The Fall Of The House Of Usher 1×08 – The RavenTEMPO DI LETTURA 5 min

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Mike Flanagan riabilita il proprio nome agli occhi del pubblico confezionando la miniserie The Fall Of The House Of Usher.
Considerato il deprecabile livello narrativo di The Midnight Club (cancellato da Netflix), un fugace senso di smarrimento aveva pervaso il pubblico, tradito dalla persona che aveva dato una nuova interpretazione al mondo horror-splatter seriale. Gli ottimi lavori di The Haunting Of Hill House e Bly Manor e, soprattutto, Midnight Mass sembravano essere stati oscurati dall’unico vero passo falso del regista e sceneggiatore americano.
Ecco quindi che il lavoro attorno all’adattamento di una delle storie più conosciute di Edgar Allan Poe rappresentava l’occasione per potersi riabilitare in modo totale. Una riabilitazione che passa dalla scelta di accantonare i progetti teen drama, prendendo invece in considerazione le storie prettamente più mature.
Il risultato finale è un progetto coraggioso ma ben riuscito, dove la principale storia di Poe (La Caduta Della Casa Degli Usher) fa da sfondo all’adattamento di molti altri racconti celebri dello scrittore americano. Il tutto riuscendo a condire elementi narrativi già visti in altre salse (come si diceva nella recensione di “A Midnight Dreary”, Succession in salsa gotica) e piccoli accenni al presente (la famiglia Sackler e la moltitudine di corpi su cui siede).

IL CAPODANNO MALEDETTO


Quest’ultimo episodio, “The Raven”, chiude la narrazione apertasi nel primo episodio e riguardante l’incontro tra Duplin e Roderick cercando di seguire le orme del racconto breve omonimo della serie tv.
The Fall Of The House Of Usher cattura con la sua narrazione gotica e drammatica, complici dei personaggi scritti con particolare attenzione e mai lasciati al caso. Madeline dimostra di essere la vera mente dietro l’immensa fortuna della famiglia Usher: il piano per potersi liberare di Rufus, dopo aver attinto dall’uomo ogni cosa fosse necessaria (fama, appoggio, simpatia) è suo e viene messo in atto proprio nella notte di capodanno del 1980. La fatidica notte in cui per gli Usher tutto cambiò, anche e soprattutto a causa dell’intervento di Verna (Carla Gugino), il fantasma che ha dilaniato l’intera famiglia, la cui motivazione lo spettatore la scoprirà solo in questo episodio.
Un cliché horror, forse il cliché tipico di questo genere di storia, ma che nella sua semplicità funziona: Roderick e Madeline hanno accettato l’immensa fortuna e la fama a patto che, giunta la loro ora, l’intera famiglia sarebbe svanita nel nulla insieme a loro. Come un colpo di vento che colpisce dei granelli di sabbia, dispersi nel nulla.
E lo spettatore è stato testimone dell’immensa distruzione che ha colpito gli Usher. Ma qualcuno, qui e là, è riuscito a sopravvivere. I due capi famiglia, in primis, e poi la piccola Lenore. Non c’è lieto fine, quindi è facilmente intuibile la direzione del racconto da questo punto di vista.

UN ADATTAMENTO CHE CONVINCE


A stupire relativamente la gestione della narrativa è la compostezza e l’ottima tempistica delle singole uscite di scena dei personaggi. Trattandosi di un fattore ritmato, collegato ad ogni singola puntata, le morti importanti dovevano rappresentare non solo un passaggio obbligato della storia, ma anche un qualcosa a suo modo inaspettato. Cosa che, con le dovute limitazioni, accade.
Se si prende ad esempio la morte di Madeline, per quanto scontata, la sua costruzione colpisce anche per le tempistiche oltre che per le modalità.
L’altra importante battaglia vinta da Flanagan, insita ad ogni lavoro di adattamento, è quella della similarità con il prodotto originale. È innegabile, infatti, che nella stanza degli sceneggiatori si è lavorato con grande passione attorno alla scrittura della storia e, soprattutto, alla traslazione temporale del racconto. Un fattore molto importante che, tuttavia, eleva ulteriormente il prodotto di Flanagan in termini di valutazione generale.
Parlando di sceneggiatura e di accuratezza occorre sottolineare come tutti i nomi dei personaggi non siano casuali: si tratta di nomi inerenti la vita privata di Poe (Eliza, mamma di Roderick e Madaline, per esempio); oltre che di nomi ispirati ai numerosi scritti sempre di Poe. L’attenzione nella scrittura non si circoscrive ai semplici personaggi “della famiglia Usher”, come si potrebbe essere portati a pensare, ma investe anche le figure molto più che secondarie. Come per esempio Arthur Pym (Mark Hamill), uno dei volti principali della storia ma esterno alla famiglia oggetto del racconto.
Arthur, proprio in questo episodio conclusivo, parrebbe avere l’opportunità di salvarsi consegnando a Verna la propria anima. Come accaduto a Roderick e Madaline la notte del capodanno del 1980. L’uomo, evidentemente esausto dai meccanismi lavorativi a cui era abituato, rifiuta ormai rassegnato al proprio destino. Anzi, descrive le persone come lui come un virus che deve essere debellato, quindi perché tentare l’insano gesto di preservarsi rispetto al destino (la prigione) che lo attende?
La struttura della serie ripaga il regista: sfruttare lo strumento del flashback, tramite racconto di Roderick ormai al termine dei suoi giorni, permette al pubblico di avere sempre ben presente il punto d’arrivo dello show, pur percorrendo insieme ai personaggi la discesa nel maelstrom di distruzione scritto da Poe nel corso degli anni.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’adattamento di Poe: riuscito
  • La conclusione
  • La morte dei due fratelli
  • Lo sterminio della famiglia Usher
  • L’intervento di Verna
  • L’avvocato che rifiuta di essere salvato, accettando il suo destino
  • Sackler = Usher
  • In realtà niente, ma la votazione finale risente del naturale paragone con i precedenti lavori di Flanagan: Midnight Mass resta irraggiungibile

 

In conclusione, The Fall Of The House Of Usher è un ottimo prodotto che fa ricredere lo spettatore riguardo il nome di Mike Flanagan, reso torbido dall’enorme buco nell’acqua che è stato The Midnight Club.
Riuscire a trasporre molteplici scritti di Poe mantenendone il carattere gotico, oltre che quello naturalmente horror, non era un compito semplicissimo. Ma il risultato supera decisamente le aspettative: se decidesse di adattare The Dark Tower non ci sarebbe di che aver paura. Ora c’è solo da sperare che Flanagan non crolli qualitativamente con l’approdo in Amazon Prime Video e soprattutto che continui ad avere la giusta attenzione e pubblicità.

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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