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Peacemaker 1×02 – Best Friends, For NeverTEMPO DI LETTURA 3 min

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Peacemaker 1x02 recensioneNel caso non lo si fosse ancora capito, le intenzioni di James Gunn di presentare al mondo un qualcosa di diverso e difficilmente replicabile sono ormai diventate piuttosto chiare. Peacemaker non è una normale serie sui supereroi, non lo vuole essere e, di conseguenza, non può né venire paragonata a quella dell’Arrowverse, né a quella Marvel (sia dell’era Netflix che dell’era Disney+).
Chiaramente le motivazioni sono da ricercarsi nel tipo di protagonista che si è andati volutamente a scegliere: Peacemaker. Un mercenario che lo stesso Gunn ha descritto dichiarando come “he loves peace so much, that doesn’t care how many men, women, and children he has to kill to get it“.
Una spiegazione piuttosto chiara della sua visione distorta del mondo che va a braccetto con quanto si è visto sia nella series premiere che in questa “Best Friends, For Never” e che, ovviamente, proviene anche da un certo tipo di rapporto con il padre.

UN VIGILANTE DI NOME VIGILANTE


“Best Friends, For Never” è un buon secondo episodio che soddisfa le aspettative e, stranamente per una 1×02, non abbassa il tenore o la qualità sciorinate nel pilot. L’operazione di “world-building” continua in maniera interessante e così, tra threesome inaspettati e frigoriferi riempiti di proiettili per gioco, James Gunn porta finalmente in scena un alleato particolare di Peacemaker: Vigilante.
Adrian “Vigilante” Chase ha una specie di ossessione per Peacemaker, guardando al character di John Cena quasi come ad un fratello maggiore da cui prendere ispirazione. Ed è una relazione piuttosto strampalata perché Peacemaker sembra abbastanza accondiscendente con lui ma non muore dalla voglia di passarci del tempo assieme, mentre vale esattamente l’opposto per Vigilante. Vigilante che, tra l’altro, era già apparso in Arrow nella 5° stagione.
L’introduzione di Vigilante insieme alla fuga dal palazzo dopo lo scontro con una “butterfly” sono i due elementi migliori dell’episodio ma non sono proprio esenti da alcuni piccoli buchi di sceneggiatura dal punto di vista temporale. Piccole sviste di Gunn (tipo il tempo che ci mette la polizia a bussare a tutte le porte mentre Peacemaker dialoga e poi lega la coppia) che non sono un grosso difetto ma che, comunque, potrebbero infastidire i puristi.

HAIL THE WHITE SUPREMATIST DRAGON


Sempre nell’ottica dell’espansione dell’universo narrativo in cui opera Peacemaker, il focus dedicato ad August “Auggie” Smith ha sicuramente una motivazione ben più profonda di quella che si potrebbe immaginare dopo la visione di questo episodio.
Scoprire dai suoi nuovi compagni di carcere che Auggie è in realtà The White Dragon è una piacevolissima sorpresa che porta con sè anche un certo bisogno di essere spiegata sia per questa doppia identità, sia per le differenze con i fumetti. Va infatti detto fin da subito che The White Dragon non è il padre di Peacemaker nei fumetti, questa è una scelta specifica voluta da James Gunn e, onestamente, fintanto che ha una sua chiara motivazione d’essere può essere apprezzata anche dai puristi.
Robert Patrick ha la faccia da villain perfetta ed è anche il tipo di attore che ha già interpretato diversi ruoli da redneck, quindi dargli un passato da suprematista bianco con tecnologia avanzata non può che aggiungere un altro livello di lettura a questa serie così caotica, colorata e divertente.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La fuga dal palazzo
  • Dialoghi tra Peacemaker e Vigilante
  • Threesome con Vigilante
  • The White Dragon promette molto bene
  • Colonna sonora sempre curatissima ed azzeccata
  • A volte alcune scene sono un po’ troppo fini a loro stesse
  • Alcuni passaggi della trama sono temporalmente senza senso

 

“Best Friends, For Never” continua il lavoro sulla tridimensionalizzazione dei vari character portando in scena anche l’ottimo Vigilante. Si vede che James Gunn si diverte, a volte anche un po’ troppo ma va bene così essendo parte del DNA del personaggio e della serie.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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