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Mrs. America 1×04 – BettyTEMPO DI LETTURA 5 min

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Mrs. America ha già mostrato di avere molti pregi. Sicuramente uno dei più evidenti è l’abilità di catapultare lo spettatore nell’epoca in cui lo show è ambientato. Riesce in questo intento sia grazie all’accuratezza delle ricostruzioni (si pensi ai costumi e alle acconciature – nessuna sorpresa che la creatrice abbia collaborato in Mad Men, altra serie che aveva tra i numerosi pregi quello di saper riportare in vita un’altra epoca) sia grazie ai riferimenti, particolarmente apprezzabili, a fatti e personaggi di quel dato periodo storico, rinvenibili anche in piccoli dettagli oltre che nei protagonisti. Un esempio è il momento in cui Betty cita l’articolo di Nora Ephron sulla rivista Esquire (sulla quale la futura regista e sceneggiatrice di Harry Ti Presento Sally e Insonnia d’Amore, deteneva una rubrica femminista) che raccontava con la solita tagliente ironia la sua versione di quanto accaduto alla convention dei Democratici mostrata nel terzo episodio di Mrs. America.
Ancora più lodevole è poi lo sforzo di riportare gli eventi il più fedelmente possibile a quanto realmente accaduto. Questo è più che mai evidente nella rappresentazione del dibattito all’Università dell’Illinois tra Phyllis e Betty: non si hanno reperti video di quello specifico scontro ma, stando ad alcuni articoli dell’epoca, sembra che alcune delle frasi citate dalle protagoniste, in particolare quella con cui Betty si rivolge a Phyllis dandole della “Aunt Sam”, siano effettivamente state pronunciate. Emerge quindi, prepotentemente, la distanza tra le due protagoniste così diverse nei modi e nel linguaggio da sembrare quasi macchiettiste se non ci fossero dei reperti video di uno dei vari scontri televisivi sostenuti dalle due avversarie a dimostrarne l’accuratezza (da non credere ma esiste un canale youtube della Phyllis Schlafly Eagles particolarmente attivo in queste settimane nel fact-checking di quanto mostrato dalla serie).
Altra caratteristica specifica di questo Mrs. America è il focus di ogni episodio su uno dei personaggi principali. La soluzione appare fin qui molto sensata, tanto più che i focus stessi non si limitano a banali flashback o a dedicare esteso minutaggio alla protagonista di turno. Sono invece l’occasione di mostrare il susseguirsi delle vicende da un punto di vista diverso in ogni episodio, mostrando il contributo di ognuna delle protagoniste, in un racconto lineare e ben calibrato che mentre svela qualcosa di più sul personaggio che dà il nome all’episodio, non dimentica di dare spazio alle altre comprimarie. In particolare, colei che non può mancare è sicuramente la carismatica Phyllis che, pur essendo stata la protagonista del pilot, ritroviamo sempre a giocare un ruolo importante nel minutaggio delle puntate, anche perché unico personaggio di spicco del fronte anti-ERA. La scena in cui, per esorcizzare la propria paura nel partecipare al dibattito, costringe la figlia a superare il suo timore nel nuotare, mostra ancora una volta come il personaggio interpretato dalla divina Cate Blanchett sia complesso e affascinante e assolutamente temibile, come comprenderà Betty Friedan.

 

ERA is in danger and everyone is too busy fonding over Gloria to listen to me. It’s absurd.

 

Betty viene presentata come la madre del movimento (nel sopracitato articolo su Esquire la Ephron scriverà in modo provocatorio “In the women’s movement, to be called the mother of anything is rarely a compliment“), modello per una generazione di donne che persegue ideali che lei ha ispirato ma che si rivela anche in tutta la sua umanità, sia in occasioni private (come l’appuntamento per cui decide di indossare il vestito che le ricorda un momento di grande soddisfazione personale o la preoccupazione per i vestiti succinti della figlia o, ancora, l’abbraccio materno e commosso con lei), sia pubbliche come la rabbia che, alla fine del dibattito, la fa esplodere in un’esternazione esagerata forse perfino per i suoi toni diretti e provocatori.
Più di tutto, però, l’eroina della rivoluzione femminista si mostra umana nel rapporto con colei che le succede nel ruolo di leader: la giovane, bella e amabile Gloria Steinem. Nel mostrare la celebrità di Gloria, che sembra aver soppiantato quella di Betty, lo show vuole far riflettere su come anche le paladine del diritto ad essere libere sono costrette a scendere ad un compromesso, affinché la gente si convinca che è ancora necessario lottare per questo diritto: per quanto buona, un’idea ha bisogno del giusto portavoce per essere “venduta” e pare che le “belle gambe”, la chioma fluente e il temperamento affabile di Gloria abbiano più appeal dell’espressione scontrosa, dei capelli in disordine e del carattere irascibile di Betty.
C’è anche un prezzo da pagare per questo, come le ricorda Bella, finora mostrata come il membro del movimento che più di tutte comprende le dinamiche politiche che servono a guidarlo, nonché dispensatrice di pillole di saggezza per giovani donne:

Well, get used to it. Men are gonna try to tear you down and women are gonna compete with you. And you have to deal with both.

Il compromesso è l’anima della politica; non sorprende quindi che, parallelamente, anche le paladine del diritto a mantenere lo status quo di privilegiate si trovino a dover ingoiare dei rospi: il coinvolgimento di alcuni membri dello STOP ERA con l’associazione ultraconservatrice di estrema destra (con tendenze razziste e discriminatorie) John Birch Society (la stessa Phyllis, proprio come suggerito dal marito nello show, nella realtà negherà di aver fatto parte dell’associazione in un periodo precedente a quello dei fatti narrati). Sebbene l’unica veramente angosciata dalla presenza di tali tendenze all’interno del movimento anti ERA sia un personaggio fittizio (l’ingenua Alice, amica di Phyllis) l’indugiare anche su queste tematiche è ancora una volta un punto forte dello show che mostra di non voler lasciare da parte nessuna delle dinamiche sociali determinanti il periodo rappresentato.
La forza di Mrs. America è anche qui, nell’evidente intento di fotografare un periodo storico, seppur in modo romanzato (non in chiave documentaristica, è evidente), attraverso alcune delle sue protagoniste ma ricercando il realismo in ogni scena, in ogni scambio, in ogni sguardo di un personaggio.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Realismo e accuratezza nella ricostruzione
  • Interpretazione delle protagoniste
  • Bilanciamento nel minutaggio delle diverse storyline
  • Potrebbe risultare un po’ difficoltoso da seguire per un pubblico non americano
  • Tutte molto brave, ma Cate di più

 

Un affresco accurato e accattivante di un periodo affascinante, con personaggi complessi ma ben scritti e interpretati. Non si può chiedere molto di più a Mrs. America.

 

Shirley 1×03 ND milioni – ND rating
Betty 1×04 ND milioni – ND rating

 

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