi ascolti siano invece tanto (inspiegabilmente quanto immeritatamente) bassi. Gondry, quantomeno, potrà sicuramente apprezzarne la cruda ironia.

 

Up, Down And Everything In Between 2×02 0.08 milioni – 0.1 rating
I’m Listening 2×03 0.08 milioni – 0.1 rating
I Wonder What Grass Tastes Like 2×04 0.04 milioni – 0.1 rating

Gianvito Di Muro

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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